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Bachicoltura |
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l'allevamento dei bachi da seta. |
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Bagno |
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in Tintoria. soluzione in acqua del colorante. |
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Baghera |
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Vellutino finissimo a pelo non tagliato con superficie pertanto irregolare ma resistente allo schiacciamento. Viene usato per confezionare abiti da sera femminili di una certa eleganza. |
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Baiadera (Bajadera) - Dal portoghese baillar = ballare da cui bailadeira = ballerina e da qui bajadera, nome con cui loro indicavano certe ballerine indiane dai costumi variopinti |
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Disegno o stampa a fasce multicolori parallele in trama. Originariamente il nome designava tessuti di seta rigati per traverso a tinte vivacissime. In seguito il termine designò genericamente tutti i tessuti, dalla seta al rayon, dal cotone ai sintetici, aventi come caratteristica comune i colori vivacissimi. I disegni vanno dalla fantasia ai geometrici semplici, dai rigati ai barrati. Hanno impiego nella sciarperia, nell'abbigliamento femminile e in cravatteria |
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Balayeuse - Voce francese. |
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Balza di tessuto che veniva cucita all'interno delle gonne lunghe - specie a strascico - per proteggerle dallo sfregamento contro il suolo e dalla polvere. |
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Balla - Dal francese arcaico balle e questo dal franco balla. |
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Ammasso di fibre racchiuso in tela robusta cerchiata con reggette metalliche, si da formare un collo di forma regolare e di peso determinato ("balla di cotone", "balla di lana", ecc.). Il cotone viene venduto in balle. Una balla equivale a circa 220 kg francese: balle inglese: bale tedesco: ballen spagnolo: bala |
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Ballon |
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curva descritta tra due organi dal filo in movimento. |
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Balmoral - Nome del castello residenza scozzese della famiglia reale britannica |
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1. Tartan della famiglia reale inglese. 2. Stoffa di lana pesante a quadri rossi, blu e neri. 3. Scarpa il cui nome abbreviato è bal shoe. 4. Berretto, in lana, di forma rotonda |
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Balza - dal latino baltĕa, plurale di baltĕum, cintura, "muro di cinta dell'anfiteatro". |
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Fascia che serve di ornamento, che può essere di colore anche in tinta unita, ricamata o traforata o smerlata, stampata anche con motivo, pieghettata o di tessuto diverso; le fasce possono essere più di una e di lunghezza degradante in modo da costituire un motivo molto ricco e mosso. Usata per capi d'abbigliamento (in particolare gonne), tende, coperte da letto, ecc. inglese: flounce |
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Bambagia - Dal greco bambax - akos, "cotone". |
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1. Più propriamente nome dei peli che circondano i semi di varie specie di piante del genere "Gossypium". 2. Per estensione, con questo termine, è definito il cascame della filatura del cotone, pulito, ritorto e filato che può essere utilizzato come cotone in fiocchi. 3. Nel linguaggio comune è sinonimo di cotone idrofilo. |
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Bambasina |
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Tessuto di cotone ad intreccio molle ed a morbida peluria. |
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Bamboo (Bambù) |
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Pianta sempreverde cespi tosa (Phyllostachys bambusoides), rustica e vigorosa, originaria delle regioni asiatiche centro-orientali. Se ne conoscono oltre 1.000 specie sulla Terra. Si adatta a molti climi; tollera gli estremi di precipitazioni (da 30-250 pollici di pioggia all'anno). Versatile con un ciclo corto di sviluppo (può essere raccolta durante 3-5 anni contro 10-20 della maggior parte dei legni dolci, è quindi la pianta boscosa crescente più veloce di questo pianeta), viene raccolta annualmente. E' una pianta riscoperta dal punto di vista tessile nell'ottica di una moda ecologica e naturale. La fibra si ricava dal fusto della pianta, e può raggiungere anche i 20 mt. I fusti maturi vengono tagliati e messi in acqua a macerare per divenire un fascio di fibre, che vengono poi battute, pettinate e cardate fino a trasformarsi in filato. CARATTERISTICHE: Per la particolare struttura pentaedrica la fibra di bambù presenta micro cavità che favoriscono la traspirazione e il passaggio ottimale dell'umidità verso la superficie. Coltivata senza l'ausilio di pesticidi e poi lavorata esclusivamente con sostanze ecologiche, ha proprietà antibatteriche, è libera da inquinanti, 100% biodegradabile. Contiene inoltre la pectina del miele, una sostanza naturalmente impermeabile ai raggi UV. Per l'eccellente tenacità naturale della fibra, i tessuti in fibra di bambù mantengono le proprietà di stabilità, resistenza alle pieghe e antipilling anche dopo ripetuti lavaggi. Morbido e fluido alla mano, il prodotto finito risulta caratterizzato da una pacata brillantezza cromatica. Si presta ad essere tinto in solidissime tinture, stampato e trattato sia per la tintura in capo, sia per innovative spalmature da delavare successivamente alla confezione. IMPIEGHI: abbigliamento sportivo, camicie fresche e leggere. Ha un utilizzo anche nell'edilizia, condutture d'acqua, ecc. |
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Banco a fusi |
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in Filatura, macchina che trasforma il nastro in stoppino prima della Filatura. |
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Bandera |
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è un ricamo a punti liberi realizzato su uno speciale tessuto detto tela Bandera, in uso presso le corti piemontesi nel XVIII secolo. |
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Bandolo - Da banda. |
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Capo della matassa. Estremità del filo avvolto in una matassa. |
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Baratea |
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1. Tessuto con fili serici in ordito e trama in lana pettinata, battuto a costine di trama interrotte, completamente sovrapposte dall'ordito. Usato per abiti femminili. 2. Tessuto liscio in lana pettinata, battuto con armatura panama, a base di fili d'ordito ritorti. Usato per uniformi. 3. Tessuto serico o a base di fili sintetici a filamenti continui, con armature a costine interrotte che gli conferiscono un aspetto corrugato. E' usato per cravatte. |
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Barathea - Termine inglese. |
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Tessuto pettinato con armatura a costa di trama spezzata, fabbricato con catena di cotone e trama in lana pettinata molto fine, oppure con catena di lana pettinata e trama di mohair. E' simile al drap. Usato per abiti da sera, e in particolare smoking. |
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Barbino |
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Particolare tipo di gancio rivestito di porcellana o di vetro, usato nelle cantre, nei bobinatoi, ecc. attraverso il quale scorre il filo. |
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Barchetta |
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Supporto su cui si avvolge il tessuto, piegato in doppio (cioè con tessuto piegato cimosa con cimosa). Questa confezione della pezza è destinata sopratutto ai negozi. Oggi generalmente è in polisterolo o su spotole di cartone, mentre in passato era formato da 4 liste unite (telaietto) di legno di scarto. |
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Baronetto (raso del) |
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Tessuto ad armatura raso molto lucente allestito con ordito in cotone e trama in raion. E' caratterizzato da buone doti di drappeggio, si lava facilmente ma la superficie attira molto lo sporco e si logora facilmente. |
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Barracano - Dall'arabo barrakàn, che significa "stoffa grossolana". |
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1. Stoffa, in armatura tela, grossolana e spessa di lana di capra o pelo di cammello, impermeabile e resistente, usata da beduini e arabi per mantelli. Dal tessuto vengono tagliati dei lunghi tratti di stoffa sufficienti ad avvolgere due volte una persona attorno al corpo lasciando libero il capo e le braccia. 2. Nel Meddioevo definiva il mantello o veste pesante. |
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Barrato (BARRÉ). |
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Effetto di righe ottenute in trama (orizzontale). Le barrature possono essere per cambiamento di colore, per cambiamento di armatura, per cambiamento di fibra o per cambiamenti di più di queste voci assieme. I barrati hanno larghissimo uso in cravatteria a cominciare dai famosissimi regimental. Propriamente è un difetto di filatura, tessitura o tintura su stoffe unite, che presentano righe o segni irregolari in senso trasversale. Oggi, effetto di righe di armatura in trama (Orizzontale). francese: Barré. |
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Barrato melange |
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Barrati dove le barrature anziché essere eseguite con colori pieni sono eseguite con filati a melange di colori. francese: rayuremelée inglese: mixed colour stripe tedesco: unreiner Streifen spagnolo: lista de mezcla |
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Barrature |
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Rigature parziali o totali di un filato o tessuto su stoffe unite in senso trama (orizzontale), di aspetto differente dall'insieme della pezza. Metodo di controllo - Valutazione visiva delle imperfezioni che sarebbero inaccettabili su il prodotto che si deve fare, e misura della loro lunghezza. |
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Baschina - Dal francese basquine. |
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1. Falda di taglio particolare che schende dalla vita ai fianchi, in alcuni tipi di indumenti femminili 2. Nel costume del XVI sec. era una gonna ampia e tesa su cerchi, simile alla vertugade o verducato, spesso con il davanti del tessuto diverso, che ebbe larga diffusione tra le dame dell'aristocrazia. |
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Basic - Voce inglese che significa, letteralmente, "basico, fondamentale". |
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Definisce una categoria di oggetti, e quindi capi di abbigliamento, sia per la loro lineare e semplice essenzialità sia in quanto punti di riferimento insostituibili (e quindi classici) nel loro genere. Il concetto di basic è una sorta di fil rouge che taglia trasversalmente tutti i generi di vestiario classico, casual, sportivo, consacrandone alcuni capi ed escludendone altri. Il genere classico, per i valori permanenti che esprime e per le sue caratteristiche di "pulizia" e di non vistosità nello stile, potrebbe rientrare quasi in blocco nel basic. Quest'ultimo è ancora più facilmente riconoscibile dalla definizione del suo antagonista, il fashion, la "moda", ossia tutto ciò che essendo "modaiolo" segue l'effimera tendenza del momento. |
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Bastonature |
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Difetto che consiste in pieghe più o meno evidenti presenti sul tessuto |
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Bastoncino - Diminutivo di bastone. |
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Nel gergo tessile indica il disegno caratteristico dei tessuti camiceria o abbigliamento leggero, ottenuto con armatura o con stampa; formato da strisce regolari e parallele scure alternate a chiare (in genere bianche), larghe da 1 mm. a 10 e più mm. |
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Batavia - Esistono due versioni: la prima fa capo all'Olanda e agli olandesi chiamati in epoca romana Batavi dal popolo che allora abitava la Frisia e che si estendea tutta l'Olanda; la seconda alla città di Batavia nell'isola di Giava, nome che nel 1619 gli olandesi diedero a Djakarta. |
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Armatura, derivata dalla saia semplice, utilizzata per fabbricare un tessuto spigato, dalle sottilissime righe diagonali, caratterizzata dal rapporto pari s senza rovescio (nel quale l'effetto di ordito è uguale a quello di trama), quindi con due diritti: il tessuto si presenta senza rovescio in quanto trama e ordito sono visibili nella stessa proporzione, e varia solo la direzione della spiga. E' una delle armature più impiegate nei tessuti per drapperia e laneria (ad esempio per il covercoat, la grisaglia o il pied-de-poule. Nome della saia 2:2. |
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Batìk (Bathik) - Parola malese che deriva dalle parole indonesiane amba col significato di scrivere (per estensione disegnare) e titik che indica punto, punteggiare, goccia. |
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1. Procedimento di decorazione di tessuti, cuoio, carta. 2. Tipo di tecnica di colorazione per inscrivere nel colore un disegno nel tessuto che si ottiene, nella pratica moderna, mediante stampa per riserva (che prevede un passaggio per ogni tinta) o facendo il disegno direttamente sulla stoffa e coprendo di cera per prima le parti che devono rimanere più chiare; la cera viene quindi asportata con bagni di benzina. Il disegno risulta chiaro su fondo scuro con le relative screpolature e sbavature. Le stampe si usano per uno stile folk o etnico. La tecnica antica - Si è perso nella notte dei tempi il magico momento in cui un uomo si accorse che l'indigofera (genere di piante) poteva tingere l'acqua di un bel blu profondo e scuro. E che la pezza di cotone immersa nell'acqua e poi lasciata ad asciugare tratteneva quel colore. Da allora molti popoli avevano usato i colori vegetali e avevano scoperto che la tintura si manteneva integra sul tessuto e non scoloriva al lavaggio o al sole, solamente se il bagno di colore veniva dato più volte in brevi e susseguenti immersioni a freddo, e poi il tessuto lasciato al sole in lunga esposizione per l'ossidazione. Così si aveva un tessuto monocromatico. Sorgeva il problema di come disegnare sul colore. Occorreva dunque combinare le immersioni brevi e susseguenti nella tintura con la possibilità di lasciare dei disegni sul tessuto: bisognava cioè agire al negativo, trovare una cortina all'assorbimento del colore là dove si voleva che il segno del disegno risultasse dopo le successive e prolungate immersioni nei bagni di tintura. Si pensò quindi di continuare nella tintura di tutto il tessuto nel colore vegetale, più volte a freddo, coprendo però alcune parti con materiali che impermeabilizzassero il cotone e impedissero in tal modo su quelle parti l'assorbimento del colore: alcuni usarono la pasta di riso, altri la fecola, altri ancora legarono strettamente parti delle pezze con fibre vegetali, e via escogitando. Vi fu infine chi provò a ricoprire con la cera le parti che non si volevano colorare (generalmente si usava quella d'api a cui venivano aggiunte resine diverse, e altri materiali come il grasso di vacca). La cera, con l'aggiunta dei diversi componenti, doveva infatti acquisire la giusta densità, in modo che scaldata permettesse una perfetta "scrittura" sul tessuto, e sufficiente morbidezza per non spaccarsi durante la manipolazione e il processo di tintura. Infatti, ciò che in occidente si pensa proprio del bathik, cioè quell'effetto di piccole linee dato dallo spezzarsi della cera, viene invece per lo più considerato un grave errore, tranne che non sia effetto voluto, e quindi non si sia proceduto manualmente e intenzionalmente a produrre piccole venature nella cera di fondo. Il bathik è appunto questa tecnica, di colorazione dei tessuti in negativo. STORIA - Alcuni ritrovamenti archeologici provano come questa tecnica venisse usata in Egitto e Persia ancor prima dell'inizio dell'era cristiana. Nel 70 d.C. Plinio il Vecchio descrive una tecnica usata per colorare i tessuti egizi, simile al processo del batik. Questo metodo di colorazione era certamente usato nel 700 in Cina e alcuni archeologi hanno scoperto in Giappone stoffe cinesi batik risalenti alla dinastia Tang. Quando la tecnica del batik sia entrata anche a Giava (la più nota delle 13.667 isole che costituiscono l'Indonesia) è molto difficile dire. Le prime tracce del batik giavanese (uno dei più noti per vastità di stili e disegni, per la raffinatezza della tecnica usata, per la cultura da cui nasce e, quindi, per i significati di cui è impregnato) vengono trovate nella letteratura dopo l'avvento della cultura islamica, ed è ormai certo che quest'arte fosse fiorente all'inizio del sec. XVII. Con la tecnica batik vengono colorati tessuti in moltissime regioni del mondo, dall'Africa al Giappone, dalla Cina all'India, da Ceylon al Perù. Questa antica tecnica è riconosciuta dall'UNESCO come patrimonio dell'umanità (il "Batik Day" si celebra, ogni anno, il 2 ottobre).
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Batista - Deriva il suo nome dal suo primo tessitore francese: una tradizione si rifà a Baptiste de Cambrai, vissuto nel villaggio di Cantaing vicino a Cambrai nel XIII sec.; un'altra a Jean Baptiste vissuto nel XVIII sec |
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Tessuto di tela di cotone o lino, leggera, morbida e trasparente fatta con filati sottili pettinati e mercerizzati e quindi più resistenti e lucidi. Viene usato per camicie, fazzoletti e biancheria. In inglese: Cambric o Cambrai. |
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Battitacco |
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Fettuccia di tessuto utilizzata per la finitura degli orli dei pantaloni maschili classici, che deve sporgere dall'orlo di un millimetro. Serve per evitare che il pantalone si consumi strofinando contro la scarpa, ed a dare più peso all'orlo per far cadere meglio il tessuto. |
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Bava - Dal latino volgare baba, voce onomatopeica. |
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1. Filamento continuo di seta composto da due filamenti (detti bavelle) prodotte dalle ghiandole serigine dei bachi da seta e che si solidifica (incollati fra loro dalla sericina) a contatto dell'aria. inglese: silk filament 2. Per estensione filamenti continui artificiali o sintetici ottenuti dalle filiere. 3. Per estensione lieve striscia di colore 4. Filamento continuo emesso dal baco da seta. La bava composta, a sua volta, di due filamenti incollati tra loro, detti "bavelle". Si dice anche di filamenti continui artificiali o sintetici ottenuti dalle filiere. |
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Bavella |
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L'insieme delle bave esterne del bozzolo disposte irregolarmente che si estraggono come cascame prima di iniziare la dipanatura o trattura del filamento regolare continuo. |
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Bavellina |
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Filo ricavato dalla parte esterna del bozzolo del baco da seta e il tessuto che se ne ricava, detto comunemente bavellina. |
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Bavero - Di origine incerta, probabilmente viene dal termine popolare bavarolo, "bavaglio per bambini". |
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In italiano sinonimo del francese revers. inglese: collar |
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Beachwear - Termine inglese; composto da beach "spiaggia" e wear "abbigliamento". |
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L'insieme di capi ed accessori da indossare al mare in spiaggia: costumi da bagno, camicette, T-shirt, copricostumi, pantaloncini. |
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Beaver - Termine inglese che vuol dire "castorino". |
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Stoffa di lana pesante, cardata a pelo orientato, follata, garzata e cimata, dall'aspetto morbido e vellutato col diritto lucido e ben rasato, come il pelo del castoro da cui trae il nome. E' chiamato anche Castorino. |
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Beaverteen |
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tipo di fustagno. |
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Bedford cord - Espressione americana usata a partire dal 1845, e derivata dalla cittadina di New Bedford, Massachusetts (USA). |
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Tessuto molto resistente dapprima in lana, oggi anche in cotone, a coste verticali che si usa principalmente per confezionare pantaloni da equitazione. Originario degli Stati Uniti. E' analogo al canneté. |
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Beige - Aggettivo francese. |
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Indica un colore nocciola molto chiaro. |
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Bengalina (Bengalines) - Originaria del Bengala (India), dove venne fabbricato per la prima volta. |
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Tessuto ad effetto reps, di lana o seta, la cui trama è cordonata (a piccole coste orizzontali), simile al faille ma più pesante. La stoffa pur essendo compatta si presenta con una mano morbida e gonfia. Le bengalines più leggere vengono chiamate Eoliennes. Usato nell'abbigliamento femminile ed arredamento. |
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Biadesivo - Composto da bi- e adesivo. |
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Di nastro adesivo su entrambi i lati (detto anche a doppio adesivo). Si usano, sopratutto nelle confezioni economiche, per costruire degli orli senza impiegare la macchina a punti invisibili. |
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Biancheria |
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Tutti i tessuti sia bianchi che colorati realizzati per uso personale, da tavola, da toilette. Una volta erano fatti esclusivamente di cotone, lino, canapa e seta, oggi anche in tecnofibre. |
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Biancheria intima |
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L'insieme degli indumenti che si portono a contatto con la pelle (quindi anche costume da bagno). Rientrano in questa categoria: bikini, body, boxer, costume da bagno, cullottes, mutanda, canottiera, giarrettiera, reggiseno, slip, sottoveste, tanga, t-shirt, ecc |
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Bicolore - Dal latino bicolor-oris. |
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1. Per definizione generica, che presenta due colori. 2. Tessuto con l'ordito a due fasce di colore; i numeri di fili di ordito è sempre molto ricco perchè deve coprire la trama di colore diverso che entra nel tessuto. La trama di solito è bianca se uno dei due colori è bianco, e intermedia fra i due colori se i due colori sono diversi dal bianco. francese: bicolore inglese: bi-coloured tedesco:zweifarbig spagnolo:bicolor |
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Bikini - Dal nome dell'atollo delle isole Marshall, nel Pacifico, dove gli Stati Uniti avevano attuato nel giugno del 1946 i loro esperimenti nucleari. |
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Costume da bagno femminile formato da due pezzi: una scavatissima culotte e da un esiguo reggiseno. Il termine due pezzi è talvolta considerato più appropriato. Declinato in ogni possibile variante è palestra di incessante ricerca: tankini, pubikini, trikini, bandini, camikini, chainkini, burkini Dagli anni '70 il bikini ha versioni molto scosciate quali lo sting bikini e il tanga. STORIA - Creato nella primavera del 1946 dallo stilista di grido Jacques Hein, che lo chiama Atome, sperando che risulti esplosivo come la bomba H che gli americani avevano fatto esplodere. Ma il 5 luglio dello stesso anno, appena sei giorno dopo il primo esperimento nucleare in quell'atollo, sarà un pressoché sconosciuto svizzero stilista-ingegnere (di carrozzerie d'auto) Louis Réard a battezzare il suo audace due pezzi Bikini. In realtà Réard si limitò a "perfezionare" un invenzione che era già in commercio da qualche settimana: un costume a due pezzi creato appunto dallo stilista Hein e pubblicizzato "il costume da bagno più piccolo del mondo", e per questo chiamato Atomo. A Réard non fu facile trovare una modella che avesse il coraggio di sfilare (alla piscina Molitor) con un costume tanto scostumato, e difatti dovette ricorrere a una spoglierellista del Casinò de Paris", Micheline Bernardini. Ci vollero alcuni anni perché il bikini fosse ritenuto accettabile per il pubblico pudore: basti pensare che cinque anni dopo la sua nascita nel '51 il due pezzi era ancora proibito al concorso di Miss Mondo. I primi modelli in commercio coprono pudicamente l'ombelico, altro baluardo destinato presto a cadere. Spesso eseguiti all'uncinetto, conservarono, pur nell'inedita rivelazione del nudo, toni e decori naifs, chiaramente dedicati alle giovanissime. Il bikini in realtà è una riscoperta avendo una storia molto lontana. Era comparso anche molto prima, durante il periodo imperiale romano (I - II sec. d.C.) , e non serviva per nuotare, perché all'epoca si nuotava nudi. Né serviva per prendere il sole in spiaggia, pratica diventata abituale parecchi secoli dopo. Il bikini era utilizzato sopratutto per l'atletica, la danza e nelle scuole di ginnastica. I primi due pezzi della storia sono raffigurati nelle pitture minoiche ed anche indosso alle atlete ed alle ginnaste dei mosaici romani di Piazza Armerina - Villa del Casale (Sicilia), del IV sec. d.C. Addirittura, sugli affreschi di un'abitazione di Pompei sono raffigurate fanciulle danzanti, che allietavano l'imperatore Tiberio in vacanza a Capri, indossando una specie di perizoma: il tanga dei nostri giorni (nel I sec. d.C.). |
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Bilancia Differenziale |
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bilancia a due ganci per determinare su scala la percentuale di scarto alle pettinatrici |
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Binato |
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Prodotto formato dall'unione, senza torsione, di due o più fili o monofili o filati. |
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Binatoio (Binatrice) |
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Macchina sulla quale viene eseguita l'operazione di accoppiamento che riunisce assieme, su una rocca, due o più fili (binatura). |
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Binatura - Da binare. |
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Operazione tessile complementare alla filatura, consistente nell'accoppiare due o più fili, eseguita sul binatoio, per la preparazione della ritorcitura nella produzione di filati ritorti Si abbinano più trefoli (capi), cioè si mettono assieme torcendoli più fili sottili (2, 3 o 4) per ottenere un filato di dimensioni maggiori, le torsioni di ogni singolo trefolo si stabilizzano evitando l'inconveniente di vedere il filato torcersi su sé stesso, formando dei cappi, o un lavoro di maglieria deformarsi, andando in sbieco, seguendo la torsione di un solo capo. |
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Bindèllo - Diminutivo di binda (termine longobardo), striscia di tela. |
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Fettuccia, nastro. |
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Bisso - Dal greco byssos. |
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Il termine oggi denomina alcuni tipi di tessuto di qualità finissima realizzati in seta o lino o cotone, quasi trasparente, con una mano crespa e vivace, che imitano, nella lavorazione rada e sottile, questo particolare tipo di stoffa Realizzato con la seta prodotta da un mollusco. |
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Bleached denim - Termine inglese. |
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Tessuto denim (jeans) stinto fino a diventare azzurro chiaro, ottenuto con uno speciale trattamento al cloro. |
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Blu - Dal francese bleu (popolare blé). |
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Pigmento di colore azzurro cupo, turchino scuro nelle diverse gradazioni. francese: bleu inglese: blue tedesco: blau spagnolo: azul STORIA - Il blu riconquista un posto di primo piano nella moda (con il blu denim) ma i realtà è un colore che esiste da sempre con maggiori o minori fortune e significati diversi. Questo colore che percorre la moda degli ultimo vent'anni ha in realtà una sua storia molto più antica, lunga e complessa. Sicuramente ha avuto un significato politico. Questo colore fu riscattato nientemeno che da Carlo Magno che con la fondazione del Sacro Romano Impero lo liberò da quella brutta reputazione che gli avevano attribuito i Latini fin dai tempi di Giulio Cesare quando i Britanni avevano affrontato le armate romane dipingendosi il corpo di un terrifico blu. Esso fu elevato invece a colore regale sotto il re franco e diffuso in tutto il regno con l'ordine di coltivare il guado per rifornire la fiorente industria laniera. Conquistò in breve le corti d'Europa e fu anche introdotto contemporaneamente nell'araldica con il significato di "fede, giustizia e lealtà"; da qui andò poi a colorare con lapislazzuli il manto delle Madonne sulle pale d'altare. Poi, per i rovesciamenti di senso a cui la storia ci ha abituati, (dopo aver appunto connotato il potere monarchico) andò a rappresentare la vittoria degli ideali repubblicani della rivoluzione francese, finendo così sulla bandiera come il primo colore e il più importante. In Cina venne adottato come uniforme da Mao-Tse-Tung e diventò il simbolo del comunismo di base. Il blu è un colore psichico, nel senso che le sue sfumature sono associabili a stati psicologici differenziati. E' correlato da una parte con la capacità riflessiva e la sua concentrazione profonda, dall'altra con la simbologia materna e affettiva. Nei suoi toni più spenti e scuri è il colore della tristezza, del distacco e della malinconia (in alcuni paesi è infatti associato ai lamenti funebri). Nelle sumature intermedie è invece immagine di serietà, affidabilità e sicurezza (per questo adottato dalle aziende in diversi modi). Sotto un aspetto molto più futuristico c'è il blu cyber, lo sguardo blu del futuro con le luminescenze azzurrine che si riflettono sui volti di chi guarda schermi digitali. In questo senso comunica un'idea di perfezione e diventa il nuovo simbolo dello spazio virtuale e cibernetico. L'orizzonte lontano del blu cede il posto alla superficie, a un'illusione di profondità e all'intensità sensoriale di uno spazio artificiale ed evanescente . Le tonalità mentali del digitale si pongono all'avanguardia dell'innovazione e possiedono, rispetto alla tradizione, un'enorme carica propulsiva. Nello spazio cibernetico l'azzurro si concretizza nella sua luminescenza e si declina in milioni di sfumature. |
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Blu elettrico |
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Colore blu brillante con riflessi verdi, simile a quello della scintilla elettrica. |
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Bobbinet |
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Rete esagonale di piccolo-medio peso, il cui uso caratteristico consiste nell'allestire abiti da sposa. |
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Boccaccino - Dal turco bogasi. |
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Tessuto simile al fustagno, usato per foderare giacche e cappotti. |
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Boccola (di maglia) |
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In genere si indica il tratto di filo ripiegato su se stesso che, allacciato ad altre boccole, forma la maglia. Più specificatamente si indica con il termine boccola o boccola trattenuta o punto trattenuto il tratto di filo che, dopo essere stato alimentato sull'ago, non viene immediatamente allacciato con un'altra boccola ma rimane trattenuto, per almeno un rango, dall'ago insieme ad un altra o ad altre boccole. La presenza di boccole trattenute in una struttura a maglia può conferire particolari caratteristiche di voluminosità ed elasticità (maglia inglese); può provocare dei punti di rilievo (→ piqué); può servire per trattenere nel fondo fili di tramatura (→ felpa). |
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Boliviano |
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Propriamente il termine si applica ad un tessuto di lana pura soffice, simile alla felpa, fittamente battuto, di qualità fine, ma che spesso contiene fibre pregiate quali l'alpaca o la lana d'Angora. Sul diritto del tessuto è possibile notare delle linee diagonali. Viene usato per abiti e cappotti. |
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BOMBIX MORI |
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Baco da seta (letteralmente bombice del gelso). |
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Bordeaux - Nome di una città e regione della Francia. |
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Indica il colore rosso scuro o rosso-bruno, termine basato sul noto vino francese. In Italiano si dice bordò. |
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Borra - Dal latino burra, "lana grezza" (o Sottopelo o Tiflit) |
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1. Peluria corta, morbida e fine sottostante a quello di superficie (lungo e ordinario) che ripara l'epidermide delle capre cashmere, dei camelidi in generale e degli animali che vivono nei climi freddi. Le sue fibre sono, la parte nobile, usate per realizzare manufatti di cashmere e cammello. 2. Cascame derivante dalle carde e dalla pettinatura della lana; sottoprodotto di lavorazione della filatura. 3. "Tessuto di borra", in senso spregiativo, tessuto grossolano di qualità infima. Per estensione qualsiasi materiale usato come riempitivo. |
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Borretta |
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1. Cascame di cotone per imbottitura. 2. Tessuto con effetto fortemente peloso in superficie, ottenuto dall'impiego di filati bottonati. |
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Bottonato - Da bottone |
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Tipo di filato fantasia, pettinato o cardato, che porta dei nodi che si ottengono su torcitoi adattati in modo tale che torcendo fra loro due fili, un filo avanza sempre con la stessa velocità mentre il secondo avanza ora alla velocità del primo, ora molto più lentamente pur svolgendo lo stesso metraggio, ragion per cui, rallentando, finisce con l'avvolgersi sul primo fino a formare dei piccoli noduli (ingrossamenti) a distanze ineguali, dopo di che riprende a scorrere, presentando un aspetto di tante piccole prominenze di filo peloso dette appunto Bottonature. Il tessuto bottonato è dovuto all'impiego di questo filato, che quasi sempre è a più colori allo scopo di ottenere un effetto fantasia. Questi filati sono usati sia in maglieria sia in tessuti laneria e drapperia come il tweed donegal, knickerbocher. Filo che ingloba fiocchetti, pallini, che danno l'effetto bottonato. In francese: Boutonné. |
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Bottone - Dal francese medioevale bouton, originariamente, germoglio, bocciolo. |
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Piccolo dischetto o pomolo di materiale vario che cucito a un lembo di un capo di vestiario viene infilato nell'asola per tenere unita l'allacciatura (rare volte è usato solo come elemento decorativo, sopratutto negli abiti femminili). Ha subito nei tempi tutti i mutamenti della moda assumendo diverse fogge, a volte di forma importante e materiale prezioso, altre di piccole dimensioni e di materia povera. I bottoni possono essere di materiali diversi, e sono lavorati con una tecnica speciale per ognuno di essi (tornitura, stampatura, foratura, ecc.). Molto impirtanti risultano le finiture che possono essere differenti anche sullo stesso articolo (esempio: centro opaco e bordo lucido). Le incisioni laser in superficie concorrono alla personalizzazione dell'articolo che, con questa tecnica, s'impreziosisce del logo o di un motivo a richiesta del cliente. Il laser rappresenta proprio una delle tecnologie più recenti che ha una resa di altissimo livello specialmente su materiali naturali (corozo, madreperla, ecc.), galalite, metallo. francese: bouton inglese: button tedesco: Knopf spanolo: boton Si dividono in: Bottoni naturali - Animali: avorio, osso, corno, unghia, madreperla, tartaruga, corallo, ambra, cuoio, ecc.; Vegetali: ebano, mogano, tek, corozo, pal,ma dum, tessuti, cartoni pressati, gavazzo o legno fossile, ecc.; Minerali: oro, argento, rame, bronzo, peltro, platino, alluminio, ottone, alpacca, zama, tombacco, similoro, vermelle, latta, acciaio inossidabile, pietre dure, semipreziose, vetro, cristallo, porcellana, ecc. Bottoni sintetici (resine) - Il bottone sintetico è quello con la maggiore diffisione sul mercato, e permette di imitare qualsiasi tipo di superficie da quelli naturali fino a quelle fantasia con giochi di colore ed effetti grafici. I materiali di base vengono preparati in lastre o barre, che sono le basi del ciclo di lavorazione. In seguito dalle lastre e dalle barre vengono tagliate le rondelle o dischetti di vario diametro (semilavorato) e infine si arriva al bottone finito. Il proncipale materiale è ol poliestere, la galalite, resine uriche, ABS nylon, acrilico, ecc. I bottoni piatti sono spesso forati per permettere il passaggio del filo con cui vengono cuciti all'indumento. Quelli di metallo sono provvisti di un gambo in cui passa il filo. Altri tipi di bottone sono: Bottone da passamaneria - Hanno un fondello interno (in netallo stampato o in legno ritagliato e torinito) ricoperto di stoffa. francese: bouton revetu de tissu inglese: fabric convered button tedesco: stoffbezogener Knopf spagnolo: boton forrado de tela Bottone a pressione - Consiste in due sezioni: la parte esterna del bottone (ovvero la testa dello stesso, che è quello sulla calotta e che si presta alla personalizzazione) si fissa con l'occhiello; la parte interna penetra nel tessuto dall'interno del vestito e viene fissato nel gambo del bottone per mezzo di una macchina speciale. Non ci sono fili che si disfano o vengono abrasi e la larga base di tenuta distribuisce il carico che viene posto al bottone quando viene usato. Le due parti possono essere di ottone o acciaio e il bottone può avere un disegno decorativo o logotipo, ma deve resistere alla ruggine. Una volta attaccati al capo, non possono essere spostati e così è importante che il posizionamento sia molto accurato. Il tessuto del vestito deve essere sufficientemente forte per sostenere lo stress al quale un simile bottone sarà soggetto, con l'aggiunta di un rinforzo se neccessario. E' realizzato con i materiali più diversi, dal classico ottone, alla zama, dalla plastica all'alluminio; l'acciaio inox si utilizza invece sui capi da lavoro (esempio: personale ospedaliero, addetti all'industria chimica). francese: bouton à pression inglese: snap fastener; spring button tedesco: Druckknopf spagnolo: corchete a presion; boton a presion Bottone automatico - Gli automatici o borchie sono disponibili in una varietà di forme, ma tutte sono composte da quattro elementi: un cappuccio e uno zoccolo che si adattano l'un l'altro e formano la parte esterna della chiusura, denominata femmina, poi un bottoncino e un sostegno che formano la parte interna della chiusura, denominata maschio, che normalmente non si vede quando il vestito è chiuso. Il cappuccio e il sostegno possono consistere anche di anelli dentati, quando questa chiusura viene usata in abiti di peso leggero, per applicazioni non decorative. Le chiusure ad anello sono le uniche adatte per essere usate sui tessuti a maglia. Questi tipi sono indicati per tutine da gioco per bambini e pigiami e sono progettati per evitare di forare il tessuto con grandi fori. Le rotture di solito si verificano per il metodo di appplicazione piuttosto che per i difetti del bottone automatico. Essi non dovrebero mai essere attaccati attraverso un solo strato di materiale, ma bisognerebbe usare un tessuto di rinforzo sul rovescio, specialmente con i tessuti a maglia. La misura usata deve essere adatta allo spessore e al peso del tessuto. francese: bouton brevet inglese: patent button tedesco: Pateniknopf spagnolo: boton automatico L'unità di misura di questi accessori è il Lineato, che si riferisce al diametro del bottone, ed è espresso in mm. I bottoni al fondo manica delle giacche sono a volte cuciti leggermente sovrapposti, secondo i dettami della sartoria più raffinata. Sono equiparabili ai bottoni i gemelli, costituiti da due parti, piatte o tondeggianti, che si infilano nell'asola dei polsini della camicia per tenerli ravvicinati. STORIA - Ignoti nell'antichità classica se non come ornamenti, i bottoni nella loro attuale funzione, appaiono nel XIII sec. insieme con gli abiti attilati. Furono dapprima di materie preziose, ma anche di ottone e di rame. Manifatture di bottoni sorsero in Inghilterra alla fine del XVII sec. Il secolo d'oro del bottone è il Settecento. Fino ai tempi relativamente recenti il bottone ha riguardato quasi esclusivamente l'abbigliamento maschile, che se ne fregiava in lunghe file sia in corrispondenza delle aperture anteriori delle marsine, sia sulle maniche, sia sulle tasche, fino, talora, a superare il numero di ventiquattro esemplari su un solo capo, mentre alle donne, cui i bottoni erano in molti casi proibiti, erano riservati lacci e ganci per chiudere le vesti. CURIOSITA' - Il collezionismo di bottoni è tradizionalmente una prerogativa del mondo anglosassone. Si conoscono bottoni che rappresentono paesaggi e figure, talora dipinti da illustri pittori, che non disdegnavano questa attività come mezzo di sostentamento; altri in metallo e poetre preziose che li rendono simili a gioielli, altri in strass, malto o porcellana. Vi sono bottoni che rappresentano figure classiche, eseguiti nei materiali più vari, dalla ceramica alle conchiglie, alle pietre dure. Alcuni bottoni hanno immagini che sono veri e propri manifesti politici, come quelli che inneggiano ai personaggi del Risorgimento italiano. |
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Bouclé [buclè] - Termine francese dal verbo boucler che, fra gli altri significati, ha quello di "arricciato". |
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1.Il nome al tessuto viene dall'impiego dell'omonimo filato fantasia arricciato irregolare che forma piccoli anellini, nodini arricciati, usato in laneria e maglieria, in genere con filo cardato, per donna a struttura piuttosto larga, che da luogo ad una superficie molto mossa e arricciata, con anellini, ect. Le giacche e i maglioni in questo tessuto di peso medio o invernale sono assai morbide. Si chiama frisé quando l'anellatura è molto piccola. Ternine di uso internazionale. 2. Termine francese per indicare un filato fantasia arricciato irregolare che forma piccoli anellini, nodini arricciati, usato in maglieria e laneria, da cui il nome al tessuto cardato per donna a struttura piuttosto larga ottenuto con tale filato, che dà luogo ad una superficie molto mossa e arricciata, con anellini. etc. E' assai morbido e di peso medio, si chiama Frisè quando l'anellatura è molto piccola |
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Bouclet |
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tipo di filato, uno dei due fili che lo compone forma degli anelli che sporgono con effetto ricciolo. |
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Bourette [buret] - Termine francese, diminutivo di bourre, "borra", a sua volta dal basso latino burra = pelo. |
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1. Cascame di seta. 2. Filato fantasia pesante, prodotto con fibra cardata di cascame di seta, detta Roccadino, e con immissione di fiocchi di lana. 3. Nome di un tessuto fantasia, generalmente in seta bourette (ottenuto dai fili dello strato esterno del bozzolo che sono o più irregolari e grossolani) o misto, prodotto con fibra cardata, con superficie irregolare caratteristica per i nodini o fiocchettini di cascami incorporati nel filato. Solitamente è in tinta greggia. 4. Filato di seta ottenuto dai cascami, la peluria della parte esterna o interna del bozzolo, viene filata dopo cardatura, filato grosso e irregolare non ha le caratteristiche di finezza e lucentezza della bava. francese: bourette, déchets de soie inglese: bourette silk tedesco: Bourette spagnolo: borrilla de seda |
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BOUTONNÉ |
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(Bottonato). Piccoli bottoni, cioè palline e grumi di pelosità che si formano durante la filatura e si incorporano nel filo; questa tecnica viene sfruttata per realizzare in filati fantasia un effetto di palline, ingrossamenti, anche di diverso colore, questi filati sono usati sia in maglieria sia in tessuti comeDonegal, Knickerbocker. |
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BOZZIMA |
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Sostanza collosa, di varia natura (amido, colla, resina, olio, etc.), della quale vengono imbevuti i filati per renderli più resistenti e lisci. |
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Brillantine |
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Tessuto, solitamente realizzato in cotone, simile al popeline, ma con piccoli disegni lucidi, ottenuti con effetto di intreccio. Viene usato sopratutto in camiceria. |
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Brillantino - Da "brillare". |
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Tessuto dall'aspetto lucente in armatura saglia o tela, con ordito in cotone e trama in lana pettinata o pelo di capra d'Angora. Usato per abiti da uomo e foderami caldi invernali. |
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Broadcloth - Voce inglese che significa, letteralmente, "tessuto ampio, esteso". |
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Termine tecnico generico. Nella camiceria da uomo indica il classico tessuto di cotone a lavorazione fitta e con minuscole coste che seguono l'andamento della trama |
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Broccatello - Da broccato, per somiglianza. |
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Tessuto a grandi disegni operati della famiglia dei lampassi (ha due orditi); il disegno lucido in raso su fondo opaco o viceversa si caratterizza per il forte rilievo, battuti su meccanica jacquard con 2, 3, 4 o più trame. Ottenuto usando una trama piuttosto spessa, in lino, canapa, juta o lana, sottoposta a forte tensione. Il fondo del motivo viene affidato alla lavorazione di una trama lanciata, legata da un ordito supplementare. I filati d'ordito sono a torsione catena, ma quelli di trama sono a torsione assai inferiore; dispone di fili extra per il fondo. I fili d'ordito, sormontanti quelli di fondo, creano il disegno a rilievo. E' un tessuto piuttosto robusto, ormai in disuso, che viene impiegato sopratutto per l'arredamento e per la confezione di paramenti liturgici |
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Broccato - Di origine orientale; dal latino broccus = "dai denti sporgenti", da cui il verbo italiano broccare, che nel campo tessile significa ornare una stoffa con tessitura a rilievo. In passato "broccato" significava l'aggiunta d'oro o d'argento. |
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Tessuto con motivo o figure a rilievo sul diritto, solitamente su uno sfondo rasato ma anche su un fondo saglia o cannellato; elaborati mediante una meccanica jacquard, prodotti con spolini (per questo detto spolinato) da trame supplementari aggiunte (sovrapposte) ad un armatura di fondo semplice (generalmente tela o raso) o complessa. Queste trame intervengono solo su una parte del tessuto. Tra le varie parti del motivo le trame broccate restano slegate sul rovescio del tessuto. Il disegno, sul diritto è fatto con filati a colori contrastanti, eventualmente con fili metallici. Possono essere in qualsiasi fibra (seta, cotone, lana, ecc.) e/o con filo metallico (oro, argento, ecc.). Di solito prezioso, è usato per abiti da sera fin da metà Ottocento. francese: brocart inglese: brocade tedesco: Brokat spagnolo: brocado |
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Bruciapélo - Imperfetto di bruciare + pelo. |
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Ind. tess. - Nella rifinizione delle lanerie è necessario talvolta eliminare completamente la peluria del tessuto in modo da evidenziare l'armatura rendendola perfettamente pulita e nitida, e per eliminare una delle cause prima della feltratura durante i processi ad umido come il lavaggio e la tintura; pertanto, di norma, si passa al bruciapelo il tessuto greggio. Generalmente vengono passati al bruciapelo tutti i tessuti ad armatura unita, specialmente i pettinati per uomo e le stoffe per abiti da donna. Essendo difficile cimare un tessuto molto sottile od anche un tessuto che abbia una peluria molto corta ed essendo, comunque e in ogni caso, l'operazione di cimatura non sufficiente a raggiungere l'effetto voluto, si distrugge la peluria bruciandola. Durante l'operazione di bruciapelo il tessuto viene posto in contatto con corpi metallici incandescenti oppure passa attraverso una fiamma non luminosa (è ovvio che la miscela aria-gas, che alimenta i bruciatori, deve essere regolata in modo di assicurare la combustione completa del gas, evitando così la formazione di particelle incombuste che si depositerebbero sul tessuto danneggiandolo seriamente). Il bruciapelo, dal punto di vista meccanico, si differenzia in macchine a piastre ed in macchine per bruciapelo a fiamma di gas. Le macchine a piastre sono oggi prressoché abbandonate ed il bruciapelo più usato rimane il tipo a fiamma con il quale si ottiene, in profondità, un effetto migliore. Il tessuto passa sulla fiamma ad una velocità di 50-180 mt./min., e deve essere a circa 1,5 mm. dalla punta visibile della fiamma. A minore distanza non si ha azione efficace. La fiamma perpendicolare al tessuto dà l'effetto migliore: se la fiamma è tangente darà un effetto simile a quello di una cimatrice. Se il tessuto deve subire l'operazione sulle due superfici può essere fatta con due o quattro (due agenti sul diritto e due sul rovescio) dispositivi bruciapelo. francese: grilloir inglese: singeing tedesco: sengen |
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Butan |
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Lana e fibra poliammidica per un filato dall'aspetto velour, mosso da un minutissimo ricciolino, posto in tutte le tinte chiare in melange |
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Butto |
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Motivo floreale, di derivazione persiana, ricorrente nel disegno tessile indiano. Di solito rappresenta una pianta in fiore, tracciata dentro una forma compatta che assomiglia a un cono o ad un mango |