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Mascherine riutilizzabili in tessuto
Disponibilità immediata
Mascherine
  • Facciale, in misura unica , tessuto 100% COTONE
  • Riutilizzabile per almeno 20 volte previo lavaggio in lavatrice e stiratura come indicato nelle istruzione di lavaggio
  • Articolo conforme alla normativa del decreto numero 18 del 17/03/2020 art.16 ;
Certificata CE - Dispositivo medicale di classe 1

ANTIST-AZ

 

DIZIONARIO DEI NOMI TESSILI

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AMILAN

Fibra sintetica poliammidica da capro-lattame. Questo particolare tipo di fibra sintetica viene prodotto esclusivamente in Giappone.

AMMONIACA

In soluzione è usata nell’industria delle materie coloranti, in tintoria e nella stampa dei tessuti. L’ammoniaca serve per imbiancare la carta, smacchiare panni, pulire metalli ecc. I conciatori la usano per depilare le pelli prima di lavorarle

ANCORA

Nome italianizzato di Ankara, la città turca che ha dato il nome a una razza di capre caratterizzate da un pelo particolarmente lanoso, fine, lungo e molto soffice.
Con la lana ricavata dal vello di queste pecore si produce il tessuto mohair. Il nome di angora indica anche i tessuti ottenuti dal pelo del coniglio d’Angora

ANELLINO in Filatura

particolare che scorre sull'anello, consentendo l'avvolgimento del filato sul tubetto.

ANELLO : in Filatura,

accessorio che consente la rotazione dell'anellino.

ANILINA

Prende il nome da quello della pianta dell’indaco che a sua volta, attraverso l’arabo, deriva dal termine “nilas”, che in sanscrito significa blu scuro. L’anilina fu ottenuta per la prima volta nel 1826 da Unverdor ben, tra i prodotti della distillazione secca dell’indaco, e da lui fu allora chiamata « cristallina ». Si adopera in grande quantità nell’industria per la produzione dei colori d’anilina (violetto, rosso, verde, nero). È un composto organico che può essere considerato una specie di ammoniaca nella quale è stato sostituito un atomo di idrogeno con un radicale fenile. Si presenta come un liquido oleoso e incolore ed è assai diffuso nei coloranti in commercio. Poiché è velenosa, va usata con molta attenzione. In particolare è da evitare per la decorazione di oggetti che vanno nelle mani e soprattutto…in bocca ai bambini.

Angora (Pelo d'Angora) - Da Angora (Ankara) in Turchia.

sigla WA, filato prodotto con il pelo di un coniglio, molto morbido e soffice.

Pelo di coniglio d'Angora, che viene raccolto mediante pettinatura sull'animale. Questa fibra contrinuisce per lo 0,10% circa al totale degli impieghi di materiali tessili per abbigliamento, ma essendo applicata esclusivamente in mischia (in genere con basse percentuali) con lana o poliammide, concorre alla creazione di manufatti di maglieria esterna da donna. Il pelo d'angora, oltre che in Europa ed in America Latina, viene prodotto anche in Cina, in percentuale significativa sulla disponibilità mondiale complessiva. A motivare, peraltro, l'attenzione recentemente dedicata a tale materia prima da parte degli specialisti italiani, sta il fatto che la sua lavorazione è di natura particolarmente impegnativa, a partire dalle operazioni di mischia e filatura, per arrivare ai processi di tintura e rifinizione (follatura).

Il pelo d'angora si riconosce agevolmente per la sua presenza in tessuti e filati dopo la tintura in quanto (per la particolare composizione chimica) assume una tonalità di intensità inferiore alla fibra di "accompagnamento", con il risultato di conferire all'articolo tessile un caratteristico effetto "ton-sur-ton" che lo contraddistingue in modo inequivocabile. Un'altra proprietà esclusiva è la tendenza (in questo caso per motivi di differente e minore peso specifico) ad accumularsi sulla superficie esterna del filo, lasciando sporgere l'inconfondibile peluria con l'apice più chiaro del colore di fondo del supporto: con un aspetto organolettico tutto proprio, e ricercato per applicazioni speciali (articoli fantasia). Il pelo d'angora trova gradimento per il fatto di conferire ai materiali in questione una mano morbida e dolce veramente inimitabile, e facilmente riconoscibile, mentre concorre alla realizzazione di capi dalla leggerezza insuperabile.

CARATTERISTICHE: Per l'angora di prima qualità si esige un minimo di lunghezza di 6 cm., ed una finezza della fibra compresa tra i 12 ed i 15 micron. Il debole coefficiente di attrito fa si che le fibre tendono a scarsa coesione nel filato, ciò non di meno dato che la fibra è molto fine si riescono ad ottenere filati di titolo alto. Il pelo è costituito da cheratina, con un contenuto nell'amminoacido cistina del 16,2% (contro 11,4-14,1 nella lana); la resistenza alla rottura è di 18 kg/mm2 in acqua, e di 20 a secco (contro 15-20 della lana). L'allungamento alla rottura è del 46% in acqua, e del 33% a secco. La cheratina resiste bene agli acidi e male agli alcali ed agli ossidanti; grazie ai numerosi gruppi reattivi presenta un'affinità particolare per i coloranti. Nel pelo di coniglio d'angora selezionato l'assenza assoluta di pigmentazione (si alleva solo il ceppo albino) e la bianchezza del pelo offrono ogni possibilità di tintura. Il coefficiente di frizione direzionale, maggiore nel verso della punta e minore nel senso della radice, è la causa della feltratura, accentuata dal secretaggio (trattamento della pelle per estrarre il pelo con nitrato di mercurio ed ammoniaca). Con questa operazione la parte superiore dei peli di deforma ed arriccia, mentre la radice resta dura e rettilinea, così che (una volta tagliati) i peli si arruffano e serrano, fornendo feltri apprezzati in cappelleria. Il mantello del conglio d'angora è composto da tre principali categorie di peli: le giarre, le barbe ed i peli fini (duvet).

CODICE TESSILE: WA (EURATEX)

Angoretta

Stoffa di tipo corrente, mista angora.

ANTIBALLON

dispositivo, generalmente a forma di anello, che contiene la curva del filo.

Antimàcchia - Dal greco anti (contro, azione opposta) + macchia.

Trattamento chimico di rifinizione a cui possone venire sottoposti i tessuti di lana o di fibre sintetiche per renderli impermeabili ai prodotti a base di acqua e di sostanze grasse. Ne deriva anche una certa impermeabilizzazione generale. Si ottiene questo risultato applicando sui tessuti particolari resine.

francese: anti-tache

inglese: mon-soil

tedesco: antifleck

spagnolo: antimancha

ANTICLORO

Trattamento eseguito dopo il cloraggio della lana o il candeggio con ipoclorito delle fibre cellulosiche allo scopo di eliminare le ultime tracce di cloro

ANTIFIAMMA (FINISSAGGIO)

Trattamento che rende i tessili in varia misura resistenti al fuoco e impedisce la propagazione della fiamma. Può presentare in diverso grado carattere di resistenza al lavaggio (permanénte). Terminologia correlata:
1) Flame Retardant o Flame Resistant: tessile con parziale carattere ignifugo.
2) Fireproof: tessile capace di spegnersi appena allontanata la fiamma.
3) Flamerproof: termine relativo ai tessili che vengono poco alterati dall’azione della fiamma.
4) Glow Resistant: tessile che resiste alla incandescenza cioè alla ‘combustione senza sviluppo di fiamma.
5) After Glow: tessile che resiste alla fiamma ed alla post incandescenza. Sinonimo:Ignifugo

ANTIMACCHIA (FINISSAGGIO)

Trattamento che rende i tessuti impermeabili ai prodotti a base di acqua e di sostanze grasse. Ne deriva anche una certa impermeabilizzazione generale. Marchi antimacchia molto noti sono Zepel della "Du Pont" e Scotchgard della "Minnesota".

ANTIMUFFA (FINISSAGGIO)

Trattamento che viene eseguito con prodotti chimici capaci di rendere i tessili resistenti alla azione delle muffe e dei batteri.

ANTIPICKING (FINISSAGGIO)

Trattamento che viene eseguito con prodotti opportuni sui tessili in fibre sintetiche specialmente a maglia per ridurre la formazione di peluria superficiale denominata picking.

Antipiega – (Finissaggio) Dal greco anti (contro, azione opposta) + piega.

1. Trattamento chimico di rifinizione a cui possono venire sottoposti i tessuti in cotone, fibre artificiali e sintetiche o misti-lana, e che ha lo scopo di rendere il tessuto meno facile a sgualcirsi durante l'uso. Si tratta di un complesso di operazioni che modifica la struttura interna della fibra, depositando, prevalentemente nelle zone amorfe, una sostanza che può anche reagire con le macromolecole costituenti la fibra e che ne modifica notevolmente le proprietà fisiche, diminuendone la gualcibilità e la facilità di alterarsi nelle dimensioni sotto l'azione di forze esterne. Si impiegano speciali resine ottenute dalla condensazione di aldeide formica con urea e fenoli: i tessuti assorbono la resina durante un trattamento di 5-10 minuti ad una temperatura di 110-120°C. Dopo un semplice lavaggio, che elimina solo la resina aderente alla superficie, si passano alla calandra i tessuti a una temperatura di 120°C per fissare stabilmente la resina assorbita.

2. Nome della sostanza usata per tale operazione.

francese: infroissable

inglese: crease resistan

tedesco: knitterfrei

spagnolo: antiarrga

ANTIPILLING (FINISSAGGIO)

Trattamento che viene eseguito con prodotti chimici su articoli fabbricati con fibre discontinue per ridurre la formazione di "pills" superficiali

ANTIROTOLO (FINISSAGGIO)

Trattamento che attraverso la applicazione di sostanze opportune serve a mantenere piano il tessuto a maglia. Sinonimo:antiarrotolante

ANTISNAGGING (FINISSAGGIO)

Trattamento che viene eseguito con prodotti chimici opportuni su articoli di fibre sintetiche generalmente a maglia per ridurre la formazione di "anellini" capillari di filato alla superficie quando si verifica abrasione

ANTISTATICO

Prodotto che elimina l'energia statica che si produce per sfregamento. Si applica durante il bagno di tintura alle fibre sintetiche, soggette a caricarsi appunto, di elettricità statica; non sono invece soggette a questo inconveniente le fibre che si lasciano penetrare dall'acqua

ANTISTRAMANTE (FINISSAGGIO)

Trattamento che mediante la applicazione di prodotti chimici impedisce lo scorrimento dell’ordito sulle trame e viceversa. Sinonimo:antiscorrevole.

ANTITARME

Trattamento riservato alla lana per proteggerla dalle tarme e dalle loro larve.

Aplomb (À plomb) - Voce francese che significa, letteralmente, "a piombo" nel senso di "cadere a piombo".

Nel campo dell'abbigliamento si dice di un abito che cade in modo perfetto e, in più, è armonioso in tutti i dettagli e i colori.

ANTRON

Nylon della seconda generazione, nel quale la struttura della fibra è stata radicalmente modificata. Usata per la fabbricazione dei tappeti, questa fibra ha la proprietà di rendere meno visibile lo sporco. Infatti, a differenza delle fibre sintetiche usate più comunemente, l’antron non è chiaro ne trasparente: parte della luce viene perciò riflessa nella sezione interna della fibra, che è priva di sporco, con il risultato di far apparire il tessuto sempre pulito.

AOCCORA

Palma della Guaiana francese, con le foglie della quale vengono fabbricati cappelli famosi quanto quelli di Panama.

APPARECCHIATURA

Termine più correttamente italiano per apprettatura o appretto.

Appiombo (mettere in)

Impostazione del modello in perfetto dritto filo o in perfetto traverso, o in perfetto sbieco, per ottenere abiti senza difetti.

Applicazioni

Decorazioni ricamate o appplicate su un tessuto.

APPRETTATO

Dicesi di tessuto sottoposto ad appretto.

APPRETTATURA

Rifinitura dei tessuti; come appretto.

Apprettatura - Da apprettare.

Ind. tess. - Operazione di finissaggio tessile, detta anche semplicemente appretto, consistente nell'applicazione di una sostanza chimica sui tessuti, allo scopo di conferire loro consistenza, lucidità, a volte impermeabilità ed anche per renderli antisettici. Si esegue facendo passare il tessuto in una vaschetta di impregnazione contenente la soluzione dell'appretto ed utilizzando una macchina detta apprettatrice costituita da più organi (detti foulard) munita all'uscita di una coppia di cilindri spremitoi, a pressione variabile e collegati a una rameuse.

Appretto - Dal francese apprêt, da apprêtēr, "preparare".

sostanza collosa applicata a certi tessuti per renderli più rigidi, lucenti e resistenti, spesso tale sostanza scompare con l'uso e il lavaggio.

1. Genericamente si indica, con questo nome, l'emulsione o preparato che si applica ai filati, tessuti, cuoio e pelleper conferire o esaltare le caratteristiche richieste dal mercato.

2. Ind. tess. - Rientra nelle operazioni di finissaggio e si intende la sostanza chimica che viene applicata al tessuto, appena scaricato dal telaio, per conferirgli proprietà quali la consistenza, la resistenza, lucentezza, impermeabilità, ecc. Lo si applica anche alla tela di qualità non fine (tessuta a poche battute o con fibra poco pregiata) per renderla omogenea al tatto e sostenuta.

3. Ind. cuoio - Si usa una soluzione contenente albumina, gomme e coloranti, che si applica mediante spazzola o mediante polverizzazione sui pellami prima di lustrarli con la macchina levigatrice.

4. Econ domestica - E' una operazione meccanica o chimica che si esegue su alcuni tessuti, prima dell'uso, per facilitarne la stiratura e conferire lucentezza e rigidità, oltre che un aspetto di nuovo; si spruzza sui tessuti l'amido, o l'acqua di riso o appretti sintetici. L'appretto si usa anche per fissare i punti sul rovescio di un tessuto ricamato o di dare al ricamo un aspetto migliore, rendendolo più consistente e più netto: si distingue l'appretto ad amido per i ricami bianchi; a vapore per i ricami leggeri; alla gomma per i ricami di lana, di seta, di lustrino (paillette) o di perle; alla colla di varie specie per le tappezzerie e gli ornamenti da chiesa.

Le sostanze per gli appretti possono essere naturali (amidi, fecole, arginati e mucillagini, colle di pesce o di ossa, albumina e caseina, ecc., opportunamente addizionate di antisettici), artificiali (eteri della cellulosa, ecc.), sintetici (alcol polivinilico, resine acriliche, ecc.). Spesso tali sostanze scompaiono con l'uso e la lavatura. In italiano è più corretto il termine apparecchiatura. 

Appuntata - Da appuntare.

Cucitura eseguita alla svelta, provvisoria

Arabesco

Tessuto i cui disegni si rifanno al disegno e allo stile arabo.

À ramage - Locuzione francese

Stoffa arabescata con motivi che imitano i rami.

À rayures - Locuzione francese.

Tessuti rigati o a strisce.

Arammide

Fibra artificiale di sintesi, di natura poliammidica, a catena lunga, nella quale almeno 85% dei legami ammidici sono attaccati direttamente a due anelli aromatici. Questo comporta significative differenze nella proprietà di questa fibra rispetto al nylon: la diversità sta nella diversa percentuale dei legami fra gli elementi costitutivi, carbonio, ossigeno, azoto e idrogeno e dei gruppi ammidici direttamente attaccati a due anelli aromatici. le fibre arammidiche sono realizzate in forme diverse, che si differenziano per la percentuale dei legami e la modalità di sintesi chimica.

CARATTERISTICHE: Sono molto robuste e hanno una notevole resistenza alla fiamma.

IMPIEGHI: Vengono usate per taluni prodotti di consumo e sopratutto per scopi industriali. Sono prodotte con due marchi di fabbrica Nomex e Kevlar.

CODICE TESSILE: AR (BISFA)

Arazzo - Dal nome della città di Arras, situata nel nord della Francia, che fu uno dei principali centri di produzione.

manufatto tessile destinato al rivestimento murario, tradizionalmente realizzato su telai verticali, con trame discontinue. Termine generalmente usato per ogni manufatto decorativo da appendere a parete.

Tessuto con ornamenti e figure, la cui trama ricopre interamente l'ordito (viene completamente dissimulato dalla trama che crea una superficie priva di rovescio, se si escludono i fili allentati), realizzato su telaio a mano, solitamente impiegato per decorare pareti, realizzare tendaggi, o rivestimenti mobili ed elementi di arredo.

Nella tradizione europea l'arazzo può essere eseguito sia su telaio verticale (ad alto liccio) o su telaio orizzontale (a basso liccio). Il telaio verticale è provvisto di due cilindri orizzontali che trattengono i fili dell'ordito, chiusi dalle maglie (licci) fissate alle due travi del telaio. A una di queste si attaccono i fili pari e all'altra i fili dispari. L'arazziere spinge in avanti le barre con moto alterno facendo passare i fili della trama tra i fili dell'ordito; l'arazziere sta dietro il telaio, avendo davanti quello che sarà il rovescio dell'arazzo e dietro a sè il cartone con il disegno, in modo che per controllare il lavoro deve spostarsi sul davanti, oppure servirsi di uno specchio. Nel telaio orizzontale i cilindri tendono i fili dell'ordito in senso orizzontale. I fili pari e dispari si agganciono ad aste le quali sono a loro volta collegate a pedali che, azionati, consentono di separare uno dall'altro i fili dell'ordito. Il cartone è posto sotto l'ordito e l'arazziere deve spostare i fili per controllare il disegno: il cartone è riprodotto in senso inverso, l'esecuzione avviene quindi in controparte. La lavorazione a basso liccio è più spedita (ma non diversa nei risultati) perchè i licci vengono spostati con un pedale e non a mano come nell'alto liccio. Qualinque telaio usi, l'arazziere dovrà sempre lavorare sul rovescio del tessuto. Il tessuto d'arazzo acquista una consistenza diversa in ordine al materiale scelto per l'ordito, al numero di fili di ordito per centimetro (da 4 a 12 e più), alla tensione degli stessi.

Molti arazzi presentono caratteristici difetti di lavorazione, come l'ondulazione del tessuto, l'eccessiva rigidezza o un'esecuzione troppo rada, che lascia in vista i fili dell'ordito. Una singolarità tipica dell'arazzo è lo stacco, l'apertura che rimane quando nel tessuto sono accostate direttamente e verticalmente due zone di colore diverso. Gli stacchi, frequenti negli arazzi antichi, sono limitati per non indebolire il tessuto. Per tale ragione di solito le figure vengono disposte perpendicolarmente alla catena, e si ricorre al trateggio d'arazzo o hachure, già noto nel medioevo e, più recentemente (arazzi francesi contemporanei), ai fili commisti che danno una tipica punteggiatura. Una tecnica particolare, introdotta nell'arte arazziera fin dal medioevo, è il battage, con l'ntento di evitare il fondo monocromo ravvivandolo con striature colorate. Si ottiene con una serie di tratteggi a lunghe strisce, avvicinate o sovrapposte di colori multipli.

Oggi gli arazzi vengono lavorati su telai jacquard e presentano un rovescio.

STORIA - I primi pezzi che possono essere considerati tali risalgono al sec. XI col "Panno di San Gereone" (già nell'omonima Chiesa di Colonia, ora smembrato in varie collezioni europee) e nel sec. XII al "Panno di Baldishol" delle Manifatture di Lille (esposto al Kunstidustrimuseet di Oslo). In senso proprio si può parlare di arazzi solo dal sec. XIII, dove questa tecnica di lavorazione era già in uso nella città di Arras, e l'attività arazziera è testimoniata dagli statuti delle corporazioni. In quel periodo l'arazzo ha grande diffusione in Francia e nelle Fiandre, dove tra i più sfarzosi sono i cosidetti tapis d'or, prodotti a Bruxelles. Accanto alle manifatture fiamminghe, sono famose, nel Rinascimento, quelle italiane, in particolare quelle di Mantova e Ferrara, e quella francese di Fontainebleau. Nel sec. XVII si distinguono quelle medicee di Firenze e nel sec. XVIII quelle di Gobelins, fondate per volontà di Luigi XIV, di Aubusson e di Beauvais in Francia.

Per saperne di più': http://www.arazzi.it/

Arcolaio

vocabolo che indica due strumenti, uno serve a dipanare le matasse, detto anche aspo, il secondo a filare, detto anche filerina, filarello.

Ardiglione - Dal francese antico hardillon, che ha dato luogo al moderno ardillon.

Piccolo puntale acuminato metallico per la chiusura della fibbia, che và inserito nei fori della cintura.

Argenté - Voce francese.

In italiano sta per "argentato".

Argyle - Dal nome della contea scozzese di Argill.

1. Effetto di disegni a rombi multicolore sovrapposta realizzabile in maglieria su macchine circolari a ruote disegnatrici che si sviluppa su una grande area di disegno, superiore a quella di base. Il disegno è una rielaborazione (riveduta ma non aggiornata) di quel tartan che identificava gli Argyle.

2. Per estensione il termine indica nella moda qualsiasi disegno a rombi ottenuto con intarsio o jacquard su qualunque tipo di macchina o telaio. Si trova spesso in calze, maglioni, sciarpe

Armatura (vedi ns. Spe23)

Unità minima d'intreccio dei fili d'ordito e di trama, o anche il modo nel quale si alterna il movimento dei licci che dà l'effetto d'intreccio e di disegno nel tessuto.

Le armature si distinguono in semplici: tela (per tessuti ad effetto piano), saia (per tessuti ad effetto diagonale), raso (per tessuti ad effetto generalmente disseminato) e complesse (lampasso, broccatello, velluto). Mentre l'armatura tela è unica nel suo genere, la saia ed il raso possono avere vario rapporto  (esempio: spina da 3 - raso da 5, ecc.). la rappresentazione dell'armatura è chiamata messincarta (Norma UNI 9274).

 francese: armure

inglese: fabric weave

tedesco: bindung eines gewebes

spagnolo: ligamento de un tejido

 

Arrotolatura

Operazione di confezionamento del tessuto finito in pezza sia in tutta altezza (aperto) che in barchetta (doppio). Vi sono macchine apposite che possono eseguire entrambe le operazioni e sono appunto le "doppiatrici", "misuratrici", "arrotolatrici" e "stampatrici" su cimose (tipo monforts). Il gruppo misuratore è composto da un cilindro di metallo ricoperto da uno strato granuloso di gomma, adatto per fare aderenza con il tessuto ed evitare lo slittamento sul cilindro portatessuto.

ARVAN

Tipo di filato inglese ottenuto con miscela di raion viscosa, ardil e nailon per la fabbricazione di tessuti vari, per vestiti e per biancheria

Asciugatura

operazione di eliminazione completa dell'acqua dopo candeggio, lavaggio, tintura

Asola - Dal latino ansula, "manico a forma di anello".

Orlatura di filo praticata attorno ad una apertura (piccolo taglio) su un tessuto per renderla finita e resistente, al fine di far passare il bottone. Le asole usate per la chiusura di camicie, camicette, pantaloni, gonne, ecc. possono essere diritte o arrotondate. L'asola diritta viene fatta quando i margini della chiusura si sovrappongono, mentre quella rotonda quando i due margini combaciano.

Serve ad impedire che la stoffa si strappi o deformi, allargando così l'apertura e facendo uscire il bottone. Un tempo cucita a mano, oggi viene realizzata con la macchina per cucire

Gli occhielli sono posizionati sul lato destro degli indumenti per le donne e su quello sinistro per gli uomini.

Da non confondersi  con l'occhiello che è più grosso e che è usato nelle maniche, revers (in genere quello sinistro) di giacche.

francese: boutonniére

inglese: button hole

tedesco: knopfloch

spagnolo: ojal

Asolatrice

Macchina che esegue, come la macchina occhiellatrice, un punto a zig-zag. Questo punto è però un punto annodato ed è anch'esso speciale, in quanto lo zig-zag, sia superiore che inferiore, è formato dal filo della spolina, mentre il filo dell'ago viene teso e rimane all'interno del filo della spolina, svolgendo le funzioni del cordoncino dell'occhiello

Aspatóio - Da aspo.

Ind. tess. - Macchina tessile, detta anche aspa o aspatrice, necessaria per l'operazione di aspatura, cioè per la confezione del filato in matasse. E' costituita da un'incastellatura che porta i supporti degli alberi che danno il movimento a due aspi esagonali. Il filato passa dalle spole agli aspi attraverso i guidafili disposti su una barra che è animata da movimento rettilineo alternato impressole dall'albero motore, per mezzo di due ruote coniche e di un eccentrico.

Aspatùra - Da aspo

Ind. tess. - Operazione mediante il quale il filato viene avvolto sugli aspi per farne delle matasse che poi saranno mercerizzate oppure tinte.

L'aspatura è necessaria per la tintura del filato oppure per facilitare la spedizione alle ditte trasformatrici (maglifici o tessiture). Viene compiuta sull'aspatoio secondo due metodi, a filzuoli e incrociata, definiti dal tipo di movimento orizzontale della barra dei guidafili dell'aspatoio. Nell'aspatura a filzuoli il filato è avvolto sull'aspo parallelamente, suddividendo la matassa in diversi filzuoli; tale suddivisione è ottenuta con lo spostamento repentino della barra dei guidafili in modo da lasciare tra un filzuolo e il successivo un certo intervallo. Nell'aspatura incrociata la barra ha un movimento alternato di ampiezza uguale allo spazio occupato dalla matassa in modo che il filato è avvolto attorno all'aspo con i fili incrociati gli uni sugli altri.

francese: devidage

inglese: reeling

tedesco: haspeln

spagnolo: aspeado

Aspi - Dal germanico haspa, "arcolaio".

Ind. tess. - Organi rotanti formati da un asta imperniata alla base da cui si dipartano a raggiera dei supporti sul quale si avvolgono i filati che debbono poi subire il processo di tintura o che, già tinti in tops, debbono essere venduti in matasse

Aspino di titolazione

apparecchio a tamburo (per nastri e stoppini) ed a razze (per filati) per preparare il provino da pesare.

Àspo

Lav. domestico - Bastoncello di legno o di canna comune di circa tre palmi di lunghezza, attraversato, presso ciascuna estremità da un piolo retti uno con l'altro: su questi pioli s'innaspa il filo riducendolo in matasse dette "ligature", cioè insieme di fili legati fra di loro da un laccetto con nodo scorsoio. Con l'arcolaio si disfa la matassa.

Astakàn (pelliccia) - L'appellativo francese gli deriva da Astrakan, antica capitale del Turkestan, nella regione di Bukhara

Pelliccia fornita da agnellini di razza Karakul (Agnellino di Persia).

Astrakàn (tessuto) - Prende il nome dalla città russa di Astrachan, dove originariamente tale tessuto veniva prodotto.

Tessuto grossolano col diritto a ricci molto fitti che imitano dette pellicce; il tessuto può essere battuto a telaio o immagliato su filati di fondo in cotone, ed essere costituito da filato di lana di pecora o di capra d'angora, oppure da fibre acriliche o modacriliche

Atelier - Voce francese che significa "laboratorio".

Nel campo dell'abbigliamento il termine è usato per indicare un laboratorio di sartoria o lo studio di uno stilista. Può essere anche uno studio fotografico o di pittura.

Attifer - Voce francese.

Ornarsi, abbigliarsi con ricercatezza.

Attilato

Altro sinonimo in italiano di aderente.

AZOTON

Cotone cianetilato prodotto mediante cianoetilazione di tessuti di cotone. Caratterizzato da resistenza alla putrefazione e all'attacco di muffe.

Azzurigno - Da azzurrro.

Di colore che tende all'azzurro; azzurro sfumato che tende al grigio.

Azzurraggio

Trattamento per conferire ai prodotti tessili una colorazione azzurrina che mascheri il colore originale giallino o grigiastro (candeggiante ottico).

Azzùrro - Dal latino coeruleus, cyaneus.

Color cilèstro, che si dice anche turchino.