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| Cachemire |
| Fibra ottenuta dalla lana delle capre allevate nelle zone del Tibet, sugli altipiani della Mongolia ( le più pregiate ) e in Iran ( le meno pregiate ). Il colore è generalmente bianco, ma vi sono soggetti marroni, tendenti al grigio, al bruno e al rossiccio . Il tessuto può essere cardato (morbido, resistente, quasi sempre follato) e pettinato ( leggero, molto resistente ed esente dal fenomeno "pilling"). |
| Càchi |
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Dall'inglese khaki, derivato dall'indostano khākī, "colore della sabbia". Indica un colore fulvo nocciola simile a quello della terra desertica. E' il colore per eccellenza dei completi coloniali, sia militari che sportivi e nell’abbigliamento da lavoro nel settore Edile. STORIA - In origine definiva il colore dell'uniforme portata per la prima volta dai reggimenti indiani nel 1857 all'assedio di Delhi. inglese: khaki |
| Cadiz |
| Antico tessuto in lana, leggermente follato, fabbricato in Francia, in Languedoc |
| Cadis |
| Tessuto di lana leggera, cotone o seta leggermente follato e prodotto nel Languedoc della Francia. E' usato soprattutto per abiti eleganti e da sera. |
| Cady (Cadi) - Dalla città di Cadice in Spagna. |
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(Cadi) - Dalla città di Cadice in Spagna. Tessuto crespo pettinato di peso medio-leggero con effetti di barrè dati dal filato di trama, dalla caratteristica mano ruvida. E' usato per abbigliamento femminile elegante. |
| Cafiocco |
| (O FIOCCO DI CANAPA). E' formato da fibre di canapa ridotte per strofinio in fiocco simile al cotone, col quale viene impiegato in miscela. |
| Calandratura - Da calandrare. |
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Operazione di finissaggio che consiste nel far passare il tessuto già tinto fra cilindri rotanti (calandre), riscaldati, che lo stirano a caldo e gli conferiscono una maggiore lucentezza, un aspetto liscio, appiattito. Se i cilindri sono incisi con particolari disegni si possono ottenere effetti speciali (marezzatura o moiré, goffratura, ecc.). Alternando temperatura e pressione dei cilindri tra cui passa la stoffa, si possono ottenere effetti di lucido-opaco, silk-finish e simili. francese: calandrage inglese: calendering tedesco: Kalandrierung spagnolo: calandrado |
| Calare |
| Nei lavori a maglia, diminuire progressivamente il numero delle maglie. |
| Calcolo dell'ordito |
| serie di valutazioni e conteggi che portano a determinare il numero e la lunghezza dei fili d'ordito. |
| Calf - Termine inglese; letteralmente "vitello". |
| Pelle di vitello conciata, morbidissima, utilizzata sia per capi d'abbigliamento sia per accessori. |
| Calibrato |
| Taglia di capo d'abbigliamento per individui. |
| Calicò |
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Così chiamata dalla città indiana di Kalicùt (porto dell'India), ove ne fu iniziata la fabbricazione. Erroneamente molti scambiano Kalicùt per Calcutta 1. Tela leggera di cotone o di cotone-poliestere, di grosso o medio titolo, meno fine della mussola e del percalle. Viene sempre tessuto con filato greggio e quindi tinto e stampato con disegni minuti tipici del folclore americano. 2. Il calicò per fodere tasche, in unito, è fortemente apprettato. In francese: Calicot |
| Calicot |
| (pronuncia "calicò") detto anche "cencio della nonna", è un tessuto leggero. |
| Calzata |
| E' la larghezza della calzatura o della forma misurata nel punto più largo della pianta in rapporto alla lunghezza. Rivela se il piede è magro o grasso. Le migliori aziende producono scarpe con calzate diverse per la stessa lunghezza, in modo da soddisfare le esigenze dei piedi più difficili |
| Camaieu |
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(Pron. camaié). [camaiè] - Dal francese antico camaheu che significa "cammeo, chiaroscuro". Accostamento di colore tono su tono, degradanti, non in contrasto, che imitano l'effetto dei cammei. |
| Camelot |
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Voce francese; di origine gergale Stoffa in armatura di tela leggera e linda, con ordito ritorto, eseguita con lane speciali piuttosto ordinarie. |
| Camicia |
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Dal latino tardo camisia, e questo forse, dal greco kamasos, "tunica". Termine usato fin dai tempi più antichi per indicare indumenti generalmente di materiale leggero, di foggia simile ad una tunica, da indossare sotto altri capi. Oggi il modello tradizionale di camicia da giorno è abbottonato sul davanti, ha maniche lunghe chiuse da un polsino e colletto di varia foggia. La misura della camicia da uomo si basa, per tradizione, sulla circonferenza del collo. La fibra più adottata è il cotone, generalmente al 100%, nei vari tipi di tessuto: popeline, oxford, twill, piqué, il leggero voile, il batista (o cambric nella versione inglese), lo zephir, il fil-a-fil (o end-on-end nella versione inglese), la carolina, il madras, il calicot, il madapolam, il challis, il percalle o taffettà. Fra i tessuti non mancono il lino, asciutto e fresco, o la preziosa seta nelle sue varianti in tela, twill o crêpe. STORIA - La camicia ha come antenata la tunica romana (tunica interior) di lino, nel suo colore naturale, che appare nei primi anni del III sec. d.C. Fece la sua comparsa nel IX sec. Inizialmente era solo un indumento maschile in lino o seta. Venne successivamente diffuso tra le donne da Isabella di Baviera. Nel XVI sec. vengono create camicie in tela che non si nascondono più sotto le vesti: sono lunghe fino alle cosce. Aperte in basso, con maniche e senza colletto. Si intravedono dalle stringhe delle maniche o dalle spalle se attaccate con lacci e, più il farsetto diventa scollato, più si vede il colletto, con la parte superiore spesso ricamata in seta ed oro. Verso il XVII sec., le camicie sporgono dalla vita del farsetto e sono guarnitissime di pizzi e merletti. Col passare dei secoli, anche questo indumento viene semplificato e ridimensionato per arrivare al secolo attuale, in cui le camicie vengono proposte in svariati modelli, sia per l'uomo che per la donna. La camicia con le maniche corte ha una storia relativamente recente. Il perbenismo e la pruderie della cultura europea non contemplava, se non per le classi subalterne, la possibilità che uomini e donne potessero esporre le braccia nude in pubblico, anche quando la situazione climatica lo avesse permesso. SIMBOLI, MITI E CREDENZE - Identifica tante situazioni sociali: "nato con la camicia" è l'espressione che si usa parlando di chi ha una fortuna straordinaria e deriva dall'antica credenza che fossero destinati a grandi cose quelli che nascevano ancora fasciati dalla membrana amniotica; "senza camicia", si dice di uno molto povero; "quei due sono proprio culo e camicia", per dire che se la intendono; "sudano sette camicie", perché fanno molto fatica; "camicia di Nesso", costrizione tormentosa, dal mito di Ercole che ebbe in dono da Deianira una tunica in tinta di sangue del centauro Nesso, e ne morì. Vi è anche "tirarsi su le maniche", in quanto per le classi subalterne era difficile zappare o usare la cazzuola con i polsini ben allacciat, senza distruggere questo indumento. Le truppe impiegatizie, dal canto loro, esibivano sugli avambracci le tristri "mezze maniche", inconfondibile segnale di appartenenza alla loro casta lavoratrice, oltre che modo dignitoso per proteggere i polsini e i gomiti delle proprie camicie. La camicia trasmette simboli storici e moderni, anche di appartenenza a uno schieramento politico "camicie rosse", volontari di Garibaldi; "camicie nere", i fascisti; "camicie brune", i nazional-socialisti di Hitler. Oggi in Italia ci sono le "camicie verdi" dei leghisti della Lega Nord Da antiche cronache risulta essere "dono d'amore" la camicia che le fanciulle ricamavano per donarla allo sposo come regalo di nozze. Nemmeno la gastronomia ha potuto sottrarsi al fascino di questo indumento; c'è, infatti, "l'uovo in camicia" candido e lucente, l'albume avvolge il tuorlo come una camicia. |
| Cammello |
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(colore) Indica il tipico colore beige bruciato (bruno chiaro), simile al pelo di tale animale. (lana) Pelo dell'omonimo ruminante, appartenente alla famiglia dei Camelidae Gray. Solo l'animale a due gobbe che vive in Asia, fra la Mongolia e il Golfo Persico, fornisce la lana cammello. Questo animale è dotato di un pelo di superficie ordinario con sottopelo fine, morbidissimo, idrorepellente. Il colore più comune è il rosso bruno, con varianti dal marrone al grigio. Il mantello bianco, descritto anche da Marco Polo, è il più pregiato, ma molto raro. Il pelame di superficie, più grossolano, può raggiungere i 37,5 cm. di lunghezza, con un diametro di 20-120 micron. Quello sottostante, borra o duvet, simile a quello della capra Cashmere, molto fine, morbido, con elevate proprietà termiche, ha una lunghezza di 2,5-12,5 cm. ed un diametro di 9-20 micron (in media il diametro è di 20 micron ed il prodotto migliore sarebbe quello cinese). La borra è normalmente di colore rossastro o bruno chiaro. La separazione tra pelo e borra si ottiene per cardatura od ejerratura. In primavera il pelame si stacca e forma masse che pendono lungo il corpo, sul collo, ecc. Vengono strappate con le mani, oppure raccolte se cadute al suolo. Il miglior duvet è quello degli animali giovani. Quello del maschio adulto è più resistente, ma è rilevante la differenza nel diametro delle fibre a seconda della regione del corpo. IMPIEGHI: Fabbricazione di tessuti pregiati per cappotti, solitamente in cardato, follato, e rifinito a pelo corto e morbido. Dato il suo elevato costo, è spesso mescolata alla lana di pecore o capre pregiate e/o per variarne le caratteristiche. CODICE TESSILE: WK (EURATEX) francese: chameau inglese: camel-hair; kamel-hair tedesco: kamel spagnolo: camello portoghese: camelo |
| Camotex |
| Felpa che imita il tessuto cammello. |
| Camouflage |
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Termine francese. Insieme di fantasie e colori mimetici. |
| Campionatura (Tintoria) |
| Tintura eseguita su piccoli campioni o limitati quantitativi di materiale allo scopo di definire la ricetta necessaria per riprodurre la tinta del campione da imitare o valutare un determinato effetto cromatico. |
| Campanelli |
| Fili di colore contrastante messi alle cimose del tessuto per segnalare difetti o irregolarità. |
| Campionario - Da campione. |
| Serie di tessuti, filati, accessori o capi d'abbigliamento che compongono una collezione. |
| Canapa |
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Dal latino cannabis, "canna" derivato a sua volta dal greco kan(n)abis. Fibra tessile estratta dal libro della canapa (Cannabis Sativa, cioè la canapa industriale), dalla quale si estrae, mediante macerazione e battitura, trasformandola in filato; pianta annuale, di notevole varietà morfologica e fisiologica, con forme precoci e tardive. Il fusto è conico e ha un diametro di circa 5 cm., costulato, cavo a maturazione, ramificato nelle piante più distanziate, può raggiungere l'altezza di 4 o 5 metri. La coltivazione della canapa non richiede diserbanti né pesticidi, e non esaurisce le risorse del terreno (in tal senso è considerata una fibra ecologica). E' coltivata oggi in molte regioni a clima temperato o temperato/freddo come l'Europa e la si sta reintroducendo in Italia, legata al fatto di nuove tecniche di produzione che eliminano gran parte della mano d'opera. Il processo di tintura in pezza si svolge pressappoco con le stesse peculiarità adottate per i tessuti di lino, con qualche diversificazione (Bruciapelo, Purga, Sodatura a foulard, Candeggio). Nel settore tessile le nuove tecnologie a basso impatto ambientale permettono di lavorarla sino ad ottenere una versatilità finora sconosciuta, anche mischiata ad altre fibre. CARATTERISTICHE: di aspetto ruvido, il filo di canapa, grazie alla sua particolare struttura molecolare, è caldo d'inverno e fresco d'estate; assorbe l'umidità quanto il lino, ma resiste agli strappi tre volte tanto; effettua un micro - massaggio sulla pelle; protegge fino al 95% dai raggi UVA nocivi per la pelle. IMPIEGHI: tessuti sia di arredamento che raramente da abbigliamento. Nel settore automobilistico nei rivestimenti interni. In campo cosmetico prodotti a base di olio di semi di canapa, hannoeccellenti proprietà emollienti e dalla combustione non tossica. MANUTENZIONE: la canapa va stirata con ferro molto caldo (2 pallini), meglio se si inumidisce il tessuto prima di stirare. CODICE TESSILE: CA (EURATEX) STORIA - Originaria dell'Asia e sembra che venisse coltivata in Cina già 5.000 anni fa. Era nota nel mondo latino un secolo prima di Cristo, ma esistono pochi cenni sulla sua utilizzazione, essendo di gran lunga preponderante il lino. In Italia la canapa fornì la fibra predominante per la tessitura casalinga delle nostre popolazioni povere fino al XIX secolo; il lino fu riservato alle classi sociali più agiate, e la seta alla nobiltà. In Italia un grande incremento fu dato dal Regime fascista che elesse la coltivazione della canapa ad "attività autarchica al cento per cento". Finita la seconda guerra mondiale decadde di colpo, fino a sparire del tutto in pochissimi anni. In Italia scompare negli anni '70 a causa di una errata interpretazione della legge che proibisce la coltivazione della Cannabis (Cannabis indica, la canapa indiana), per ragioni preventive in merito all'uso di sostanze stupefacenti; tutto questo quando, paradossalmente, l'Unione Europea, ha stabilito fin dal '71, che possono beneficiare dell'aiuto economico le varietà di canapa il cui contenuto di THC (cioé il principio attivo dell'allucinogeno) non superi lo 0,3%. Si è riaffacciata nel 1988. CURIOSITA' - Tutti i dipinti del Rinascimento sono su canapa. francese: chanvre inglese: hemp tedesco: Hanf spagnolo: canamo |
| Canapa Verde |
| Canapa non macerata ma solo essiccata. La sua resa è maggiore, ma è meno adatta alla filatura perché più grossa. |
| Canapina |
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Dall'aggettivo canapino. Tessuto greggio in canapa o cotone molto apprettato che viene usato come sostegno o rinforzo. Oggi il tessuto è realizzato anche con fibre sintetiche. francese: bougran inglese: buckram tedesco: Bougram; Versteifungsstoff spagnolo: bucaran |
| Canapone |
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Da canapa. Termine improprio per indicare tessuti di intreccio grosso e marcato che possono assomigliare alla canapa: i termini corretti sono: natté e panama. |
| Canapuli |
| Parti legnose della canapa che rimangono dopo l'estrazione delle fibre. |
| Candeggio |
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Da candeggiare. 1. Trattamento preparatorio a base di cloro, anidride solforosa, acqua ossigenata e altri candeggianti al quale si sottopongono le fibre tessili (operazione che viene fatta o sul filato o sul tessuto greggio) per renderle candide, o perché deve essere stampato affinché tutti i colori naturali siano allontanati.(fase molto delicata in tintoria si rovina il grado di polimerizzazione del cotone con una notevole diminuzione di resistenza futura ai lavaggi) 2. Nel bucato domestico eliminazione di macchie dalla biancheria mediante l'uso di candeggianti. francese: blanchiment inglese: bleaching tedesco: bleiche spagnolo: blanqueo |
| Candeggio Chimico |
| Operazione che ha lo scopo di migliorare il grado di bianco per azione di ossidanti (ipoclorito di sodio, acqua ossigenata, ecc.) o riducente (idrosolfito di sodio, ecc.). Sinonimo. Sbianca. |
| Candeggio Ottico |
| Operazione che viene eseguita allo scopo di migliorare il grado di bianco per azione di sostanze fluorescenti dette candeggianti ottici. Sinonimi:ottico, bianco ottico, azzurraggio ottico. |
| Candido - |
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Dal latino candǐdus, derivato da candere "risplendere, brillante". 1. Di un bianco puro luminoso, rilucente, splendente. 2. Si dice anche di un bucato candido. |
| Cangiante |
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Participio presente del verbo cangiare, "cambiare", nel significato di qualcosa che cambia colore a seconda dell'angolo da cui è osservato. Tessuto che, visto sotto diverse angolature, assume diverso aspetto e coloritura diventando quasi iridescente; questo effetto viene ottenuto con la diversità di colore o torsione dei fili di ordito da quelli di trama o con una particolare armatura sul tessuto. francese: changer, changeant inglese: changing tedesco: schillernd spagnolo: irisado, cambiante portoghese: mudando |
| Cannellato - |
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Da cannello. Termine generico per indicare i tessuti a coste piuttosto distanziate in modo da formare delle scanalature vistose sia dritte che diagonali, fabbricato con vari tipi di fibre. E' usato sopratutto per tappezzerie, abiti ed abbigliamento da equitazione, cravatte. In francese: Cannelé. |
| Cannet & Eacute |
| Tessuto con coste sottili nel senso dell'ordito. Viene usato come nastro per eleganti finiture in sartoria. |
| Canneté |
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Termine francese, che significa "poeghine a forma di cannuccia". Tessuto, utilizzato in tinta unita, con sottili coste in rilievo che corrono lungo la direzione dell'ordito, ottenuto con filati pettinati; di peso generalmente da 350 a 400 gr/ml., con proprietà di essere molto resistente e di non sgualcire. Le coste risultano più leggere del cannellato, ma più marcate del popeline e gabardine. E' particolarmente adatto per pantaloni da equitazione. Viene fabbricato ed utilizzato anche in nastro per finiture in confezione. Analogo al Bedford cord. Usi: soprattutto pantaloni. Caratteristiche: è molto resistente, non si sgualcisce ed è particolarmente adatto per attività sportive come caccia o equitazione. |
| Cannone |
| Doppia piega simmetrica solitamente utilizzata nelle camicie. |
| Canovaccio |
| Grossa tela di canapa, utilizzata di solito per strofinacci. Ma anche rada tela di cotone o lino, utilizzata per il ricamo. |
| Canottiglie |
| Piccoli elementi decorativi, solitamente in metallo o plastica, che vengono cuciti sul tessuto per formare ricami, tipo perline, pailletes, ecc. In genere sono di forma piatta ed allungata. |
| Canton |
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(flanella di) Saglia flagellata mostrante sul diritto un ordito fine di cotone o misto cotone-poliestere allacciato con una trama grossa a torsione soffice: essa viene garzata solo sul rovescio. E' destinata alla confezione di guanti da lavoro, abbigliamento per bambini, foderami |
| Canovaccio |
| è un tessuto usato come base o guida per il ricamo |
| Cantra |
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Dal francese cantre. Ind. tess. - Parte dell'orditoio a forma di incastellatura metallica munita di numerosi perni sui quali vengono posti le rocche di filato. I fili provenienti dalla cantra passano attraverso un pettine; vengono poi avvolti sul subbio. Il numero dei fili predisposto sulla cantra determina l'altezza del tessuto. Le cantre sono munite di apparecchi che, per azione meccanica o elettrica, fermano la macchina ogni volta che si rompe un filo. E' chiamata anche rastrelliera. |
| Capospalla - |
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Da capo + spalla. Capo d'abbigliamento maschile e femminile, che veste le spalle, quale la giacca, soprabito, cappotto, ecc. |
| Cappello da prete |
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Tessuto Disegno a forma di minuscolo tricorno (simile ai copricapi dei preti usati nel '700 e '800) fatto su base batavia (armatura); il filato è cardato e ol disegno è ottenuto con il contrasto di ordito e trama. E' usato per abiti e giacche sportive, specialmente di lambswool e cachemire. Peso: da 350 a 400 gr. Usi: abiti e giacche. E' infatti un classico per giacche sportive, specialmente di lambswool e cachemire. In inglese: Barleycorn (significa "grana d'orzo). |
| Carbonizzatura |
| Operazione chimica che serve a distruggere le sostanze cellulosiche presenti nelle fibre animali. |
| Carda |
| Macchina che effettua la cardatura. |
| Cardacci |
| attrezzo per cardare, due assicelle di legno dotate di impugnatura irte di chiodi, la sfregatura di una contro l'altra con in mezzo l'ammasso di fibre provvedeva a districare le fibre stesse. |
| Cardato |
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Da cardo, strumento costituito da due assi fornite di denti metallici ricurvi. Filato o tessuto che è stato sottoposto a tutto un particolare ciclo di lavorazione adatto per fibre discontinue di lunghezza irregolare (ciclo cardato). Il prodotto che si ottiene cimato appunto "cardato", a differenze di quello pettinato, presenta un aspetto pelurioso, voluminoso, caldo e viene impiegato per la confezione di capi di abbigliamento come cappotti, giacconi, giacche. |
| Cardatura |
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Da cardare. Operazione fondamentale del ciclo di filatura cardata attraverso la quale, dopo il lavaggio, si aprono e si sgrovigliano i fiocchi della fibra eliminando le impurità vegetali. La fibra passa attraverso la carda che è una macchina formata da un insieme di cilindri rotanti provvisti di aghi dove viene separata e liberata dalle impurità presenti e le sue fibre orientate tutte nello stesso senso. Vengono lavorati seguendo questo sistema i cotoni, lino o canapa (non più di 30 mm) e la lana, le lane di concia, le lane rigenerate (non più di 90 mm. per la lana) e tutti i cascami delle diverse operazioni tessili. Per quanto riguarda la lana, oltre agli articoli di basso pregio, i prodotti cardati più importanti sono coperte, tappeti, tessuti di abbigliamento a fibra corta, maglieria molto pregiata in lambswool e cachemire. I cardati di cotone sono generalmente prodotti di bassa qualità. Una volta l'operazione si eseguiva con le infiorescenze seccate del cardo, da cui il nome ne deriva. |
| Carica |
| Trattamento chimico a base di sali minerali, al quale si sottopone la seta per renderla più pesante |
| Carico di rottura |
| Resistenza di in filo o tessuto alla trazione. |
| Carta Tessile |
| È una fibra ottenuta dalla cellulosa il cui filo trattato chimicamente ha una mano inamidata e cartacea |
| Cartamodello |
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Modello di qualsiasi articolo d'abbigliamento disegnato su carta. Le diverse parti vengono appoggiate sul tessuto, pelle, ecc. che poi verrà ritagliato seguendone le diverse forme. Si usa ancora in sartoria, in piccoli laboratori artigiani, in prototopia. E' talvolta inserito in giornali di moda femminile- Oggi la costruzione del modello, nel processo produttivo di una azienda di abbigliamento, è sempre più affidata all'elettronica, che ha messo a disposizione dei modellisti strumenti che si intrigano perfettamente con le operazioni manuali o, addirittura, le sostituiscono perfettamente, allo scopo di portare a massima efficienza le operazioni di campionatura e successivo sviluppo dei prototipi. Quindi meno o niente più uso di carta, ma soprattutto tempi di lavoro ridotti. La razionalizzazione coinvolge, naturalmente, anche la parte del taglio, dove il tagliatore trova il suo piazzato sul file elettronico. Oppure al posto del tagliatore si utilizza una testa di taglio digitale che utilizza il piazzamento creato dal sistema con le coordinate in x e y, taglia con una precisione millimetrica. |
| Cartelle colori |
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Serie di campioni di tessuto o di filato declinata nei vari toni di colore in cui una collezione di tessuti, filati, d'abbigliamento o di maglieria verrà prodotta. A ciascun colore corrisponde una cifra o una parola convenzionale. CURIOSITA' - Le prime cartelle ufficiali di colori, in Italia, furono quelle edite dall'Ente Nazionale della Moda, nel 1934 e nel 1935. |
| Cassa Battente |
| in Tessitura ortogonale, insieme dei fili che costituiscono l'ordito; in Maglieria, tipo di maglia ottenuta unendo una serie di fili con andamento longitudinale rispetto al tessuto. |
| Cascame |
| Scarto delle lavorazioni, nella filatura o tessitura oppure dai ritagli dei tessuti del materasso di taglio con apposite lavorazioni è possibile riutilizzarli per produrre tessuti di cascami detto anche Filandre |
| Casentino |
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Dal nome proprio dell'alta valle del fiume Arno, in Toscana. Tessuto cardato di lana, originario dell'omonima zona toscana; rustico ma soffice, con pelo di media altezza sottoposto a pressione o strofinio (ratinatura) per cui il pelo si addensa in piccoli grumi. I colori caratteristici di questo tessuto sono l'arancione e il verde, ma originariamente il vero "casentino" era di colore rosso. Oggi a questi colori "classici" se ne sono aggiunti tantissimi altri (blu e beige in tutta la gamma fino al bianco ghiaccio). Questo tessuto è detto anche Ratinato |
| Cashemere |
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(Disegno) - Voce inglese Disegno ornamentale a "palmetta" stampato (il più economico, in quanto il più semplice da produrre, e quantitativamente il più popolare) o tessuto in diagonale (twill), anche particolarmente minuto, complesso ed elaborato, composto dalla forma stilizzata di una lacrima (germoglio della palma e felce). E' detto anche Paisley. Adatto a cravatte, sciarpe, scialli e fazzoletti da collo o da taschino. In origine, in India, il disegno cashmere fu usato per gli scialli, per essere utilizzato dagli uomini come caldo mantello. STORIA - Di provenienza di luogo remoto nel tempo e nello spazio. Nell'iconografia della antica civiltà babilonese la forma stilizzata della lacrima ricorreva come raffigurazione simbolica del germoglio della palma da dattero, il cui "filetto" o contorno, ricalcava quasi esattamente la linea attorta a ricciolo di un altro germoglio, quello della felce; tramite tale rassomiglianza (palma/felce) il motivo della lacrima si collega al motivo "Paisley". La palma aveva un ruolo centrale nella vita quotidiana dei Babilonesi: era dispensatrice di cibo, di bevande, di materiali per l'abbigliamento e la costruzione; per questo fu denominata "Albero della Vita" mentre il suo germoglio acquisiva la funzione di simbolo di fertilità. Le arti decorative del continente indoeuropeo, ossia dell'intero mondo allora conosciuto, si appropriarono assai presto di questo motivo simbolico, che ebbe rapida diffusione, ma che al pari di altre forme di arte primitiva, fu soppiantato in Occidente, dai motivi naturalistici del decorativismo della Grecia, prima, e poi di Roma. Solo in India le antiche arti decorative sopravissero di secolo in secolo. Il simbolo del germoglio di palma appare per la prima volta a decorare uno scialle nella provincia indiana del Kashmir verso la fine del Seicento. Nel corso del Settecento i motivi che le decoravano subirono un'ulteriotre stilizzazione e, alla metà di quel secolo, i manufatti indiani fecero la loro comparsa in Inghilterra, portati dai dipendenti della Compagnia delle Indie Orientali. Poiché la domanda eccedeva l'offerta e il costo degli scialli risultava proibitivo per la maggioranza degli acquirenti inglesi, i manufatturieri tessili inglesi decisero nel 1840 di tentare in Inghilterra (sopratutto nella città di Paisley) l'imitazione del prodotto indiano, modificandone il tipico disegno orientale che assunse, con il tempo, un'impronta sottilmente europea. |
| Cashmere |
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(Cachemire) Fibra prodotta dal sottovello della capra Kel che vive sui monti dell'Himalaya, nel Tibet, nell'Ondia del nord (Kashmir) ed allevata anche negli altipiani dell'Asia Centrale, nel Turkestan, Cina, in Mongolia (più pregiato) ed in Iran (meno pregiata delle altre). La parte utile, seconda per finezza e per pregio solo alla vicugna, viene dal manto di lanugine corta e soffice con cui l'animale si ripara dal gelo dell'inverno, e che viene raccolta col pettine a primavera: non più di 120 gr. all'anno. Il filato è tanto più ricco quanto più rigide sono le stagioni. Il colore va dal bianco al giallo-bruno-chiaro. E' utilizzata pura o in mischia con altre fibre, come la lana per tessuti o filati. E' denominata in italiano: Kashmir. CARATTERISTICHE: straordinaria leggerezza, morbidezza e finezza al tatto. IMPIEGHI: per tutti i capi d'abbigliamento e vari accessori come sciarpe, guanti ed altro. CODICE TESSILE: WS (EURATEX) |
| Cassa battente |
| o porta pettine, parte mobile del telaio in cui è inserito il pettine. |
| Casual |
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Voce inglese che, letteralmente, significa "casuale". Abbigliamento informale per i tempo libero e pratico, comodo e sportivo. |
| Catena |
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Altro sinonimo di ordito. Maglieria, tipo di maglia ottenuta unendo una serie di fili con andamento longitudinale rispetto al tessuto. Nella tessitura si chiama così l'insieme dei fili di un tessuto considerati nel senso della lunghezza. inglese: warp |
| Cavallo |
| è la parte di indumenti che coprono gli arti inferiori (come pantaloni, mutande, collant) che si trova esattamente al punto di congiunzione delle gambe con il tronco. |
| Cavalry twill |
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Il termine inglese significa "cavalleria". Armatura a levantina con filati pettinati. Peso: da 400 a 500 gr. Usi: per la sua elasticità è adatto ad un abbigliamento sportivo; è anche largamente utilizzato per divise militari. Caratteristiche: è leggermente elastico e deve avere una mano compatta. Non presenta particolari inconvenienti ed è adatto a pantaloni di grande usura. Una variante a coste più pronunciate è il Tricotine, chiamato così perché imita nell'aspetto la maglia. |
| Centifugazione |
| Trattamento che serve a ridurre l’acqua trattenuta dai tessili per mezzo della forza centrifuga. Sinonimo: idro estrazione. |
| Centro cimosa |
| Grado di uniformità del colore e dell'aspetto del tessuto che si rileva confrontando il centro della pezza con i lati. |
| Cerata |
| Indumento contro la pioggia con cuciture termosaldate in tessuto in PVC |
| Cerato |
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Participio passato di cerare. Filato o tessuto apprettato con sostanze cerose in modo di avere un aspetto un po' rigido, lucido (nei tessuti sul dritto) più del raso, ed impermeabile. francese: ciré inglese: waxed |
| Cerniera lampo |
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(Chiusura lampo) Sistema di chiusura fatta da due nastri di tessuto su cui sono agganciati (aggraffati) speciali dentini di diversi materiali (metallici o di materia plastica) e dimensioni che s'incastrano con un Cursore (parte scorrevole) permettendo l'apertura e la chiusura del tessuto o altro materiale. La corsa è limitata da un fermo inferiore e due fermi superiori. Esistono, inoltre, cerniere reversibili nelle quali il tiretto è utilizzabile sia sul dritto che sul rovescio e cerniere con il doppio cursore che si aprono dal basso e dall'alto. Prodotte in tutte le lunghezze, sia standard che non, in moltissimi colori. E' chiamata anche Zip. STORIA - L'antenata della chiusura lampo è del 1851, e si deve a Helis Howe che brevettò la sua "chiusura automatica continua per abiti", composta da una serie di ganci uniti da un cordoncino che scorreva su "denti" metallici. Nel 1893 William Whitecomb Judson (un inventore di Chicago - USA) creava un meccanismo di chiusura rapida a ganci, con un fermaglio per aprire e chiudere il sistema, chiamato "chiusura di sicurezza separabile". Il brevetto del primo prototipo viene fatto risalire al 1896. Solo nel 1913 lo svedese Sundback perfezionò l'idea realizzando una più comoda e resistente chiusura lampo con dentini di metallo e cursore, che fu usata prima per portafogli e borse da tabacco poi, alla fine della prima guerra mondiale, nell'abbigliamento. Nel 1958 è stata introdotta la catena continua a spirale, grazie alla quale i dentini sono applicati direttamente sul nastro. CURIOSITA' - La consacrazione definitiva ad accessorio cult avvenne nel 1971, quando la seguitissima band musicale dei Rolling Stones produsse l'album "Sticky Fingers". Sulla copertina dell'album (la più grande di tutti i tempi), ideata dal maestro della pop art Andy Warhol, si vedono dei jeans stretti sdruciti (indossati dall'attore Joe Dallessandro che non si vede in quanto è ripreso dal torso in giù) e si trova una vera lampo funzionante. La copertina fece scandalo, tant'è che in Spagna i censori richiesero di sostituirla. |
| Challis |
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Probabilmente derivato dall'anglo-indiano scalee, "morbido". Tessuto in tela leggera, originariamente allestito con fili d'ordito in seta e trama in lana pettinata; talvolta presenta un motivo intessuto, ma più spesso viene stampato con motivi floreali, tipici dei tessuti serici. Essendo allestito con fili fini è soffice e flessibile. Esistono anche varianti economiche preparate con lana mischiata con cotone, fiocco rayon o poliestere. Utilizzata soprattutto per abbigliamento femminile. |
| Chanel |
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Dal nome della creatrice di moda Gabrielle Chanel, in arte Coco. Stoffe da intrecci marcati multicolori. |
| Charmant - Termine francese, da charme, "incanto, fascino". |
| Indica una persona affascinante, seducente, brillante. |
| Charmeuse [sciarmes] - Termine francese, da charme, "fascino". |
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1. Tessuto ad armatura tipo raso, carratterizzato da un diritto lucente e da un rovescio opaco, morbidissimo, allestito con filati di cotone, seta o raion. Viene usato per abiti femminili, vestaglie e pigiami. 2. E' detto anche di tessuti e fodere a maglia. |
| Charvet |
| Tessuto in seta con armatura a coste diagonali, rigato; è morbido e drappeggia bene. Viene usato per cravatte. |
| Cheviot (tessuto) [scèviot] - Voce inglese. |
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1. Razza ovina della Scozia meridionale e degli Altipiani, con vello chiuso che non ricopre però gli arti, che fornisce una lana lunga e ruvida. 2. Tessuto originariamente solo cardato, oggi anche pettinato o semipettinato, abbastanza pesante (invernale) compatto e caldo, ma non soffice, caratterizzato dal disegno spigato alternato a filetti colorati e righine; fabbricato originariamente con lana ottenuta dal vello della pecora allevata nella omonima regione, oggi anche con filati pettinati con lana incrociata (crossbred), tinto in pezza. E' il tipico tessuto degli abiti sportivi "inglesi". |
| Chiacchierino |
| è un tipo di merletto per bordure costruito con una serie di anelli, nodi e catene |
| Chiarella |
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Da chiaro. Difetto di trama, che causa un vuoto nel tessuto (mancanza di filo), dovuto in tessitura ad una fermata di telaio, procurato dall'allungamento di un dente del pettine. |
| Chic |
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Dal tedesco "schick" abbreviazione di "Geschick", cioè "tenuta". La lingua francese l'ha adottato durante l'impero napoleonico, con la grafia "chique"; quella italiana sta ancora tentennando fra "chic" e "scic". Indica una cosa o una persona raffinata ed elegante, che ha la capacità di fare qualcosa con eleganza, disinvoltura. Da qui il termine italianizzato "sciccheria" (da "scic"). |
| Chiffon |
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[sciffòn]Termine francese; propriamente "cencio, straccio". Tessuto leggero (40-50 gr. al mtl.) a struttura tela, trasparente, a base di filati fortemente ritorti. Può essere in seta, fibre sintetiche o talvolta anche in cotone. Colorato normalmente in tinte delicate che ne esaltano la semitrasparenza. E' usato soprattutto per indumenti femminili, abiti da cerimonia e sera, camicie, sciarpe. In italiano: velo, mussola. |
| Chiné |
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[scinè] Termine francese, che letteralmente vuol dire alla cinese. 1. Genericamente significa screziato, sfumato, striato (per stampa o tintura). 2. Tessuto, sopratutto di seta, screziato, striato, frisato a disegni sfumati ed a contorni imprecisi, ottenuto mediante la stampa del motivo sui fili di ordito, prima della tessitura anziché sul tessuto finito. 3. Filato stampato in matasse a due o più colori, per ottenere in catena un effetto screziato del tessuto. |
| Chintz |
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[cinz]Termine inglese; derivata dalla parola indiana chitta che significa "variegato", a "macchie". 1.Tela fine a superficie lucida e levigata, stampata a più colori, generalmente in cotone o seta ma oggi anche fabbricata con fibre sintetiche. E' usata nell'abbigliamenti femminile, oltre che nell'arredamento. In italiano: Cinz o Cintz. E' chiamata anche Calanca. 2. robusto tessuto di cotone, ad armatura tela o raso è caratterizzato dai colori vivaci e dalla mano lucida, ottenuta con una forte calandratura. |
| Chintzantura |
| Operazione di finissaggio che per deposizione di piccole quantità di sostanze opportune seguita da trattamento in calandra consente di ottenere superficie liscia e brillante. |
| Chitai |
| Tessuto leggero liscio di cotone su armatura tela. |
| Chitina |
| Sostanza simile alla seta naturale ricavata dalla parte cornea del corpo degli insetti e dei crostacei con la quale si possono produrre delle fibre artificiali simili alla seta naturale |
| Cifra |
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Scrittura abbreviata, per lo più con le sole iniziali accostate o intrecciate dal nome e cognome; le si usa talvolta sul petto delle camicie maschili, sia ricamate in colore tono su tono che in contrasto. Altri sinonimi in italiano: iniziali, monogramma (anche se non è da preferirsi). |
| Cilestro |
| Azzurro alquanto carico. Lo stesso che colore celeste. |
| Cimatura |
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Da cimare. 1. Operazione di finissaggio che comporta il taglio (rasato) e omogeneizzazione del pelo residuo sulla superficie dei tessuti di lana e cotone; viene eseguita mediante una macchina detta cimatrice. Si effettua normalmente in asciutto tagliando le fibre ad uguale altezza, nei tessuti garzati e nei velluti, tipo velour, oppure si radano completamente nei tessuti pettinati; eliminando filamenti, fiocchetti e nodi precedentemente sollevati da una leggera garzatura, ottenendo così una superficie liscia e uniforme. 2. Operazione di finissaggio per rasare o egualizzare la lunghezza del pelo residuo sulla superficie del tessuto. Si tagliano le fibre, ad uguale altezza, nei tessuti garzati e nei velluti, tipo veluor, oppure si radano completamente nei tessuti pettinati. La cimatura viene eseguita mediante lame elicoidali rasenti ad alta velocità. |
| Cimosa - Cimossa |
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Dal latino tardo cimussa, corda e cinghia di corda, di etimologia incerta. Estremità laterali dei tessuti, dette anche Vivagno, che ha la funzione di impedire al tessuto di sfilacciarsi, costituiti da fili estremi ed esterni dell'ordito, in genere più fitti e resistenti, in quanto devono sopportare lo sforzo laterale del pettine e la violenza della trama che si inserisce di volta in volta, portata dalla navetta. Anche nei telai senza navetta, ormai la netta maggioranza, le cimose sono ordite su rocchetti a parte con materiale resistentissimo. Meno comune: Cimossa. Vi sono vari tipi di cimose: Cimose semplici - Sono formate con armatura tipo tela, utilizzando gli stessi fili del resto dell'ordito, cioè con un filato della medesima dimensione, ma con un rapporto fili/cm. maggiore. Cimose a nastro - Sono talvolta realizzate con armatura di tela ma più spesso con panama, perché forma un bordo più piatto. Cimose centrali - Sono necessarie quando si tessono contemporaneamente due teli gemelli uno di fianco all'altro. Il tessuto viene poi tagliato tra le due cimose centrali, per separare i due teli e i bordi tagliati sono rifiniti con un punto a catenella o con un orlo. Cimose fuse - Queste cimose sono fatte su tessuti di fibre termoplastiche, come il nylon, riscaldando i bordi del tessuto, in modo che le fibre fondano e si saldano insieme sigillando i bordi. Questa tecnica è a volte usata per tagliare tessuti molto ampi in teli di ampiezza ridotta. Cimosa a giro inglese - E' usata su alcuni telai senza navetta. La fabbricazione utilizza una armatura di garza piuttosto stretta che blocca le estremità tagliate della trama lungo il bordo del tessuto. Cimosa a capo rientrante - E' una tecnica usata su alcuni telai senza navetta. Si definisce Cimosa parlata quando viene eseguita una stampigliatura o tessitura portante la marca del fabbricante o altro. Vengono oggi eseguite solo su tessuti finissimi, di pregio, destinati alla vendita al banco, da grossisti o negozianti per sartoria. Per i tessuti destinati alla confezione sono perfettamente inutili, in quanto rappresenterebbero soltanto un aumento di prezzo al metro, dovuto alla particolare esecuzione; per quelle tessute essa avviene per mezzo di piccole jacquard, applicate sopra al telaio a ratiera, che lavorano parzialmente solo per i fili di cimosa durante l'esecuzione del fondo da parte del telaio stesso a ratiera. francese: lisière inglese: edge; selvedge tedesco: Kante; Rand; Umriss; Stoffkante; Webkrante spagnolo: borde; orillo |
| Ciniglia |
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Dal francese chenille, letteralmente, "bruco". 1. Filato composto da un filo ritorto che trattiene fra i suoi capi elementi di pelo ritto e voluminoso. Viene utilizzato in maglieria e ne viene realizzato un tessuto omonimo il cui aspetto è simile al velluto, ma molto più morbido e aperto, dal diritto e rovescio pelosi, con pelo compatto, consistente, alto, ottenuto con filato di trama molto peloso: alcune varianti sono ottenute con un tessuto di fondo ago impunturato a ciuffi, altre con tessuti a maglia ago impunturati a ciuffi che poi vengono cimati, allo scopo di imitare l'effetto ciniglia. 2. Filato ritorto molto gonfio in quanto trattiene, fra i capi, ciuffetti di pelo ritto e voluminoso, ottenuto con tecniche particolari; l'omonimo tessuto è simile ad un tessuto di velluto ma più morbido e aperto. francese: chenille inglese: chenille tedesco: Chenille spagnolo: chenilla |
| Cinz o cintz |
| In lingua indiana significa letteralmente: macchiato. Indica un tessuto lucido di cotone a disegni vivaci o a fiorami stampati. Solitamente viene utilizzato per tappezzerie. |
| Cinzato |
| Tessuto in tela di cotone unito od operato lucido da una parte. |
| Circolare |
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(macchina) Qualunque tipo di macchina per maglieria con una o due serie di aghi disposti su un cilindro o su un disco. I tipi di tessuto prodotti comprendono tutta la gamma della maglia in trama. |
| Ciré |
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[sirè] - Termine francese che significa lustrato, lucidato, incerato. Tessuti spalmati o impregnati di resine sintetiche, solo su una faccia, che presentono una superficie lucida, liscia, quasi plastificata. Vengono impiegati soprattutto per impermeabili. |
| Cloraggio |
| Trattamento che si esegue sulla lana (tops, filato, tessuto) con cloro, ipoclorito, prodotti organici che sviluppano cloro e che ha lo scopo di diminuire o annullare la tendenza a feltrare ed aumentare la capacità di fissare i coloranti. |
| Coat |
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Voce inglese, che significa "giacca" o "cappotto". In italiano sinonimo di capospalla. |
| Cobalto |
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Dal tedesco kobalt, da kobolt, folletto, l'essere leggendario che avrebbe fatto trovare del cobalto ai minatori invece dell'argento ricercato. Dal colore dell'ossido di metallo detto cobalto, di un azzurro particolarmente intenso e puro. Potremmo equiparare il cobalto all'oltremare, spesso con valore di aggettivo (blu oltremare). |
| Cocco |
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(colore) - Dal latino coccum, risalente al greco kokkos, "cocciniglia". Colore rosso, ricavato dalla cocciniglia, usato un tempo per tingere stoffe. Per estensione, il tessuto così tinto. (fibra) Fibra vegetale estratta dai filamenti che avvolgono la noce, cioè il frutto commestibile della palma tropicale "Cocos nucifera" . I filamenti sono fatti macerare in acqua, cardati e pettinati; sono formati dalla riunione di molte fibre corte (max. 1 mm.) e fini. Si presentano come filamenti bruni, molto irregolari, con nodi e impurezze silicee. Bruciati, danno un odore caratteristico di sostanze resinose e lasciano un residuo siliceo insolubile negli acidi. IMPIEGHI: Si producono tappeti, stuoie e anche tessuti piuttosto grezzi. Data la notevole produzione nei paesi tropicali, queste fibre sono esportate a basso costo e si trovano anche sui mercati europei. CODICE TESSILE: CC (EURATEX) |
| Coloranti |
| (Per la tintura) Caratterizzazione del processo tintoriale secondo il tipo e quindi le proprietà delle materie coloranti usate. |
| Coloranti a mordente (al Cromo) |
| Categoria di coloranti usata quasi esclusivamente su lana caratterizzati da buone solidità generali con toni poco vivaci. |
| Coloranti Acidi |
| Categoria di coloranti idonea essenzialmente per lana, seta e poliammidi caratterizzati da solidità generali variabili secondo il gruppo e ampia gamma cromatica. |
| Coloranti al Tino o Indanthren |
| Categoria di coloranti per fibre cellulosiche caratterizzati da solidità generali ottime e buona gamma cromatica. |
| Coloranti allo Zolfo |
| Categoria di coloranti per fibre cellulosiche caratterizzati da discrete solidità ad umido e gamma cromatica limitata. |
| Coloranti Cationici Basici |
| Categoria di coloranti idonei essenzialmente per la tintura delle fibre acriliche, caratterizzati da buone solidità generali e vivace gamma cromatica. |
| Coloranti Diretti (Sostantivi) |
| categoria di coloranti per fibre cellulosiche caratterizzati da solidità generali medie o scarse ed ampia gamma cromatica. |
| Coloranti Dispersi (Plastosolubili) |
| categoria di coloranti per acetato, triacetato e fibre sintetiche con solidità generali variabili secondo il tipo di fibra ed ampia gamma cromatica. |
| Coloranti Ftalogeni |
| categoria di coloranti per fibre cellulosiche caratterizzati da ottime solidità generali: assortimento limitato ai toni verdi e azzurri. |
| Coloranti Leucoesteri |
| categoria di coloranti derivati dai coloranti al tino, solubili ed idonei per tinte chiare. |
| Coloranti Naftoli (Azoici a sviluppo) |
| Categoria di coloranti per fibre cellulosiche caratterizzati da buone solidità generali e gamma cromatica nella tonalità rossa. |
| Coloranti Pigmenti |
| Categoria di coloranti insolubili usati specialmente in stampa, caratterizzati da buone solidità generali ed ampia gamma cromatica |
| Coloranti Premetallizzati (Metallocomplessi) |
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categoria di coloranti idonea per lana, seta e poliammidi caratterizzati da buone solidità generali e discreta gamma cromatica. Coloranti Reattivi |
| Categoria di coloranti per fibre cellulosiche e proteiche caratterizzati da solidità ad umido buone ed ampia gamma cromatica. |
| Colorimetro |
| apparecchiatura di misura del colore |
| Condizionamento |
| Operazione con la quale si consente al tessuto o al filato di riacquistare il tasso naturale di umidità. |
| Confezionamento |
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Tintoria - Operazione mediante la quale il tessuto viene posto sul supporto più idoneo per le operazioni successive o la consegna al committente (tubo, barchetta, falda, rotolo, ecc.). Abbigliamento – assemblaggio tramite cuciture dei pezzi tessuto tagliato |
| Contafili |
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Da contare + filo. Semplice strumento, chiamato anche "Lentino da tessitore", che è formato da un supporto su cui è montata una lente di ingrandimento, la cui base presenta una apertura quadrata; attraverso questa apertura i fili di ordito e di trama sono ingranditi e contati. In genere più grande è l'apertura e minori sono gli errori nel conteggio dei fili. Alcune lenti hanno un apertura di 1/2 cm. x 1 (il numero dei fili contati in 1/2 cm. moltiplicato per 2 dà il numero di fili al cm/q2), altre hanno 1 cm. x 1 o 2 cm. x 2 cm. Viene impiegato nell'industria tessile per determinare l'intreccio e la riduzione dei tessuti. Un altro mezzo più rapido per |