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  • Facciale, in misura unica , tessuto 100% COTONE
  • Riutilizzabile per almeno 20 volte previo lavaggio in lavatrice e stiratura come indicato nelle istruzione di lavaggio
  • Articolo conforme alla normativa del decreto numero 18 del 17/03/2020 art.16 ;
Certificata CE - Dispositivo medicale di classe 1

F
Faille [fail]
Termine francese; dal nome di un copricapo fiammingo.
Tessuto senza rovescio tipo taffetà, con armatura che è la combinazione di un reps regolare con la tela, dove si intercala un filo di tela tra 2-3-4 fili di reps, allo scopo di mantenere a debita distanza le trame nell'ordine d'inserzione e di non permettere lo scorrimento dei fili sulle trame. Ha coste piatte, grazie ai fili di tela che non permettono alle briglie d'ordito di prendere una forma pressoché "bombé" o arrotondata per l'accavallamento delle trame nell'interno della briglia medesima. Per l'esecuzione a telaio si usano due subbi d'ordito, a causa delle tensioni diverse tra i fili, causate dal diverso imborso, della tela e del reps, per cui si dovrà passare l'armatura di faille con un rimettaggio a corpi. Di peso medio o pesante, abbastanza sostenuto, realizzato in seta od altre fibre chimiche.
In italiano, ma è meno usato, si dice Faglia
 
Fair isle
Nome inglese dell'isola Fair, dell'arcipelago scozzese delle Shetland
Disegno geometrico multicolore; sui capi di maglieria esso è spesso costituito da una banda che congiunge le spalle con andamento parallelo allo scollo rotondo. Il fair isle sweater, maglione delle isole Fair, fu reso popolare negli anni venti dal giovane principe di Galles (futuro duca di Windsor).
 
Falbo
Dal provenzale falp. Indica un colore giallo scuro, tendente al rossiccio, tipico della pelliccia di certi animali.
 
Falda
Dal franco falda, "piega".
1. Strato largo e sottile di tessuto che si sovrappone, a tratti o porzioni, ad altri.
2. Lembo del vestito che pende dalla vita in giù; specialmente ciascuna delle due strisce che pendono dietro alcuni tipi di soprabito o giacche o giubbe. Un sinonimo è Coda  (frac e tight).
3. Tesa del cappello.
4. Veste di seta bianco-crema con lunga coda a strascico, che il Papa (Chiesa cattolica romana) indossa durante i pontificali.
5. Nella stesura tessuti  numero di falde presenti nel tappeto di taglioFallato
Participio passato, usato come aggettivo.
Prodotto, specialmente tessile, che esce dalla fabbricazione con uno o più difetti qualitativi che ne diminuiscono il valore.
 
Fallo
Da fallare Difetto di lavorazione, specialmente di un tessuto, dovuto ad un errore di tessitura.
 
Fancy
[fa' nsi] - Termine inglese, contrazione di fantasy, che deriva dal francese antico fantasie, fantasia
1. Motivo a stampa per tessuti, con piccole fantasie intrecciate.
2. Tessuto di flanella ruvido da entrambi i lati.
 
Fancy cord
Termine inglese Velluto con coste di dimensioni diverse.
 
Fané
Aggettivo francese che significa "avvizzito", proveniente dal latino parlato fenare, ossia diventare come il fenum, "fieno, erba secca". Descrive un abito o accessorio invecchiato o sciupato dall'uso, che ha perduto la freschezza
 
Fasciante
Participio passato di fasciante. Detto di capo d'abbigliamento molto attillato, specialmente sui fianchi.
 
Fashionable
Voce inglese, derivata da fashion, "moda". Indica un capo di abbigliamento, un accessorio o altro motivo, alla moda.
 
Felpa
Dal francese antico ferpe, feupe. Tessuto a maglia con il rovescio in filato di cotone ritorto o in lana mista ad altre fibre, e con il diritto in filato cardato, quasi sempre di lana e poco ritorto, reso talora soffice mediante garzatura; è prodotto su macchine monofrontura, ed è costituito da una serie di fili di fondo, di titolo relativamente fine, che immagliano in rasate e fanno da supporto a una seconda serie di fili, trattenuti con ancoraggi saltuari, che hanno un andamento lineare, simile a quello dei tessuti tradizionali. Questi fili, più grossi di quelli di fondo, formano una superficie morbida, soprattutto se viene garzata (denominazione della felpa Pireney). Si parla di felpa invisibile quando si impiegano due serie di fili di fondo, allo scopo di avere un rovescio più regolare. Negli indumenti confezionati la superficie felpata è utilizzata come rovescio.
francese: peluche
inglese: plush
tedesco: Plusch
spagnolo: felpa; peluche
 
Felpato
Da felpa. Tessuto con superficie fortemente garzata, generalmente in una sola faccia. Presenta il pelo inclinato come il velluto, ma molto più morbido e cedevole.
francese: pelucheux
inglese: plush-like; plushy
tedesco: pluschartig
spagnolo: tipo peluche, de
 
Feltro
Dal latino medioevale feltrus, dal franco filtir.
Manufatto fabbricato con fibre animali, vegetali, artificiali e sintetiche, sottoposte a forte compressione in apposite presse, ottenendo un addensamento delle fibre, anziché mediante l'intreccio dei fili. E' dovuto alla caratteristica proprietà delle fibre di feltrare in particolari condizioni di umidità, alcalinità, calore e sfregamento. In altre parole poiché la superficie esterna di tali fibre è coperta da scaglie che provocano una elevata resistenza allo loro frizione quando queste vengono mosse una rispetto all'altra, il loro movimento potrà avvenire solo in un'unica direzione; quando si stabiliscono condizioni favorevoli di umidità e temperatura il movimento provocato in una massa di fibre animali porta ad un forte aggrovigliamento delle stesse, con formazione di una struttura (il feltro) la cui forza di coesione è data dall'intreccio disordinato delle singole fibre. Generalmente usato per i cappelli di lana (il migliore è considerato quello fatto con pelo di coniglio), ma anche per cappotti, giacche e gonne.
STORIA - I feltri sono noti sin dalla più remota antichità. L'uomo non tralasciò mai di produrre strutture simili alle pelli animali, senza ricorrere alla filatura e tessitura. Una delle prime strutture di questo tipo furono i feltri. Una leggenda narra che cammellieri arabi avrebbero imbottito i loro calzari con peli di cammello e che l'umidità, il movimento e il calore avrebbero trasformato questo pelo nel primo feltro. La possibilità di formare strutture piane basate sui grovigli disordinati di fibre ha dato origine, nella storia dell'uomo, allo sviluppo oltre che dell'industria tessile anche a quella della carta.
francese: feutre
inglese: felt
tedesco: filz
spagnolo: fieltro
 
Fettuccia
Diminutivo di "fetta".
Nastro piuttosto basso, resistente, in tessuto, specialmente cotone, usato per rifiniture di abiti o di biancheria, per legacci, ecc.
Fiammato
Participio passato di fiammare, adattamento italiano del francese flammé, fiamma.
1. Filato ritorto fantasia con effetti di fiammata. La "fiammatura" è un ingrossamento irregolare, a forma di siluro, che si forma per difetto tecnico sul filato. Creando volutamente questi ingrossamenti a intervalli programmati si ottengono filati fiammati per la maglieria e tessuti, come lo shantung.
2. Tessuti, prevalentemente di lana, che presentono bottoni e strisce di colori vivaci, specialmente con ingrossamenti saltuari, irregolari, assai marcati.
In francese: Flammé.
 
Fibre tessili
Dalle parole latine fibra e textilis " concernente la tessitura".
Vedi anche precisazioni sulle fibre
Indica un elemento di materia di origine naturale, artificiale e sintetica, caratterizzato da flessibilità ed elevato rapporto fra lunghezza e diametro, atta ad essere trasformata in filo o manufatto tessile. In senso specifico indica un filamento tessile di spessore non superiore a 100 micron (o millesimi di millimetro) e con larghezza limitata ma molto superiore allo spessore. Dando al rapporto lunghezza/spessore un valore adeguato e allo spessore un valore di pochi micron acquistano proprietà tessili materiali come il vetro , l'acciaio, ecc. Si definiscono fibre continue quel gruppo di fibre tessili che hanno una lunghezza illimitata, come la seta (800 mt. ca.), o le fibre artificiali e sintetiche ottenute oer estrusione. La lunghezza di una fibra è molto importante per la sua filabilità (minimo 1 cm.). Il numero di sostanze che si possono definire fibre tessili è assai alto, ma in realtà non tutte sono suscettibili di applicazioni pratiche perché devono rispondere a determinate caratteristiche tecnologiche di finezza, lunghezza, resistenza meccanica.
Tutte le fibre tessili sono formate da polimeri. I polimeri idonei alla formazione di fibre sono strutture lineari costituite dalle cosiddette macromolecole che, a loro volta, sono formate da migliaia di molecole elementari chimicamente legate, una dopo l'altra, in una catena lineare.
PRINCIPALI CARATTERISTICHE DELLE FIBRE TESSILI:
Il titolo - indica la finezza di un filo, ed è espresso in peso per unità di lunghezza (tex=grammi/1.000 metri, oppure ditex=grammi/10.000 metri);
La tenacità - indica la sua resistenza alla trazione, sino alla rottura;
L'estensibilità - indica la capacità di allungarsi sotto l'azione di una forza;
L'elasticità - indica la capacità di riprendere le dimensioni primitive dopo aver subito una deformazione;
L'igroscopicità - indica l'attitudine o meno di assorbire umidità;
La coibenza - indica la capacità di non trasmettere calore.
Mentre non vi è dubbio che cosa si deve intendere per fibre naturali, la distinzione tra artificiali e sintetiche non è ben netta; vi è la tendenza ad abolire il termine artificiali e parlare solo di fibre chimiche o di tecnofibre, in analogia all'espressione (riferito alle fibre) man-made fibres degli anglosassoni che si può tradurre "fabbricate dall'uomo".
Le fibre si dividono in:
A) Fibre naturali - Sono le fibre che si trovano già in natura sotto forma di filamenti più o meno lunghi. A loro volta si dividono in:
a1) fibre animali con un ulteriore divisione da bulbo pilifero (lana); da pelo (alpaca, angora, cammello lana, cashmere, castoro, guanaco, jack, lama, lontra, mohair, vigogna, ecc.); da crine o pelo (pelo bovino, crine di cavallo, ecc.)
a2) fibre vegetali che a loro volta si dividono da seme (cotone); da libro o stelo (canapa, gelsolino, ginestra, ibisco, juta, lino, ortica, ramiè, ecc.); da foglia (abaca, agave, alfa, sparto, ecc.); da frutto (cocco, kapoc); da alghe o olginiche (seta marina)
a3) fibre minerali da roccia (amianto)
B) Fibre chimiche - Sono le fibre create dall'uomo mediante processi industriali fisico-chimici, partendo da materie prime esistenti in natura. Per ottenere questo tipo di fibre si trasformano dei monomeri (da monos = uno e meros = parte) in polimeri (da poli = molti e mero = parte) e questi in materiali fibrosi, sotto forma di filo continuo o di fiocco (cioè filo tagliato a varie lunghezze). Tecnologie molto sofisticate permettono poi di diversificare le fibre modificandone le caratteristiche secondo l'impiego specifico. La molteplicità delle fibre chimiche programmabili e la loro capacità di adattamento sono oggi superiori a quelle delle fibre naturali (rappresentano ca. il 60% di tutte le fibre impiegate nell'industria tessile).
Si ha una prima divisione in:
fibre organiche - Quelle da polimeri naturali (fibre artificiali); da polimeri sintetici (fibre sintetiche); da carta.
fibre inorganiche - Quelle costituite da polimero sintetico (vetro tessile, carbonio); da metallo (metallica, metallizzata).
Le fibre chimiche possono a loro volta essere suddivise in:
b1) Fibre artificiali - Sono ricavate sottoponendo a particolari trattamenti chimici polimeri (macromolecole) lineari già esistenti in natura che va estratto e trasformato. Fra le più importanti vi sono le cellulosiche, ottenute partendo dalla cellulosa pura (viscosa, cupro, modal, ecc.) o acetilata (acetato, triacetato, ecc.). I limiti delle fibre artificiali, olttrer che in fatto di caratteristiche e prestazioni tecnico-applicative, si ritrovano nel fatto che usano come materia prima le conifere vegetali che hanno un ciclo di ripristino di circa 20 anni.
b2) Fibre sintetiche - Sono le fibre ottenute attraverso procedimenti di sintesi chimica sulla base di varie materie tra cui principalmente i sottoprodotti della distillazione del carbone e del petrolio. Il polimero viene prodotto dall'uomo, in genere per aggregazione di molecole di monomeri elementari di sintesi. Questa aggregazione si chiama "polimerizzazione" e può avvenire secondo due principi: la policondensazione e la poliaddizione. La policondensazione è una sequenza di reazioni tra monomeri uguali o diversi tra di loro, tutti dotati almeno di due gruppi funzionali, in grado di interagire formando legami che interconnettono le molecole singole in catene più o meno lunghe (i monomeri vengono uniti tra di loro mediante i legami per formare il polimero). La poliaddizione è una serie di reazioni tra monomeri uguali o diversi tra loro (comonomeri) caratterizzati, in genere, da doppi legami, cioè da una carica di energia interna in grado di trasformarsi sotto l'azione di particolari sostanze avvivanti dette "catalizzatori", in legami tra individuo e individuo, fino a formare catene polimeriche più o meno lunghe (è come quando una folla disordinata di individui si mette in fila a un certo segnale e i vari individui si uniscono fra di loro in catene dandosi la mano).
Sono in costante evoluzione per offrire sempre nuove prestazioni in termini di comfort, estetica, sicurezza e rispetto ambientale. Dipendono da risorse "oil" le cui giacenze naturalmente non sono illimitate, oltre ad avere processi altamente inquinanti (specie per le emissioni CO2). Fra le più importanti vi sono il poliammide (nylon), poliestere, politene, acrilico, elastan, ecc.
 
Fil-à-fil
Locuzione francese, che significa, letteralmente, "filo a filo".
Tessuto leggero in armatura tela, in genere di cotone, a righe verticali molto sottili, ottenute per effetto di piccole coste oppure per risultato di fili d'ordito a colori alternati. L'effetto ottico finale è quello di un microscopico millerighe verticale oppure di un altrettanto microscopica quadrettatura, che danno la sensazione di una stoffa a tinta unita con una superficie leggermente irregolare.
inglese: thread-by-thread
 
Filature
Da filare (verbo)
L'insieme di operazioni necessarie per trasformare le fibre tessili (massa inizialmente disordinata) in filato (assieme di grande lunghezza). La filatura consiste dunque nel passaggio da uno stato totalmente disordinato ad un certo tipo di struttura ordinata, che dipende dal titolo e dalla torsione oltre che dalle caratteristiche delle fibre componenti.
Ind. tess. - Ciò si ottiene con una serie complessa di operazioni industriali, differenziate secondo i tipi di fibre, ma rispondenti ai medesimi principi fondamentali: il principale elemento di distinzione è costituito dalle proprietà geometriche delle fibre (soprattutto la loro lunghezza), e dà luogo - oltre ad alcuni casi particolari - a due fondamentali sistemi di lavorazione, per le fibre corte (taglio cotoniero) e per le fibre lunghe (taglio laniero). Mentre le fibre chimiche possono essere prodotte industrialmente in quasi tutte le lunghezze e forme desiderate, le diverse fibre naturali sono disponibili, secondo il tipo e la provenienza solo in determinate lunghezze e finezze. Il compito dei filatoi consiste nella preparazione delle fibre per il processo di filatura vero e proprio, nella loro strutturazione in una forma coerente continua e nella produzione di unità di presentazione adatte ad essere sottoposte a ulteriore lavorazione.
Qualsiasi processo di filatura deve essere in grado di realizzare i seguenti tipi di funzione:
eliminazione delle impurezza (nel caso delle fibre naturali);
mescolanza dei componenti;
separazione delle fibre;
ordinamento delle fibre: salvo eccezioni (filati cardati), significa parallelizzazione e classifica per lunghezza, con eliminazione delle fibre corte;
affinamento della struttura e sua regolarizzazione;
consolidamento della struttura (inserimento della torsione).
Le prime due di queste funzioni hanno luogo all'inizio del ciclo secondo modalità che tengono conto dello stato di presentazione delle fibre gregge (assai diverso, ad esempio, per lana e cotone), e sono poi perfezionate durante i passaggi successivi; alle altre quattro corrispondono nell'ordine quattro operazioni tipiche: cardatura, pettinatura, stiro e filatura propriamente detta.
I. Metodi di filatura per fibre corte
Noto anche come metodo di filatura cotoniera o a tre cilindri, ed è quello che trova maggiore applicazione a livello mondiale. Il nome deriva dalla disposizione dei cilindri del gruppo di stiro su filatoi di uso più comune, i filatoi continui ad anelli. Questo metodo di filatura è adatto a tutti i tipi di fibre con una lunghezza massima di circa 40 mm e si dimostra molto flessibile per quanto riguarda le caratteristiche e i settori di impiego dei filati prodotti. I filati prodotti in base al metodo di filatura cotoniera vengono trasformati in tessuti di stoffa, tessuti di maglia, maglieria e intrecci per i settori tessili nel campo dell'abbigliamento, dell'arredamento e per l'impiego in campo tecnico.
Il processo di lavorazione delle fibre è suddiviso in diversi stadi:
Raccolto e sgranatura;
Preparazione della filatura;
 
Filatura
In base alle diverse caratteristiche richieste al filato e alle materie prime di fibra utilizzate, vengono previste disposizioni delle macchine e metodi di filatura diversi. Inoltre è necessario trovare, di volta in volta, un compromesso tra caratteristiche del filato e costi di produzione convenienti.
II. Metodi di filatura per fibre lunghe
Noto anche come metodo di filatura laniera. Nella filatura di lana pettinata, oltre alla lana di tosa, vengono lavorate anche fibre chimiche a taglio lungo, sopratutto poliestere e acrilico. I filati pettinati offrono una buona uniformità, una buona resistenza e un buon allungamento e una pelosità ridotta.
La lana, prima dell'inizio del processo di lavorazione, deve essere lavata per eliminare impurità (esempio: sporco, sudore e grasso naturale della lana). La lana viene asciugata in essiccatoi a tamburi perforati e quindi aperta nella cosiddetta carda rompitrice. Quindi le fibre vengono oliate per influenzare le proprietà di attrito delle fibre ed evitare cariche elettrostatiche. Viene poi effettuato il trasporto automatico nella cella di mescolatura. Poiché un impianto di lavaggio richiede un investimento impegnativo e deve rispettare notevoli requisiti imposti dalla salvaguardia dell'ambiente, la maggiore parte delle filature di lana pettinata acquistano lana, nastri di carda o nastri di lana pettinata già lavata.
Le fibre chimiche vengono lavorate come fibre tessili sotto forma di bobine o come nastri da filamenti continui.
Le fibre tessili vengono portate direttamente alla carda dopo l'apertura e l'oliatura. I nastri da filamento vengono tagliati o sfilacciati in fibre corte per mezzo del "converter" e quindi tinti o miscelati grazie ai processi di cardatura e pettinatura, sotto forma di nastri.
I successivi passaggi di lavorazione comprendono la cardatura e lo stiro. Il nastro doppiato e affinato viene portato alla pettinatrice e lavorato per ottenere un nastro pettinato. Il processo di pettinatura è uguale sia per le fibre corte che quelle lunghe. Tuttavia a causa delle materie prime diverse, le macchine pettinatrici presentono notevoli differenze. Per eliminare i punti di saldatura, il nastro pettinato viene stirato con uno stiratoio di regolazione.
Sono operazioni complementari alla filatura: 1. roccatura, 2. accoppiatura o binatura, 3. ritorcitura, 4. aspatura, 5. dipanatura, 6. garzatura.
francese: filer
inglese: spinning
tedesco: spinnerei
spagnolo: hilandería
portoghese: girando  
 
Fil coupé
Termine francese. Tecnica di disegnatura che prende il nome dal fatto che vengono tagliati i fili di slegatura.
Filanca
Da filare. In origine era un marchio di fabbrica, passato poi all'uso comune.
Indica i filati artificiali e sintetici testurizzati, molto ondulati (a somiglianza della lana) per conferire loro una maggiore elasticità. Usata specialmente per calze e maglie, o come filato cucirino.
 
Filato cucirino
(o semplicemente Cucirino) Filato generalmente a due o più capi (ma può essere anche monofilo) sottoposto a trattamenti particolari per cucire a macchina o a mano.
Come per altri materiali tessili, i filati cucirini sono composti di un tipo di fibra, una struttura ed una finitura, ciascuno dei quali può influenzare sia l'aspetto sia la prestazione (soprattutto per l'uso a macchina) del filato.
Tipo, struttura e finitura della fibra
La suddivisione in termini di materiale, è quella fra fibre naturali, fibre realizzate dall'uomo (chimiche) e quelle realizzate con una mischia; in termini di struttura ci sono quelli filati da un fiocco o da fibre di lunghezza corta, oppure quelli realizzati con filamenti continui e quelli fatti da una combinazione dei due.
Tipi di fibra
Nella produzione dei filati cucirini viene usata una varietà di fibre, sebbene alcune abbiano un uso limitato.
A livello industriale i filati cucirini più usati sono quelli sintetici (in quanto le macchine da cucire industriali fanno più punti al minuto), principalmente poliestere e poliammide (nylon), ed in una piccola quota in aramide e politetrafluoroetilene (PTFE). Tutte le fibre sintetiche sono all'inizio dei filamenti continui. Si possono ottenere filamenti di varia misura secondo la dimensione dei fori della filiera dai quali vengono estrusi.
Fra le fibre artificiali è impiegata la viscosa, per l'uso nei ricami. Questa non ha la resistenza e la durata delle fibre sintetiche, ed ha una scarsa elasticità e poca resistenza quando è bagnata, ma ha il grande vantaggio della lucentezza. Più disponibile comunemente sotto forma di filamento continuo, che ha una maggiore lucentezza rispetto al fiocco, la scarsa resistenza all'abrasione e scarsa robustezza non costituiscono uno svantaggio nelle macchine per ricamo, ma i tessuti che incorporano questa fibra non dovrebbero essere sottoposti a lavaggi ripetuti.
La fibra naturale che viene maggiormente usata è il cotone, realizzato in filato da fibre della lunghezza media di 35-40 mm. e con un diametro di 0,02 mm. I filati cucirini di cotone generalmente danno una buona prestazione di cucitura, ma la loro forza e resistenza all'abrasione sono inferiori a quelle dei filati sintetici di uguale sezione. I filati di cotone sono principalmente usati nell'uso domestico o su macchine industriali poco attrezzate, o nella produzione di abbigliamento tinto in capo.
Le strutture dei filati
La creazione dei filati cucirini può assumere una varietà di forme. Quando le fibre si presentono naturalmente in pezzi corti o sono tagliate o rotte in tal modo, devono essere attorcigliate assieme, inizialmente in fili singoli, e poi la torsione deve essere bilanciata applicando una torsione contraria affinché due o tre di questi fili vengono combinati insieme per formare la struttura del filato. La torsione delle fibre singole consolida la resistenza e la flessibilità garantita dalle fibre stesse. Senza la contro-torsione, detta "torsione di finitura", un filato convenzionale non potrebbe essere controllato durante la cucitura. I fili individuali si separerebbero durante i loro ripetuti passaggi attraverso l'ago e sopra le superfici di controllo della macchina per cucire. La torsione viene definita dal numero di giri inseriti per cm. di filo o filato prodotto. Se la torsione è troppo bassa i fili possono logorarsi e rompersi; se è troppo alta, la vivacità nel filato può provocare aggrovigliamenti, nodi nei cappi o fuoriuscite dalla confezione. Ci sono due possibilità di direzione della torsione (a destra o a sinistra).
 
Finiture del filato
L'aspetto finale della struttura di un filato cucirino è la finitura superficiale, la cui caratteristica più importante (oltre a quello dell'aspetto finale) è la lubrificazione. Il compito di una copertura lubrificante è quella di produrre un livello costante di attrito e, in particolare per filati sintetici, di proteggerlo dal riscaldamento dell'ago.
Dimensioni del filato
Tutti i tipi di filati tessili possono essere realizzati con differenti spessori e il rapporto tra la lunghezza e il peso di uno specifico filo viene definito "Titolo del filato" o misura.
Confezioni di filato
I filati cucirini sono disponibili in una varietà di confezioni, sia piccole che grandi, ed è generalmente venduto a lunghezza piuttosto che a peso.
I rocchetti sono la confezione più piccola e sono bobine flangiate (una volta erano in legno) in plastica. Sebbene vengono usati in maniera abbastanza limitata su macchine industriali più lente, specialmente nella produzione di calzature e di articoli in cuoio, vengono ampiamenti usati per uso domestico e per le macchine da cucire casalinghe. Una modesta quantità di filato, di solito mt. 100 o 500, viene avvolta parallelamente sulla bobina. I rocchetti non sono adatti per fornire il filato a macchine industriali ad alta velocità, nemmeno per filati armati.
Le bobine o spolette sono piccoli tubi, cilindrici, senza flange, sulle quali il filato viene avvolto incrociato per ottenere stabilità. La mancanza di flange facilita uno svolgimento regolare della sommità delle macchine per cucire industriali, soprattutto a punto annodato, ma il loro piccolo diametro le rende meno adatte a una presa di filato più veloce, come per le macchine sopraggitto. Esse contengono di solito dai 1.000 ai 1.200 mt. di filato e sono usate soprattutto nella produzione di capi d'abbigliamento, sia dove i lanci di produzione in ciascun singolo colore sono ridotti e sia per la distribuzione a piccoli laboratori esterni. Sono adatte al cotone, al poliestere ritorto, al nylon ritorto o a filati con anima, ma non per la finitura glacé o per filati a filamenti sottili dove una fuoriuscita dalla confezione rappresenterebbe un problema.
I coni contengono 5.000 e più metri o 10.000 yards di cotone morbido o mercerizzato, di poliestere ritorto o filato ritorto con anima, avvolto incrociato per ottenere una maggiore stabilità e uno buono svolgimento.  Essi garantiscono una fornitura di filato senza problemi ad alte velocità intermittenti o continue e ciò, insieme allo loro lunghezza, li rende ideali per l'uso su macchine per punti classe 400, 500, 600 e combinati, dove le interruzioni per re-infilare l'ago devono essere minime. I coni sono la confezione ideale per i filati cucirini convenzionali in situazioni dove il consumo di filato è alto e i lanci di produzione sono consistenti con limitati cambi della sfumatura di colore. Essi sono adatti anche alle macchine automatiche.
I viconi sono tubi paralleli o coni ad angolo basso con una base supplementare a base a forma di flangia alzata che può includere un piccolo labbro. Essi contengono filato lucidato o a filamento continuo e sono progettati in modo da contenere qualsiasi fuoriuscita dalla confezione che possa verificarsi durante lo svolgimento di questi filati morbidi senza impigliarsi o intrappolarsi quando il filato lento viene alzato.
Le grandi confezioni adatte all'uso su macchine per sopraggitto o per punti di copertura possono contenere fino a 20.000 mt. di filato ritorto o ritorto con anima, avvolto su larghi coni o tubi.
I contenitori sono progettati per maneggiare agevolmente i filati in monofilamento che sarebbero difficili da controllare su confezioni standard.                                 
 
Fileté
Termine francese.
Tela di cotone, del tipo degli zeffiri, nel quale fili a forma di righe parallele risaltano nel senso della lunghezza.
 
Filza
Dal latino volgare filicella, diminutivo di filum, filo.
1. Serie di elementi giustapposti riuniti generalmente da un filo che li attraversa (una filza di perle, ecc.).
2. Cucitura (anche filzetta) formata da punti regolarmente intervallati usata in genere per imbastire o per increspare stoffe leggere.
 
Filzetta
Diminutivo di filza.
Punto eseguito infilando sull'ago e quindi sul filo un tessuto o un nastro a piccoli tratti, e lasciando ora la stoffa increspata, ora ritenendola. Si può applicare anche come contorno a semplici disegni per ricamo.
Filzuolo
Da filza.
1. Lunghezza prefissata di filo avvolto su un aspino o un aspo, le cui due estremità sono fermate da un cappio.
2. Il filzuolo rappresenta l'elemento base per la realizzazione di una matassa: la lunghezza varia a seconda della fibra. Il filzuolo serve sia per la campionatura del filato, sia per la titolazione, determinata in base alla lunghezza, prestabilita del filoe al peso corrispondente.
3. Unità di misura anglosassone per fissare il titolo dei filati di canapa, e uguale a 300 iarde, cioè a 274,32 mt. Un filzuolo è del titolo I quando pesa una libbra (gr. 453,6).
Finestrato
Dal latino finestratu(m), da finestra.
Indica un tessuto a disegni scozzesi.
francese: quadrillé
inglese: checkered
tedesco: gewurfelt
spagnolo: cuadriculado; decuadros
 
Finezza
1. Misura che definisce con il titolo il diametro delle fibre. La finezza è espressa in micron (1/1000 di millimetro). Per finezza standard si intende un filo con un titolo uguale a un denaro (gr. 0,05).
Dato che le fibre, specialmente le naturali, non mantengono costante il proprio diametro per tutta la loro lunghezza. la determinazione dello spessore medio comporta una certa approssimazione.
A causa delle diverse caratteristiche delle fibre sono stati perfezionati diversi metodi di determinazione pratica della finezza:
titolazione
metodo ottico classico (lanametro)
metodi ottici moderni (Microvideomat, Pimc, Fidivan)
metodi flussometrici (Air-Flow, Wira)
metodo elettronico
2. In maglieria indica il numero di aghi che si contano su una fornitura in una unità di misura prestabilita (finezzaq inglese, finezza gauge, finezza francese).
francese: titre de la fibre
inglese: fibre fineness
tedesco: Faserfeinheit; Tifer
spagnolo: titulo de la fibra
 
Finissaggio
Dal francese finisagge
Ind. tess. - Operazione o insieme delle operazioni di rifinizione eseguite sul tessuto uscito dal telaio, intese a conferire determinate caratteristiche, ossia a renderlo morbido al tatto, resistente, idroreppellente, antipiega, ecc.
A tale scopo si effettuano trattamenti meccanici, fisici e chimici. Fra le operazioni più importanti vi sono: apprettatura; calandratura; cimatura; decatissaggio; follatura; garzatura; impermeabilizzazione; marezzatura (moiré); mercerizzazione; sanforizzazione, tollatura; ecc.
francese: achvement; finisage
inglese: finishing
tedesco: Ausrustung
spagnolo: acabado
 
Flanella
Dal francese flanelle, e questo dall'inglese flannel col significato di stoffa e indumento.
Tessuto classico fondamentale: pettinato o semipettinato, in armatura saia, di peso medio o leggero, follato e garzato, è caratterizzato dalla superficie uniforme e pelosa e dalla mano morbida e calda. Esistono molte varietà di flanelle: in lana, con l'ordito di cotone e la trama in lana, oppure tutte in cotone. Quella di cotone presenta anch'essa una mano molto soffice ed una superficie garzata, con aspetto simile alla felpa, da cui differisce per avere tutte e due le superfici pelose. Ha caratteristiche coibenti, cioè sviluppa calore se viene strofinata, e lo mantiene a lungo. Possono essere in tinta unita, a righe colorate, ecc. In lana sono molto usate sia  in drapperia che laneria, mentre in cotone sono adatte per camicie, pigiami, vestaglie, ecc.
francese: flanelle
inglese: flannel
tedesco: Flannel
spagnolo: flanela
 
Floccato
Tessuto sul quale per mezzo di collanti si applicano fibre lunghe pochi millimetri, tenute in posizione perpendicolare rispetto al tessuto, nel momento dell'incollatura, da un campo elettrico. Si ottiene una superficie vellutata, anche a disegno, se si varia l'area sul quale viene eseguita l'incollatura.
francese: floconné
inglese: cromby
tedesco: Floconné
spagnolo: floconné
 
Flou
Aggettivo francese che in linguaggio pittorico significa "morbido, pastoso".
1. Nel campo dell'abbigliamento può indicare un abito, tessuto "vaporoso" ed a tinte tenui o una linea "morbida, sfumata".
2. Nella tecnica fotografica si dice di una immagine priva dei dettagli più fini e con contorni sfumati. Tale effetto si può ottenere con l'impiego di obiettivi o di filtri speciali, o anche con una leggera sfocatura oppure anteponendo all'obbiettivo una garza o una lastra di vetro unta di vasellina.
 
Foam
Schiuma poliuretanica che si impiega per la fabbricazione di agugliati, ma che nella sua forma non adesiva si usa ora solo per spalline (gomma piuma).
Queste schiume di spessore sottile possono essere rese adesive ed essere impiegate come termoadesivi per grandi superfici. Lo spessore varia da 2 a 4 mm. Hanno il vantaggio di un modestissimo costo ma comportano una serie di svantaggi, e cioè danno una mano gommosa e senza scatto, si appiattiscono e degradano nel tempo, sono di difficile stenditura e difficile scorrimento sulle macchine da cucire, e non danno nessun controllo del tessuto esterno. Per questo come interfodera è stata praticamente abbandonata.
 
Follato
Participio passato di follare.
Tessuti di lana che abbiano subito un processo di follatura più o meno accentuato. Quasi tutti i tessuti di lana (esclusi i rasati e i freschi) subiscono una leggerissima follatura che, a parte la mano, conferisce maggiore compattezza e robustezza al tessuto.
Follatura
Dal latino volgare fullare, "cavalcare".
1. Ind. tess. - Operazione importante nel finissaggio dei tessuti di lana e misti che serve come trattamento di pre-ritiro. I sistemi di follatura sono due e cioè la follatura a testa di martello o con battitori e la follatura con cilindri. Quest'ultimo sistema è il più economico e permette un miglior controllo dell'andamento del processo, tanto che ha sostituito quasi del tutto il primo sistema. La macchina per compiere questa operazione si chiama follone. Nei folloni a martello si lavorano di preferenza i feltri e le coperte. Il tessuto viene pressato sotto cilindri rotanti per renderlo più compatto, resistente e gonfio.
2. Maglieria - E' una operazione di finitura eseguita sui capi di lana o misti e peli animali pregiati, allo scopo di conferire particolare morbidezza e stabilità; i capi vengono agitati in bagno acquoso o in solvente, con una certa quantità di acqua, in modo da sollevare una leggera peluria e da agganciare le fibre animali fra loro; la superficie del tessuto appare leggermente pelosa, tale da rendere indistinta la struttura della maglia.
francese: foulage
inglese: fulling
tedesco: einwalken
STORIA - Nei tempi antichi la follatura era fatta con i piedi. Piedi nell'acqua sono appunto il geroglifico egiziano che simboleggiava questa operazione. La prima macchina per la follatura compare in Europa circa 800 anni fa eliminando così il duro lavoro fisico della pigiatura.
 
Foncé
Voce francese, participio passato del verbo foncer, che significa "scurire".
Termine riferito ai tessuti per indicare la tinta prevalentemente scura, o cupa.
 
Formalwear
Marchi di abbigliamento formale i cui prodotti, pur con una connotazione fashion, sono usati in occasioni eleganti.
 
Foulard [fulàard]
Termine francese dal verbo fouler, a sua volta dal provenzale foulat che significa "sottoposto a follatura".
1. Sciarpa, fazzoletto da collo o da testa, molto leggero e di varie dimensioni.
2. Tessuto molto leggero, ad armatura saia, di aspetto brillante e di mano morbida, fabbricato in fibre naturali e artificiali; impiegato negli abiti femminili, fodere, vestaglie, cravatte, ecc.
3. Apparecchio per la tintura o l'apprettatura dei tessuti di cotone o di fibre artificiali e sintetiche. Il tessuto, svolto dal subbio e guidato da cilindri guida-pezza, entra nella apposita vasca contenente la soluzione di colorante o appretto e quindi, dopo essere passato tra due cilindri spremitori, viene riavvolto su un secondo subbio.
 
Foulé
Voce francese del verbo fouler, "follare".
Tessuto diagonale simile alla flanella, follato, morbido, fabbricato con lane pettinate, rifinite con l'apparecchio follato. Termine di uso internazionale.
Fourreau [fugò]
Termine francese.
1. Significa fodera, guaina.
2. Nella moda è un abito femminile di linea diritta ed attillata, molto aderente, detto anche tubino.
 
Frappa
Dal francese antico frape, di etimo incerto.
Stretta banda di stoffa, increspata e merlata, spesso con motivi floreali dipinti o ricamati, usata per guarnizione di abiti, tendaggi, coperte o altro.
 
Fresco lana
Tessuto di lana pettinata in tinta unita, particolarmente leggero, realizzato in armatura tela, aperto e areato con filati ritorti a 2 o 3 capi, che lo rendono particolarmente ingualcibile, nervoso e resistente. E' usato per capi estivi o di mezza stagione, quali tailleur e abiti sia maschili che femminili.
francese: tissu léger de laine
inglese: light wool fabric, lightweight wool
tedesco: fresko, leichte wolle
spagnolo: lana fria
Termine di uso internazionale: cool-wool
 
Frisé
Aggettivo francese che significa arricciato, ricciuto, increspato.
1. Tessuto di lana formato da filati molto ritorti, dalla caratteristica superficie arricciata, flanellata, increspata. Simile al bouclé, ma più pesante e compatto.
Termine di uso internazionale: mountonné
2. Un laminato nel quale l'anima è un tortiglione ottenuto avvolgendo a spirale un filo di seta attorno ad un altro.
 
Froissé
Termine francese.
Si dice di tessuti dalla superficie volutamente sgualcita.
 
Frontura
L'insieme di aghi di una macchina o di un telaio per maglieria, fissati o guidati in una piastra rettilinea o circolare in modo da formare un insieme di maglie in un solo piano. Le fronture possono essere una o due.
francese: fonture
inglese: needle bed
tedesco: Nadelbett
spagnolo: fontura
 
Fucsia
Deriva il suo nome da quello del naturalista tedesco Leonhart Fuchs (1501-1566), che studiò e catalogò sul suo erbario una particolare famiglia di piante, cui venne dato il suo nome.
1. Colore rosso carico tendente al viola.
2. Chim. - Colorante organico, usato per tingere di rosso il cotone.
RIF. LETTERARIO - Questo termine fu usato per la prima volta nella lingua italiana da Tomasi di Lampedusa nel libro "IL Gattopardo".
 
Fumo di Londra
Indica un tono di grigio scuro dall'aspetto opaco.
 
Fuso(Fusello)
Dal latino fusus, arnese per filare.
1. Piccolo arnese che serve a filare (conferendo torsione al filato) e sul quale viene avvolto il filo stesso. Generalmente di legno fatto al tornio o altro materiale leggero, lungo poco più di un palmo, diritto, rigonfio (panciuto) verso il mezzo ed appuntito verso le due estremità, al quale è formata una rotella o disco in legno, dalla quale sporge la cocca o muscolo, dove si incocca il filo sia nel filare che nel torcere. In alcuni casi il fuso presenta una seconda rotella infilata al perno al di sotto del filato.
CURIOSITA' - Lavorare la canapa e la lana per la filatura era compito delle donne, specie nelle lunghe serate invernali nel tepore delle stalle, dove si riunivano con le vicine, e tra una chiacchera e l'altra usavano filare; quando il fuso era completo e non poteva portare altro filo, quest'ultimo veniva fissato con un nodo e il fuso collocato nel porta fuso, che di solito era appeso al muro.
2. Piccolo arnese di forma analoga, ma con una delle estremità munita di una leggera sporgenza destinata a trattenere il filo, che serve per fare la trina e i passamani di filo o di seta.
3. Piccolo arnese di legno appuntito usato per realizzare guarnizioni su confezioni a maglia.
4. Ind. tess. - Nella filatura meccanica organo fondamentale dei filatoi e dei ritorcitoi, cilindrico a forma di
asta appuntito, con movimento rotatorio, che produce la torsione e l'avvolgimento del filo.
 
Fustagno
Riguardo all'etimo esistono due versioni. La prima vuole che il nome derivi dal villaggio arabo di Al-Fustat, sobborgo del Cairo in Egitto, donde in origine questo tessuto veniva importato; la seconda ritiene l'etimo molto più antico e che risalga al latino fustis = fusto, rifacendosi al medioevale lana de ligno = lana di legno da cui derivò fustaneum = dal fusto. Esiste anche la parola fushtan, che si riferiva proprio ad un pesante tipo di stoffa a base di cotone.
Tessuto di cotone, con intrecci derivati dal raso in generale da 5 o da 8 o talvolta dalla saglia (diagonale), compatto, molto robusto, realizzato con filati molto resistenti, garzato e peloso sul diritto, e ruvido sul rovescio. Presenta un aspetto che richiama quello delle pelli scamosciate. A seconda del trattamento che subisce, il fustagno si distingue in fustagno liscio cioè senza pelo detto anche "fustagno satinato" e "fustagno classico" che è quello che subisce un trattamento di "smerigliatura" che solleva parte del pelo rendendolo simile allo scamosciato. Un fustagno classico è 16-32 = 26-32 dal peso di 280-285 gr/mq., ma specie nella confezione maschile si raggiungono pesi di 350-500 gr/mq. Il tessuto, prodotto greggio a telaio, subisce poi una garzatura, una satinatura e una tintura ed eventualmente anche una stampa che forniscono ad esso le caratteristiche sue proprie e dell'uso a cui è destinato. Appena prodotto e finito si presenta rigido e acquista morbidezza e plasmabilità man mano che lo si usa. Viene usato per l'abbigliamento sportivo (pantaloni e giubbotti).
Anticamente veniva prodotto con una trama (cioè il filo orizzontale) di cotone, mentre l'ordito (cioè il filo verticale) poteva essere di lino, di canapa, e talvolta di entrambi.
Chiamato anche Fustagno, ma in passato anche Pignolato, Bambagina, Cotonina, Terlice, ecc. Le varianti sono chiamate con nomi inglesi come Beaverteen, Moleskin, Doeskin.
francese: futaine; flanelle de coton
inglese: fustian; flannelette; barchent
tedesco: Barchent; Baumwollflanell
spagnolo: fustano; flanela de algodon