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Abaca (o canapa di Manila) |
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L'àbaca o abacà o abakà (dalla lingua spagnola abacá), in latino Musa textilis, è una pianta della famiglia delle Musacee nota anche con il nome volgare di canapa di Manila. Etichettatura tessile AB |
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Abbigliamento |
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Indica l'insieme di indumenti, degli accessori e degli artifici (acconciature, tinture) destinato a coprirsi ed abbellire il corpo umano. Ma può essere anche l'atto di vestirsi, o, in genere, tutto ciò che serve a vestirsi. Abbigliamento da lavoro– Si intendono tutti i vestiti che riparano i lavoratori dagli ambienti di lavoro (career apparel) inglese: garmente - apparel francese: habillement – vêtements tedesco: Bejleidung -Kleidung spagnolo: vestidoottoni e |
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ABBINATO |
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(o BINATO). Dicasi di due o più fili semplici che vengono uniti e impiegati in tessitura, ritorti o meno fra loro |
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Abbinatura |
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(di due tessuti) - Dal latino bini, "a due a due". Operazione per abbinare due tessuti ed ottenere un articolo con le due facce esteticamente contrastanti. Il tessuto più pesante viene fatto passare per la abbicatura su una macchina a stampare che porta un cilindro stampatore inciso a punti. Come pasta da stampa si usa una emulsione di resina che sia capace di costituire un incollante perfetto. Immediatamente dopo la stampa il primo tessuto viene fatto aderire al tessuto cui si vuole abbinare e pressato con esso tra due cilindri. Segue l'asciugamento. Questo incollaggio per punti ha lo scopo di conservare all'abbinato una mano morbida, sufficientemente cascante, che non potrebbe realizzarsi se non molto difficilmente con un incollaggio realizzato per spalmatura. |
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Abbindolare |
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Da bindolo. 1. Mettere la matassa sul bindolo (aspo) per dipanarla, per fare il gomitolo. 2. Avvolgersi (detto di un filo). francese: tromper inglese: to deceive tedesco: überlisten spagnolo: enganar |
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Abbottonatura |
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Da abbottonare. 1. Atto dell'abbottonare, abbottonarsi. 2. Il complesso degli elementi che servono ad abbottonare un abito, un cappotto o un altro elemento: bottoni, asole ed eventualmente anche guarnizioni, come gli alamari in alcune giubbe militari da parata. 3. La forma di chiusura per indumenti più comunemente usata, che assolve al proprio compito grazie alla presenza di bottoni e di asole. In base al numero di asole, i bottoni potranno essere uno o più. Esiste una differenza tra l'abbottonatura degli abiti maschili e di quelli femminili; i primi hanno i bottoni sulla destra e le asole sulla sinistra, i secondi, al contrario, i bottoni a sinistra e le asole a destra. |
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Abbottonatura inglese |
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(o nascosta) Chiusura di un capo d'abbigliamento o di una sua parte tramite bottoni e asole che vengono nascosti sotto una striscia di tessuto sovrapposta. Si usa per camicie, specialmente quelle da sera, per camicette, giacche e cappotti |
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Abrasimetro |
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Da abradere + metro. Apparecchio usato in laboratorio per controllare la resistenza all'usura (sfregamento). Può avvenire tessuto su tessuto o carta abrasiva su tessuto. |
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Abrasione |
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(processo di) - Dal latino tardo abrasio-onis, derivante da abradĕre "raschiar via". (Resistenza alla). 1.Significa resistenza all'usura superficiale, provocata dallo sfregamento e dal logorio, che vengono misurati in laboratori con gli appositi abrasimetri. Significa resistenza all'usura superficiale, provocata dallo sfregamento e dal logorio, che vengono misurati in laboratorio, con gli appositi abrasimetri. Fino ad oggi le prove di resistenza all'abrasione si limitavano a testare l'azione meccanica di abrasione e, di conseguenza, non avevano un riscontro diretto con la reale usura nel tempo di un prodotto. La difficoltà è sempre stata infatti la complessa riproducibilità del processo di abrasione provocato dal contatto tattile. Le caratteristiche superficiali della mano possono essere riassunte nell'azione elastica, nella forma curva delle dita, nel comportamento proprio della pelle, nel movimento effettuato durante il contatto con una superficie e per finire nell'azione chimica (come ad esempio: sudore, grasso, olio, detergenti, creme e tutti gli agenti chimici che possono venire a contatto con le mani). 2.Processo di lavaggio che da a un capo un aspetto usato e vissuto. E' un processo industriale o artigianale fatto con tecniche ben precise, generalmente con il lavaggio in particolari macchine. L'abrasione può essere fatta sia con pietra pomice o con altri strumenti. |
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Accappatoio |
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Il nome deriva da cappa. 1. Capo unisex in tessuto di spugna, in ciniglia o in cotone a nido d'ape, tutti materiali che hanno la proprietà di avere un facile assorbimento dell'acqua e di asciugare perfettamente la pelle. Dal taglio semplice e confortevole, può essere lungo alla caviglia o corto al ginocchio o alla coscia; è aperto sul davanti, con le due parti che si sovrappongono e sono chiuse da una cintura a fiocco legata in vita. Ha tasche applicate, con o senza cappuccio. inglese: Bath-Grown; Bath-Wrap STORIA - Se ne ha notizia per la prima volta nell'elenco della raccolta dotale di Bianca Maria di Savoia, sposa nel 1512 di Massimiliano Sforza: i suoi accappatoi erano ricamati in oro. 2. Mantello di mussola bianca, che una volta, le donne indossavano per acconciarsi i cappelli |
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Accecare (un punto) |
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Far passare l'ago nello stesso buco per disfare il punto già eseguito in precedenza. |
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ACCOPPIATO (O DOPPIATO) |
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Dicesi di due differenti tessuti che vengono usati uniti (mediante cucitura o incollatura) per formare il diritto e rovescio di un capo, rovesciabile o meno. E' un falso "double face". |
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ACCORCIAMENTO PER TORSIONE |
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La torsione obbliga gli elementi periferici di un filato a mutare la loro posizione che all’origine, uscendo dai cilindri di alimentazione, è parallela all’asse del medesimo, e ad assumere una disposizione elicoidale concentrica. Tale fatto determina ovviamente un accorciamento del filo, accorciamento che aumenta con l’aumentare dei giri di torsione e con l’aumentare del diametro del filo. |
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Accoppiatura (di fili) |
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Sinonimo del più appropriato termine binatura. |
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ACCORCIAMENTO |
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Da accorciare. Capacità di un filato, di un tessuto di modificare la sua lunghezza in senso negativo per effetto di fattori fisico-meccanici o chimici. Quello dovuto alla torsione è tanto maggiore quanto più numerosi sono i capi che compongono un ritorto. Nei tessuti si riferisce all'accorciamento che si verifica nell'ordito a causa dell'intreccio con le trame. |
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Accessori |
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Dal latino medioevale accessorius, a sua volta dal verbo accedere, "entrare a far parte". Articoli indossati a completamento del look, che assolvono ad una funzione utile e decorativa. Si intendono i guanti, borse e cinture, cravatte e foulard, cappelli (modisteria), calze e collant, scarpe, ecc. Ogni accessorio deve essere accostato in modo armonico all'abito che si indossa, rispettando l'abbinamento dei colori e lo stile dell'insieme. inglese: ouitfit |
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Acetato |
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sigla AC, fibra d’acetato di cellulosa di cui tra il 74% e il 92% dei gruppi ossidrilici è acetilato. ACETATO :Filo continuo derivato dalla cellulosa.Fibra artificiale ottenuta dalla cellulosa trattata con acido acetico e anidride acetica, di aspetto serico (filato brillante, opaco o tinto in pasta). La fibra rammollisce a 200°C ca. con punte di fusione a 250°C. Brucia lentamente, fondendo, con formazione di palline nere. Si tinge con coloranti dispersi o plasto solubili. Nell'abbigliamento è impiegato soprattutto in mista con viscosa e con altre fibre naturali e sintetiche. Caratteristiche: mano morbida e delicata, aspetto serico, colori vivi e brillanti, buone doti di traspirabilità, igroscopicità, anti staticità e comfort. Impieghi: nell'abbigliamento femminile (abiti, camicette, velluti) costumi da bagno anche in mischia con altre fibre, nelle fodere, nella maglieria esterna estiva, cravatte, nastri, rasi, passamanerie e broccati per l'arredamento. Sembra che l'acetato sia stato impiegato per la prima volta nel 1921. Da allora, questa fibra è rimasta a lungo confinata nel settore Fodera. Il suo impiego è molto cresciuto: l'8,3% della produzione totale di fili continui. I motivi sono in un sempre maggiore interesse per le fibre naturali man-made. Nella tendenza verso tessuti serici e brillanti. Nell'orientamento verso capi non solo belli, ma confortevoli. Tutte caratteristiche che l'acetato racchiude in ogni singolo filo. - è una fibra creata dall'uomo (artificiale, non sintetica) - è una fibra di origine naturale - è completamente biodegradabile - è anallergico, traspirante e antistatico - è utilizzato in quasi tutti i tessuti per abbigliamento, dal prêt-à-porter all'alta moda - è utilizzabile in mischia con qualsiasi altro filato, naturale e sintetico - è morbido e confortevole, con eccellente mano e drappeggio - è brillante nei colori sia nella versione lucida che opaca. CARATTERISTICHE: morbida e delicata, aspetto serico, colori vivi e brillanti, buone doti di traspirabilità, igroscopicità e comfort. La fibra non è attaccata dalle tarme; è resistente alle muffe; ha una eccellente resistenza ai batteri. Ha una limitata resistenza all'abrasione e perde di resistenza per effetto della luce solare. CODICE TESSILE: AC (EURATEX) - CA (BISFA) francese: acétate inglese: acetate tedesco: Azetat STORIA - La fabbricazione dell'acetato di cellulosa si può far risalire agli studi del chimico tedesco Schutzenberger del 1869. Per molti anni la conoscenza dell'acetato rimase allo studio delle ricerche di laboratorio, sino a che gli inglesi Cross e Bevan brevettarono nel 1894 un procedimento che fu alla base di tutti gli studi e brevetti successivi. Bisogna tuttavia attendere intorno al 1920 perché appaiono sul mercato le prime produzioni industriali del filato tessile, simile a quello oggi noto sotto il nome di rayon acetato. |
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Acrilico |
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Da acrile. Fibra tessile sintetica costituita per l'85% da acrilonitrile, monomeri derivati dall'acido acrilico. E' disponibile in fiocco, tow, top per filatura. Viene prodotta in numerosi tipi speciali con caratteristiche innovative: microfibre più sottili del cashmere, per una maglieria morbida e calda; fiocchi "flame retardant", destinate ad utilizzi tecnici nell'ambito della sicurezza; fibre che nascono già tinte dal produttore, per risparmiare sui processi di tintura, assicurando nel contempo un maggior rispetto dell'ambiente ed una solidità a prova dei più severi utilizzi "outdoor", ecc. Può essere impiegata in puro o con fibre naturali o "man made". Tra i marchi commerciali più diffusi: l'Orlon, l'Acrilan, il Leacril, il Dralon. Il processo produttivo prevede una fase di polimerizzazione, seguita dalla filatura chimica che, data la particolare natura dell'acrilonitrile, non può essere effettuata per fusione ma solo per soluzione. La filatura può avvenire a secco, come nella prima produzione di DuPont e di Bayer, oppure a umido, sistema, quest'ultimo, che nel tempo si è affermato come il più diffuso, rappresentando oggi circa l'85% della capacità installata nel mondo. Alla filatura fa seguito una serie di trattamenti il cui scopo è quello di impartire alla fibra le necessarie caratteristiche fisico-meccaniche, quali tenacità, modulo, fissaggio (nel caso della fibra stabilizzata), retraibilità (nel caso della fibra high-bulk), cretto, mano: proprietà che sono progettate in funzione della tecnologia di trasformazione, e degli usi finali cui la fibra è destinata. Notevole importanza nel processo di filatura chimica della fibra acrilica ha assunto la tintura, che può vantaggiosamente essere effettuata direttamente nella fase di produzione. Si possono impiegare due tecnologie: in filatura, inserendo coloranti o pigmenti nella soluzione del polimero, prima di alimentarlo alle filiere; oppure in linea, aggiungendo speciali coloranti prima dell'essicamento, quando la fibra è ancora allo stato di gel, per cui la penetrazione del colore è possibile in modo efficace. La fibra acrilica "producer dyed" si è affermata per una serie di vantaggi non indifferenti, quali l'ottima riproducibilità dei colori tra i diversi bagni di tintura, l'elevatissima solidità e durata delle tinte, l'assoluta costanza di caratteristiche, i vantaggi di costo in rapporto alla tintura in filo, e infine il rispetto dell'ambiente, perché i coloranti inesausti non sono scaricati con l'acqua di tintura ma recuperati e smaltiti nell'ambito del ciclo produttivo rese di processo vicine al 99%). È indubbio, comunque, che la tintura "normale" (quella eseguita invece sul materiale greggio allo stato di fiocco, top, filato, tessuto, maglia) è il procedimento di più vasta applicazione in mercato, e ciò per varie ragioni. Intanto la facilità di tingere la fibra acrilica con coloranti cationici porta a risultati eccellenti in fatto di solidità, intensità e vivacità dei colori: il processo tintoriale è inoltre da tempo divenuto rapido e sicuro, con ottimo grado di esaurimento e facilità di riproduzione, nonché mezzo congruo di "quick-response". Nessun problema anche nell'ampio ventaglio di applicazioni in mischia con fibre diverse (naturali o chimiche), e questo pure per quanto attiene alle fasi di lavorazione lungo la filiera tessile, segnatamente in filatura e tessitura.
CARATTERISTICHE: Si producono manufatti con mano particolarmente lanosa e calda. Ha un'ottima resistenza alla luce solare ed agli agenti atmosferici; inattaccabilità da muffe, microorganismi, tarme, insetti di qualsiasi genere. Ha un ottimo comfort, coibenza, traspirabilità; facilità di lavaggio, senza infeltrimento, con rapidità di asciugatura. E' irrestringibile ed ha buona resistenza allo stropicciamento. IMPIEGHI: Tessuti per abbigliamento per drapperia e laneria leggera e pesante, maglieria esterna ed intima, calzetteria, ecc.; normalmente in mista, e quella più utilizzata è con lana nel rapporto 55/45. Pellicce per interno o per esterno, impiegando fibra acrilica pura o in mista al 100% nei titoli 3,3 - 5,6 - 8,9 dtex. Tappeti, per la resilienza e la facilità di manutenzione; tessuti e velluti per arredamento (aspetto brillante, lunga durata, resistenza allo sporco, facile pulitura), dove l'effetto è realizzato con filati lanieri o cotonieri prodotti con fibra acrilica lucida al 100% nei titoli 3,3 - 5,6 dtex; tende per esterno (ottima resistenza alla luce solare, alle muffe ed agli agenti atmosferici). CODICE TESSILE: PC (EURATEX) - PAN (BISFA) francese: acrylique inglese: acrylic tedesco: Acryl- STORIA - I primi studi sulle fibre acriliche risalgono alla fine degli anni '30, e furono portati avanti, su due filoni separati di ricerca, sia in Germania sia negli Stati Uniti. I ricercatori si erano posti come obiettivo la messa a punto di solventi idonei a sciogliere il poliacrilonitrile, una sostanza di cui già si conosceva l'idoneità a produrre fibre. Nell'immediato dopoguerra queste ricerche, sotto l'impulso della sperimentazione posta in essere in America dalla Du-Pont, approdarono alla messa a punto della prima fibra acrilica, prodotta con il processo di filatura a secco e lanciata in mercato con il marchio Orlon. Analoghi risultati furono ottenuti, verso la metà degli anni 50, nei laboratori tedeschi e, successivamente, in quelli di altri produttori di fibre europei. La prima fibra acrilica italiana venne prodotta e commercializzata nel 1959 dall'ACSA del gruppo Edison. |
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Activewear |
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Abbigliamento tecnico usato per svolgere attività sportive, oggi con sempre più connotazioni fashion. |
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ADDOLCIMENTO |
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Trattamento dell'acqua con resine scambiatrici di ioni per eliminarne la durezza temporanea e renderla idonea alla tintura. |
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Aderente |
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Participio presente di aderire. Detto di abito stretto, fasciante. |
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Aertex |
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Tessuto di cotone con struttura a nido d'ape. Nato per la biancheria femminile oggi è utilizzato per lo sportswear estivo. |
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Affaldatore |
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Dispositivo che dispone il tessuto in falde. |
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Affaldatura |
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Disporre il tessuto a falde. Dispositivo di un tessuto piegato in modo regolare, all'uscita di un processo, di solito su un bancale, con una falda sopra l'altra. |
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Affinità tintoria |
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Capacità di un tessuto di trattenere il colore, forza di attrazione tra colorante e fibra |
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Agave |
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(Sisal) Il nome Sisal è dato dal porto messicano dello Yucatan. Fibra tessile molto resistente che si ricava dalle foglie dell'agave sisalana (pianta grassa). L'Agave sisalana è una pianta succulenta (pianta grassa) della famiglia delle Agavaceae, originaria della penisola dello Yucatàn in Messico. La pianta di Agave, oltre ad essere apprezzata per la sua bellezza come pianta ornamentale ha molteplici altri usi: dalle sue foglie, ricche di fibre, si produce un tipo di tessuto molto resistente che viene utilizzato soprattutto nella realizzazione di amache e cappelli (panama) e dalla pianta si ricavano alcune bevande famose in tutto il mondo quali il Pulque, il Mezcal e la Tequila (che prende il nome dalla città omonima dove per la prima volta è stata distillata). Produce un solo fiore dopo circa 20/30 anni dopodiché muore La fibra tessile estratta dalle sue foglie (detta sisal) è utilizzata per la costruzione di corde, spago, cesti, cappelli, tappeti e altri manufatti artigianali. IMPIEGHI: cordami, stuoie. CODICE TESSILE: SI (EURATEX) |
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AGO |
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è un attrezzo utilizzato per cucire, di forma allungata ed appuntito ad una estremità. Si usa per unire tramite una cucitura tessuti, cuoio, feltro, materie plastiche, budello e altri materiali che possano essere forati dalla sua punta. Ad una estremità dell'ago c'è la punta e all'altra estremità un foro chiamato cruna, in cui si fa passare il filo. Nell'ago che si usa per cucire a macchina la cruna si trova nella punta, mentre all'altra estremità l'ago è sagomato in modo da poter essere fissato alla macchina da cucire. Vi sono innumerevoli tipi di ago, di dimensioni e forme differenti, in relazione all'impiego e allo spessore del materiale da cucire Storia L'ago più semplice si può ricavare da una spina di agave, tagliando la spina terminale della foglia solo parzialmente, in modo che le rimangano attaccate alcune fibre, si ottiene l'accoppiata ago (la spina) e filo (le fibre della foglia) con cui si può fare una cucitura grossolana. I primi aghi di cui si ha notizia erano realizzati in osso o legno, nell'antichità erano in bronzo, gli aghi moderni sono realizzati in acciaio placcato. Gli aghi d'acciaio furono introdotti in Europa dagli Arabi e nel 1370 si fabbricavano a Norimberga. Il primo aghificio in Italia fu fondato a Lecco, col nome di Primo Aghificio Italiano s.r.l. produce tuttora aghi per cucire a mano e macchine da cucito sono segnalati con una scala che va da 1 a 10. Un valore di 1 rappresenta gli aghi più spessi e lunghi mentre un valore di 10 quelli più sottili. Tipi di aghi da lana, più grossi di quelli da cucito, con una lunga cruna e spesso la punta arrotondata. da ricamo da macchina, per la macchina per cucire, hanno punte diverse, arrotondata per maglina, triangolare per pelle. da calzolaio, hanno forma ricurva. da materassaio, robusti e molto lunghi dovendo attraversare lo spessore dei materassi, con una cruna adatta allo spago. da sellaio, chiamato sedola non è rigido, lungo una decina di centimetri, è fornito di una grossa cruna. da maglia, vengono chiamati i ferri per il lavorazione a maglia. passanastro, grosso ago, a volte appiattito, per infilare nastro o elastico. per pelle, ha la punta di sezione triangolare e ben affilata per riuscire a bucare la pelle. da tappezziere per feltro organo base per la costruzione della maglia. |
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Agnellina |
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Nome generico di tessuti (oggi sopratutto in fibre sintetiche) imitanti il pelo di agnellino, usati per foderare interni di capi, baveri, guarnizioni. |
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Agoraio |
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la custodia per contenere aghi. |
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Agugliati |
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Da aghi. Su un supporto non tessile (non tessuti) di schiuma poliuretanica è possibile mediante particolari macchine inserire delle fibre tessili, generalmente di viscosa. L'inserimento si ottiene mediante aghi e può essere effettuato su uno o su ambedue i lati della schiuma. Questi supporti così preparati possono essere impiegati in forma non termoadesiva come copri plastron, rinforzo spalline, rinforzo rollino, ed in forma adesiva sempre come copri plastron o anche per rinforzare piccole e grandi superfici di tessuti medio, medio pesanti dove daranno una mano gonfia ma morbida. Sono comunque poco usati per infustamento di grande superficie, e solo in confezioni di non alta qualità. |
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Agugliatura |
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Processo di rifinizione dei tessuti non tessuti con cui, mediante movimento verticale degli aghi, si conferisce compattezza al materasso di fibre ottenuto all'uscita della carda, per sovrapposizione di più strati di velo. Si ottiene quindi un tessuto non tessuto dotato di una certa consistenza dovuta alla penetrazione di una parte delle fibre trascinate verticalmente dal moto degli aghi. Successivamente per aumentare la resistenza del prodotto possono essere eseguite le lavorazioni di resinatura o di termofissaggio. |
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AGUGLIERIA |
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(Filati per). Tutti i filati usati per lavori a mano, a ferri o all'uncinetto. |
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Air-Flow |
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Apparecchio per misurare il titolo (finezza) di una fibra (metodo flussometrico), che si basa sulla diversa permeabilità all'aria di un campione di fibre di fiocco di peso e volume costante, attraversato da una corrente di aria costante. Caratteristica comune a tutti i tipi di air-flow è la rapidità di esecuzione: si riescono infatti ad avere i risultati nel giro di pochi minuti. |
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Alamaro |
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Dallo spagnolo alamar, e questo a sua volta dall'arabo al-'amàr, "laccio, corda". Qualcuno ritiene che il nome derivi da quello del condottiero Mujāhid al-Āmirī. Si sa comunque con certezza che l'origine del termine è da ricercarsi nello spagnolo alamar, proveniente a sua volta dall'arabo al (articolo) amâra, ossia cordone Fregio originario delle uniformi militari (era già in uso nel XVIII secolo nelle uniformi di alcuni eserciti) l'alamaro ha decorato i capispalla del guardaroba femminile a partire dal XIX secolo ed è oggi applicato anche a camicie e cardigan in maglia. Gli alamari sono rimasti nelle uniformi ufficiali del corpo dei Granatieri di Sardegna e dei carabinieri. In particolare sono un elemento distintivo dell'Arma, fin dalla sua fondazione. Vennero infatti adottati il 23 giugno 1814, cioè in fase di organizzazione del Corpo, su proposta del capitano Camillo Beccaria, convinto che la bellezza dell'ornamento avrebbe incentivato molti giovani ad arruolarsi. L'allacciatura ad alamari caratterizza inoltre la giacca montgomery, che nella sua versione più classica si presenta con i tipici bottoni a forma di corno. Per questa ragione il termine alamaro viene spesso utilizzato anche per indicare i bottoni di forma allungata Tipica allacciatura realizzata in cordoni o con passamaneria di seta che formano un'asola, dove viene fatto passare una olivetta di corno per lo più di forma allungata. Si usano soprattutto per giacconi e cappotti, soprattutto il noto Montgomery. francese: grenouille inglese: frog; toggle tedesco: Knebelverschluß spagnolo: alamar STORIA - Originaria delle uniformi militari, questa allacciatura ha decorato i capispalla del guardaroba femminile a partire dal XIX sec. |
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Albàgio |
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Dall'arabo al-bazz. 1. Panno di lana a trama rozza, generalmente bianco, usato soprattutto in marina per indumenti, tende e rivestimenti di imbarcazioni. E' simile all'orbace. 2. Per estensione tessuto grossolano. |
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Albatro |
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Panno di lana soffice rigenerata o garzata. La superfice villosa assomiglia nella contestura al piumaggio di un albatro (grande uccello oceanico). Solitamente viene tinto in colori chiari in quanto è usato essenzialmente per camice da notte femminili e pigiamini da bambini |
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Alcantara® |
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Nome spagnolo derivato dall'arabo. Marchio di Alcantara S.p.A Materiale sintetico che imita la pelle di daino. 1. Tessuto, molto fine, ad armatura tela in poliestere. Viene trattato con procedimenti di finisaggio, che lo rendono simile al camoscio (scamosciato) per consistenza e leggerezza. Può essere cucito una sola volta, in quanto se si tolgono i punti rimangono i buchi dell'ago. E' impiegato per la confezione di capi d'abbigliamento, per i rivestimenti delle automobili e per l'arrerdamento. STORIA - 1970 Miyoshi Okamoto, scienziata della multinazionale chimica nipponica Toray, deposita in Giappone il brevetto per realizzare il nuovo materiale innovativo. 1972 dalla joint-venture tra il gruppo chimico italiano ENI e la Toray Industries Inc. nasce a Milano Alcantara S.p.A., la società italiana che produce e distribuisce il materiale omonimo, contraddistinto dal marchio Alcantara. PER SAPERNE DI PIU': http://alcantara.com/ (il sito internet, in italiano, del produttore del tessuto: bisogna cliccare su Europe e poi su Italian). 2. Varietà di ovini che prende il nome dalla città omonima, della provincia di Càceras (Spagna) |
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Aletta |
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Parte superiore cucita all’apertura o sull’apertura della tasca. Chiude la tasca o taschini da fuoriuscite di oggetti contenuti. Chiusa da bottone, cerniera o Velcro. Serve per l’allacciatura a bottone della tasca ed anche per scopi ornamentali. Può dare vita anche ad una tasca finta ed in questo caso svolge una funzione meramente decorativa. Può essere creata in una grande varietà di possibili forme. |
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Alfa |
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(pianta)Dall'araba halfa Fibra proveniente dalla foglia della Stipa tenacissima. È una pianta erbacea perenne nota per la qualità delle sue fibre, che si prestano sia alla produzione della carta sia a quella di fibre e cordami in genere. L'uso dell'alfa per la produzione della carta ha avuto inizio in Inghilterra intorno agli anni 1857-1860 per iniziativa di Thomas Routledge. Per la verità il primo brevetto per l'uso delle fibre di alfa è del 19 novembre 1839 (British Patent n° 8273, a nome Miles Berry), tanto che l'alfa ebbe un suo posto nell'esposizione mondiale di Londra del 1851, ma lo sfruttamento sistematico per l'industria della carta risale indubbiamente a Thomas Routledge (British Patent del 31 luglio 1856), che l'utilizzò nelle sue cartiere di Eynsham (Oxfordshire).
Da allora questa fibra è stata molto usata in tutta Europa, mentre è assai più raro il suo uso nelle Americhe per via del costo del trasporto. Per usi cartari viene normalmente associata ad un 5-10% di pasta di legno. La varietà "spagnola" viene di solito considerata di migliore qualità, mentre quella di "Tripoli", di provenienza nordafricana, è di qualità inferiore. Le fibre sono relativamente corte rispetto alla lunghezza della pianta, ma questo non produce una quantità significativa di polvere. A causa della scarsa lunghezza delle fibre, la carta prodotta con alfa è meno robusta di quella ottenuta con altri mezzi, ma ha una maggiore resistenza al restringimento e alla tensione. Inoltre, la carta è piena e densa, e si presta molto bene all'inchiostratura. Ha anche ottime qualità di flessibilità. Oltre che per gli usi cartari, questa pianta è utile anche per scopi ecologici, in quanto aiuta a combattere l'erosione dei suoli nelle regioni di steppe aride. Il nome di alfa o sparto viene usato a volte anche in riferimento ad una pianta dalle caratteristiche simili, il Lygeum spartum, un'altra graminacea perenne, di minori dimensioni e meno folta, che viene spesso usata in combinazione con la Stipa tenacissima Fibra tessile ricavata da una pianta erbacea perenne, sempre verde, formante grossi cespugli tondeggianti, che cresce spontanea in alcune regioni che si affacciano sulla parte occidentale del mar Mediterraneo: Africa del nord (dal Marocco alla Libia), ed Europa meridionale (Spagna, Portogallo, Italia). In particolare, l'alfa ricopre ampie zone degli altopiani dell'Algeria. Appartiene alla famiglia delle Graminacee ed il suo nome scientifico è "Stipa tenacissima". Ha lunghi culmi portanti in cima le inflorescenze. Le foglie parallelinervie sono coriaceee constano di una parte inferiore che avvolge il fusto, sul quale è articolata una lamina lineare, lunga fino ad un metro, dritta durante la vegetazione, arrotolata longitudinalmente (in modo da prendere l'aspetto di giunco) nella stagione secca. IMPIEGHI: Dopo macerazione e maciullatura le fibre che si ricavano servono a far corde, ceste, reti da tonnare e stuoie. Per intrecciarla, e renderla più resistente, si usa bagnare la fibra; ciò viene ripetuto periodicamente per conservare il manufatto. Viene anche usata, normalmente associata ad un 5-10% di pasta in legno, per produrre cellulosa e pasta da carta. CODICE TESSILE: AL (EURATEX) |
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Alginato |
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Fibra tessile prodotta con l'acido alginico delle alghe marine. CODICE TESSILE: AG (EURATEX |
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Allianta |
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da "alianto". Tipo di seta prodotta in Cina, ottenuta dal bozzolo di un insetto che vive sopra gli alberi di alianto |
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Allicciatura |
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da "allacciare". 1. In tessitura operazione per cui si fanno passare i fili dell'ordito attraverso i licci. 2. Chiusura per abiti realizzata con asole e bottoni con alamari, con cerniere, ecc. |
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Allucciolato - da a+lucciola. |
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Tessuto con fili laminati o lustrini che danno un effetto brillante, tipo lucciola. |
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Allungamento |
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Modifica in lunghezza di un materiale messo sotto carico. Si distingue tra: Allungamento alla rottura; Allungamento elastico; Allungamento residuo. Allungamento alla rottura esprime l'allungamento % subito dalla fibra o del filato fino al momento della rottura stessa. Ogni volta che un filo viene messo sotto carico al disotto del carico di rottura il materiale subisce un allungamento che al cessare del carico in parte viene recuperato (Allungamento elastico) e per il resto rimane (Allungamento residuo). Si sottopone il filato a trazione, e si misura con una apposita macchina l'allungamento massimo, dall'inizio all'istante della rottura, prima che si rompa. Si imposta poi la seguente proporzione: la lunghezza iniziale sta a 100 come l'allungamento a rottura sta a X. Si ottiene così l'allungamento percentuale. Si definisce Allungamento permanente o Deformazione la differenza fra allungamento totale ed allungamento elastico. |
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Alone |
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Dal latino halos, ed a sua volta dal greco "cerchio attorno al sole". Traccia sfumata che resta su un tessuto, o altro materiale, intorno ad un punto trattato con uno smacchiatore |
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Alpaca |
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(Alpaga) sigla WP, filato prodotto con la lana ricavata da un tipo di lama. L'alpaca è una delle due specie domestiche di camelidi diffusa in Sudamerica, l'altra è il lama. All'aspetto ricorda molto una pecora, anche se rispetto ad essa ha dimensioni maggiori e un collo molto lungo. L'alpaca è un ruminante, possiede tre stomaci per la digestione della fibra. In media ogni animale mangia circa un kilogrammo di vegetali al giorno e come tutti i camelidi non ha bisogno di grandi quantità di acqua. Esistono due razze di alpaca: la razza Huacaya e la razza Suri, rappresentando quest'ultima solo l'10% della popolazione degli alpaca nel mondo. Le femmine danno alla luce un solo piccolo all'anno perché il loro periodo di gestazione è di circa 11 mesi e mezzo. Quando i nomi scientifici furono assegnati ai camelidi sud americani, tra il XVIII ed il XIX secolo, si ritenne l'alpaca un discendente del lama ignorando però la forte somiglianza di stazza, altezza e qualità della lana con la vigogna. Molte difficoltà di classificazione furono dovute anche al fatto che le quattro specie si possono incrociare e creare una prole fertile. Una classificazione corretta fu possibile solo dopo l'avvento delle nuove tecnologie che con le analisi del dna scoprirono nel 2001, con la presentazione di una ricerca fatta da Jane Wheeler per la Royal Society of London for the Improvement of Natural Knowledge, che l'alpaca deriva dalla vigogna e non dal guanaco. Gli esami del dna confermarono ipotesi discusse per molti anni e il nome scientifico dell'alpaca fu cambiato da Lama pacos a Vicugna pacos. Gli alpaca sono allevati in grandi greggi che pascolano ad una altitudine compresa fra i 3500 e i 5000 metri sulle Ande del Peru meridionale, della Bolivia settentrionale e del nord del Cile. Al contrario dei lama, gli alpaca sono allevati non per farne animali da soma ma per la loro lana pregiata, utilizzata per tessere coperte e ponchos. Gli alpaca vengono tosati una volta all'anno, in primavera. Un alpaca femmina produce circa 2,5 kg di lana, mentre un alpaca maschio può arrivare a produrre anche 4 kg di lana all'anno. La lana del cria è quella più pregiata per la brillantezza e per la leggerezza. La lana di alpaca non contiene lanolina, non infeltrisce e non dà allergie. Negli ultimi anni l'allevamento degli alpaca si è diffuso anche in Europa, un po' in tutti i Paesi, perché è un animale che si adatta bene a climi diversi. In Italia sono presenti allevamenti di alpaca, gli allevatori traggono profitto soprattutto dalla vendita della lana la cui richiesta è elevata, ma anche dalla vendita degli animali a chi decide di intraprendere un allevamento di alpaca a sua volta. In Italia è stata fondata da qualche anno l'associazione italpaca, alla quale fanno riferimento tutti gli allevatori di alpaca italiani, che ha creato anche un registro anagrafico con lo scopo di far rientrare l'allevamento di alpaca tra le attività agricole anche a livello legislativo. La lana dell'animale può assumere ben 22 colorazioni naturali diverse, molte in meno del lama. Come quest'ultimo anche l'alpaca ha l'abitudine di sputare.
2.Fibra prodotta dall'omonimo Camelide (gli serve per mangiare ca. un kg. di erba al giorno) che all'aspetto ricorda molto una pecora, anche se ha dimensioni maggiori e un collo molto lungo. Appartenente alla famiglia degli Auchenedi (Vicugna pacos). Quando i nomi scientifici furono assegnati ai camelidi sud americani, fra il XVII e il XIX sec., si ritenne l'alpaca un discendente del lama (forse perché ambedue hanno l'abitudine a sputare), ignorando però la forte somiglianza di stazza ed altezza dell'animale e di qualità della lana prodotta con la vigogna. Molte difficoltà di classificazione furono dovute anche al fatto che le quattro specie di camelidi sud americani (lama, alpaca, guanaco e vigogna) si possono incrociare e creare prole fertile. Una classificazione corretta fu possibile solo dopo l'avvento delle nuove tecnologie che grazie alle analisi del dna scoprirono nel 2001 che l'alpaca derivava dalla vigogna. Esistono due razze di alpaca: l'Huacayo e il Suri. Dal pelo simile al Mohair; è allevato essenzialmente per il pelo: vive in greggi sugli altopiani delle Ande peruviane (tra i 3.500 e 5.000 metri), dove è l'auchenide che vive alle maggiori altitudini (80% della fibra viene ottenuto in Perù nei distretti di Puno, Cuzco, Arequipa, Apurimae, Huancavelica, Bolivia settentrionale e Cile del nord). La popolazione di alpaca in Sud America è di circa 5 milioni, con oltre 4 milioni di capi allevati in Perù. Gli alpaca sono allevati anche in Nuova Zelanda ed Australia (anzi questa lana, grazie ad una serie di programmi genetici, sta diventando migliore di quella prodotta in Perù). Negli ultimi anni l'allevamento degli alpaca si è diffuso anche in Europa, un pò in tutti i paesi, perché eè un animale che si adatta bene a climi diversi; in Italia è stata creata l'associazione Italpaca. Gli alpaca vengono tosati una volta all'anno, in primavera. Una alpaca femmina produce ca. 2,5 kg. di lana, mentre un alpaca maschio può arrivare a produrre anche 4 kg. di lana all'anno. CARATTERISTICHE: E' una fibra cheratinica, quindi molto affine chimicamente alla lana nel suo comportamento fisico-chimico. Fornisce lana di sette colori naturali (bianco, grigio, marrone chiaro, marrone scuro, rossiccio, nero e pezzato). Due sono le qualità: una ordinaria (il pelo esterno) e una morbida il sottopelo più prezioso). La lana di alpaca non contiene lanolina, non infeltrisce e non dà allergie. Il filato che si ricava è piuttosto rustico. La fibra può essere rifinita con finisaggio tradizionale o "a panno", che conservano integralmente ricchezza, brillantezza e morbidezza della fibra, per arrivare a stupende soluzioni "a pelo", in "drop", "velour" o addirittura "tagliate", pensate per caldissimi spolverini e cappotti. IMPIEGHI: Usata nell'abbigliamento per abiti, scialli, cappotti, e tessuti per abbigliamento pregiato; tappeti. CODICE TESSILE: WP (EURATEX)
francese: alpaca, alpaga inglese: alpaca tedesco: Alpaka
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Alpacca |
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(lega) - Voce dotta internazionale del popolare alpaca. Nome generico delle leghe rame-nichelio-zinco, che sono di origine antichissima (conosciute in Cina con il nome di "rame bianco") che nell'abbigliamento sono usate per fare bottoni. |
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Alpagatex |
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Tessuto tropical pettinato leggerissimo |
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Alta moda |
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Sinonimo italiano del termine francese haute couture; sta ad indicare un prodotto di alta sartoria fatto a personam |
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Altezza |
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Misura della distanza tra le cimose.(ovvero la larghezza del tessuto) La distanza, espressa in cm., tra una cimosa e l'altra, ovvero la larghezza del tessuto che, nei tessuto tradizionali, è data dai fili di trama. Vale la norma UNI 5113. E' importante non tanto l'altezza del tessuto quanto la sua costanza e regolarità. Un tessuto irregolare in altezza comporta vari problemi di consumi maggiori e scarto in sala taglio. francese: largeur du tissue, laize inglese: fabric width tedesco: Gewebebreite, Warenbreite spagnolo: ancho de tejido |
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Amarezzato |
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Effetto d'ondeggiamento nelle tinte di un tessuto |
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Àmido |
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Dal greco àmylon (aleuron), (farina di grano) non macinato. Composto chimico macromolecolare, carboidrato polisaccaride del glucosio, contenuto nelle cellule vegetali; costituisce la principale materia di riserva delle piante. Nell'industria tessile trova impiego come sostanza apprettante per le sue proprietà collanti (appretto). Crea una mano più rigida al tessuto aumentando il peso al primo lavaggio sparisce. |
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AMMORBIDENTE |
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(FINISSAGGIO) Trattamento che serve per conferire ai tessili mano morbida, scivolosa e flessibile attraverso la applicazione di sostanze opportune. Il trattamento può comprendere anche operazioni fisico meccaniche. |
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Ampleur |
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Voce francese; propriamente "ampiezza". Dicesi di misure ampie (generalmente riferito per gonne ed abiti), di vestibilità comoda, specie nei soggetti di taglia forte |