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Ibisco
Genere di pianta delle malvacee propria delle regioni tropicali da cui si estrae una fibra tessile.
Idrofilia
Dalla radice greca "idros" che significa acqua.
Proprietà di massima assorbenza alla umidità e sensibilità delle fibre tessili naturali. Tra le fibre tessili più idrofile (assorbenza normale come percentuale del loro peso) ci sono: cotone 8%; acetato 6,5%; lino 10-12%; rayon viscosa 13%; seta 11%; lana 15-18% (queste riprese sono riferite ai 20°C).
Idrorepellenza
1. Proprietà tipica delle fibre sintetiche di non assorbire acqua così facilmente come le fibre naturali.
2. Particolari trattamenti atti a porre una barriera che eviti il contatto fra le molecole di acqua e i polimeri fibrosi rendendo i tessuti impermeabili all'acqua.
Idrofilizzazione
Trattamento industriale della spugna che, eliminando le parti cerose presenti nel cotone, le conferisce forte capacità di assorbimento dall'acqua fin dal primo impiego. La spugna idrofila assorbe fino a tre volte il suo corrispondente in peso di acqua. Le spugne che hanno subito questo trattamento sono spesso contrassegnate con il marchio DRY.
Idrofilo (Finissaggio)
Trattamento che viene eseguito per aumentare la idrofilia di tessili. Può essere applicato ad esempio su articoli destinati alla stampa per migliorare la penetrazione e l’uniformità o su articoli in fibre sintetiche per biancheria intima per migliorarne il comfort.
Idrofobia
caratteristica di assorbimento di umidità in misura inferiore al 4% del peso fibra.
Idrofobizzazione
trattamento che rende la fibra impermeabile
Idrorepellente (Finissaggio)
Operazione che per deposizione di prodotti chimici opportuni conferisce ai tessili repellenza all’acqua conservandone la permeabilità all’aria. Sinonimi: impermeabilizzazione porosa, trattamento perlante, siliconatura.
Ignifugo
Sostanza che ostacola o impedisce la combustione di materiali facilmente infiammabili. In particolare, nelle costruzioni civili, nell'abbigliamento professionale e nell'industria, materiali ignifughi, materiali utilizzati per impedire o ritardare il propagarsi degli incendi. Si tratta in genere di pannelli di fibre speciali o particolari tipi di cemento: i primi sono costituiti da lana di roccia, lana di vetro, fibre all'ossido di silicio, fibre ceramiche e, per basse temperature, da fibre naturali come cotone e lana (le fibre di amianto, uno dei migliori materiali ignifughi, un tempo largamente utilizzate nell'industria tessile, sono state proibite a causa della loro pericolosità). I rivestimenti ignifughi a base di cemento o gesso sono dei laterizi speciali che, oltre a resistere alle alte temperature, in presenza di calore o fiamma emettono anidride carbonica e si dicono perciò autoestinguenti. Diversi materiali sintetici utilizzati per l'arredamento (pannelli espositivi, rivestimenti per poltrone e divani, parquet, moquette e altri oggetti simili) sono anch'essi ignifughi e autoestinguenti, anche se l'effetto autoestinguente ha efficacia solo a basse temperature e per un breve periodo di tempo.
Ikat
1.Termine indonesiano che significa annodare.
Tessuto prezioso di cotone del Nusa Tenggara e in modo particolare di Sumba (Indonesia) con disegni tradizionali. L'antica tecnica ikat per la decorazione di tessuti (che presentono lo stesso nome e che sono destinati a particolari cerimonie culturali) consiste nel fissaggio di disegni decorativi mediante complesse operazioni di tintura del filato da tessere. Il filato viene disposto in vari mazzetti, alcuni parti dei quali si ricoprono con fibra allo scopo di renderle immuni da colorazioni durante il processo di tintura; si ottiene così un filato colorato soltanto parzialmente, che una volta tessuto rivela un animato disegno decorativo.
Mentre gli ikat di Flores sono caratterizzati da immagini astratte o geometriche, quelli di Sumba hanno figure di animali (un tempo solo cervi, bufali, galline, serpenti, coccodrilli, tartarughe, lucertole, poi, con le influenze straniere, anche leoni olandesi e draghi cinesi), ma fino all'inizio del '900 dovevano celebrare l'epopea di una famiglia aristocratica, quindi venivano raffigurati anche guerrieri a cavallo o teste mozzate dei nemici. Le tecniche di produzione sono un po’ cambiate in questi ultimi ottant'anni. Oggi infatti vengono usati colori prodotti industrialmente, mentre un tempo per i colori si ricorreva solo ad elementi minerali e vegetali, ad esempio il kombu (rosso ruggine) veniva ricavato dalla corteccia e dalle radici del kombu, un albero molto diffuso a Sumba sud-est.
2. L' ikat è un procedimento per la tintura dei filati, diffuso oggi specialmente fra i popoli malesi ed indonesiani. Il significato del termine è nuvola.
L'ikat tecnicamente è una tintura a riserva, cioè un tipo di tintura dove parti dei filati vengono protette tramite una stretta legatura per non essere tinte, mentre le parti non legate si colorano. Si distingue un ikat semplice, nella quale la tintura è praticata sui fili dell'ordito, uniti in piccoli mazzi legati in modo da ottenere, durante la tessitura sul telaio, il disegno prestabilito e un ikat doppio, nel quale sono trattati con analogo procedimento anche i fili della trama.
CURIOSITA' - Fino a meno di un secolo fa era privilegio delle famiglie nobili confezionare ed indossare abiti ikat e chi violava la norma poteva anche essere punito con la morte. Poi sono arrivati gli olandesi, che in un primo momento hanno rotto quel monopolio speciale (molti ufficiali e mercanti hanno acquistato ikat) e in seguito ne hanno incoraggiato la produzione, perché il tessuto aveva un ottimo mercato a Giava. Purtroppo l'aumento della produzione ha comportato anche un impoverimento della qualità e già nel 1920 non erano molti gli ikat fatti con le tecniche abituali e con i disegni tradizionali. Si dice che un tempo per la colorazione fosse particolarmente apprezzato il sangue dei moribondi. Il lavoro dell'ikat è tradizionalmente una occupazione tutta femminile. Infatti sono le donne che piantono il cotone, lo raccolgono, lo lavorano e lo filano, sono sempre lavoratrici coloro che producono le tinture (laddove si procede ancora con i metodi tradizionali), preparano le decorazioni e procedono alla tessitura. Un ikat era il risultato di un lavoro molto lungo e complesso. La filatura avveniva tra luglio e ottobre, l'ordito e i disegni erano preparati tra settembre e dicembre, poi al termine della stagione delle piogge, di solito in aprile, si preparavano i colori cardine (blu e kombu), quindi in agosto si iniziava la tessitura. Perciò per fare un ikat ci voleva più di un anno. Il filo del cotone viene rafforzato in bagni indurenti di cassava grattugiata (pianta denominata anche yuca, più nota come manioca, che ha una radice a tubero). Alcuni esemplari sono esposti nei musei di Rotterdam e di Basilea.
Imbancatura Da imbancare.
Operazione consistente nel disporre le bobine o le rocche sulla cantra o rastrelliera per preparale il filato all'orditura.
Imbastire
Da in- + basta.
1. Unire due lembi di stoffa, pelle e simili con una cucitura provvisoria (imbastitura) a punti relativamente radi
2. Nella lavorazione dei cappelli di feltro avvolgere il pelo per ridurlo in falde sul tamburo di una macchina imbastitrice lunghi.
Imbastitrice
Da imbastire.
1. Tipica macchina per cucire con base piana o a colonna, con la funzione di imbastire a punto annodato. Usata specialmente per le confezioni di indumenti femminili, quali tailleurs, cappotti, ecc. Le macchine per imbastire sono prive di organi di trasporto, in quanto lo spostamento del tessuto è comandato a mano dall'operatrice.
2. Macchina usata per la fabbricazione dei cappelli di feltro, che è costituita da un cono metallico bucherellato, che ruota entro un cilindro e munito all'interno di un aspiratore che consente di trattenere i peli sulla superficie del cono per la successiva feltratura.
Imbastitura
Cucitura provvisoria realizzata a mano, a punti lunghi a filza, molto semplice fra le varie parti di un capo, generalmente fatta in filo di cotone bianco. Si esegue prima della cucitura definitiva per permettere delle modifiche.
Nella confezione maschile l'imbastitura in filo di cotone, presente sulla cucitura delle spalle, serve per verificare il rispetto del taglio e delle forme nel corso della lavorazione e durante la fase dello stiro. L'imbastitura viene mantenuta per dare la possibilità al cliente di controllare direttamente la perfetta tenuta del tessuto e la corretta curvatura della spalla.
Atto ed effetto dell'imbastire. Fig., raro, abbozzo, schema di un'opera. In particolare: A) nella fabbricazione dei cappelli di feltro, la fase durante la quale si forma lo strato di peli sulla imbastitrice; B) nel linguaggio sportivo, fenomeno di stanchezza che colpisce un atleta dopo uno sforzo prolungato, detto più comunemente cotta.
francese: faufilure
inglese: basting
tedesco: heften
spagnolo: hilvan
Imbibenza
Capacità di un filato o di un tessuto di assorbire un liquido. Nella mercerizzazione è la velocità alla quale il filato assorbe la soluzione di soda caustica.
Imbiancatura
da imbiancare.
1) Operazione dell'imbiancare stoffa, panni, biancheria; candeggio; sbiancatura.
2) Procedimento di coloritura di muri e pareti. Per estensione, tinteggiamento
Imborso(dei tessuti)
Si tratta della contrazione della catena e del restringimento della trama combinati, e cioè l'accorciamento apparente dei fili di catena e di trama di un tessuto in seguito alle reciproche legature che si formano nell'operazione di tessitura. Essa varia da armatura ad armatura, e dipende anche dal numero di trame al centimetro e dei fili nonché dalle torsioni. Le caratteristiche di tensione alle quali si assoggettano i filati durante la lavorazione hanno pure la loro azione nel complesso del fenomeno. Dette cause agiscono indipendentemente e con varie intensità determinando così una vasta gamma di imborsi. Valori particolari si hanno nei tessuti a più catene, tecnici, crespi, velliti, spugne e per alcuni operati ove si opera di proposito con modalità esaltanti in catena ed in trama.
Imbottitura
1. Materiale con cui si imbottisce un oggetto o una parte per conferire determinate caratteristiche di conforto o funzionalità mediante l'inserimento in apposite intercapedini (esempio due tessuti, ecc.) di materiali di conveniente consistenza od elasticità. Lo scopo dell'imbottitura è quello di riparare dal freddo, simulando la leggerezza del piumino, con il vantaggio di essere lavabile, di asciugarsi in fretta e di avere un costo più basso. La fibra più comunemente usata è il poliestere, sebbene venga usato anche il polipropilene quando un capo non è soggetto al calore del lavaggio a secco. Per ottenere il massimo isolamento termico è necessario che quanta più aria possibile venga imprigionata tra le fibre, che devono essere più leggere ed elastiche possibile. Le fibre stesse sono di vari diametri e possono essere compatte o cave, con la possibilità di uno o più canali al loro interno. Le tante densità delle fibre, consentono di ottenere, nell'imbottitura, pesi diversi e varietà di spessori.
2. La trama che viene inserita nei tessuti doppi per aumentarne il peso.
Imbottitura
Una parte tessile collocata tra il materiale inferiore e superiore, rinforza il capo e ne mantiene la forma. L’imbottitura può essere utilizzata per rinforzo o come isolante termico. Vedi controfodera.
Imbottitura – controfodera
Tessuto ad armatura d’ordito non reversibile, con fili aggiuntivi utilizzati per creare disegni e cambiare le caratteristiche del tessuto.
Imbozzimare
Cospargere di bozzima i filati perché risultino più docili e resistenti alla lavorazione. Per estensione, impiastrare. Rifl., imbrattarsi; scherzoso, imbellettarsi
Imbozzimatura
Operazione mediante la quale si applica la bozzima ai filati o ai tessuti.
Ricopertura con resina eliminabile al lavaggio dei fili di ordito prima della tessitura per renderli più lisci e resistenti.
Imbozzimatrice
Macchina dell'industria tessile usata per imbozzimare i filati.
Imbomizzatura
1) Nell'industria tessile, operazione consistente nell'impregnare i fili di catena, o di ordito, di speciali sostanze (vedi bozzima), che incollano le fibre sporgenti dai filati rendendoli più lisci e più resistenti all'attrito durante la tessitura. Viene eseguita a macchina nell'ultima fase dell'orditura.
2) In arboricoltura, conservazione delle piantine con le radici immerse nella bozzima durante le operazioni di trapianto.
Imbustatrice
Macchina usata in confezione per imbustare i capi finiti. L'imbustatrice viene costruita per l'imballaggio di capi di abbigliamento, completi di porta-abito, in tubolare di polietilene, fino a 70 cm. di larghezza e 150 cm. di lunghezza. La macchina esegue la saldatura seguendo la sagoma delle spalle, e contemporaneamente taglia l'estremità del tubolare, che resta quindi aperto e pronto da infilare sul capo successivo. L'operazione di saldatura e taglio avviene nel tempo di chiusura e riapertura automatica dello stampo (3 secondi) . Il ciclo completo per l'imballo di un capo richiede pertanto 6-8 secondi.
Imitazione della seta per cucito
Filato da cucito liscio prodotto da un filato di cotone pettinato ritorto con tre filati semplici. Lucidità e durata, i due requisiti per ottenere cuciture sottili nell’abbigliamento e nell’intimo, si conseguono tramite bruciatura e mercerizzazione.
Imitazione di pelo a maglia
Il suo aspetto ricorda quello del pelo vero. La sua base, nella quale viene pettinata una fibra corta di poliacritonitrile durante il processo di lavorazione a maglia, costituisce la superficie di pelo desiderata da una maglia di cotone o di fibra sintetica. Il rovescio del prodotto finito viene rinforzato con il lattice e la superficie che presenta il pelo viene affinata molteplici volte grazie alle tecnologie di stiratura, tintura e taglio in modo da riuscire a raggiungere l’effetto visivo appropriato. Viene utilizzata nella produzione di cappotti invernali e in una vasta gamma di indumenti sportivi.
Imitazione di pelo intessuta
Ha l’aspetto del pelo vero. Prodotto in un telaio a due felpe, nel quale il pelo viene creato da un ordito di pelo normalmente costituito da fibre di poliacrilonitrile, rayon o lana. Il tessuto base è cotone o un misto e viene rinforzato attraverso una finitura sulla parte posteriore. Il pelo viene rifinito attraverso diverse tecniche di tintura, tessitura jacquard, stampa, taglio, scopinatura, goffratura ecc. Viene utilizzato nella produzione di cappotti invernali ed elementi decorativi per l‘abbigliamento.
Impannare
panno; nel senso 3 da in-²+panna (marina)].
1) Mettere, fissare l'impannata a una finestra.
2) Tessere, fabbricare panni.
3) Rifl., guastarsi improvvisamente, riferito a un veicolo a motore.
Impero
Stile di abiti femminili caratterizzati dal punto vita molto alto e arricciato sotto il petto, lanciato dall'imperatrice Giuseppina durante l'impero napoleonico. L'abito , per decreto imperiale, poteva essere di due fogge: o con maniche larghe e in tessuto a piccoli disegni uguale alla fodera del mantello in velluto da portare sopra, oppure con maniche corte in broccato d'argento abbinato sempre ad un mantello in velluto con ricami d'oro e d'argento e fodera di ermellino. Questa linea di abbigliamento era nota anche come directorie o rècamier.
Impermeabile (Finissaggio)
Tessuto idrorepellente, perché sottoposto al trattamento di impermeabilizzazione.
Impermeabilizzazione
Trattamento dei tessuti ( a base di sostanze idrofughe, emulsioni di paraffina, sali di alluminio ecc.) che permette all'acqua di scivolare sulla superficie senza penetrare.
Impiumare
1) Ornare con piume: impiumare un cappello; rifl., riferito agli uccelli, coprirsi di piume.
2) Sottoporre un tessuto a un leggero bagno colorante.
Impiumo
Fondo di tinta che si dà ai tessuti.
Impregnazione
Imbibire o spalmare agenti chimici idro-repellenti, in maniera tale da rendere i tessuti resistenti all’acqua.
Imprimé [ampimé]
Dal francese imprimer, che significa "stampare".
Usato per designare un tessuto stampato in una qualsiasi tipo di fantasia.
Impuntura a macchina
Creata industrialmente dalla cucitura a macchina. Viene formata utilizzando due o più fili. Possono essere creati vari tipi di impuntura a macchina su macchine speciali, incluse alcune per fini decorativi.
Impuntire
1. Cucire con punti fitti.
2. Fare l'impuntura.
3. Tipo di cucito. Nel fare il "punto riso", cioè nell'impuntire il canapino alla stoffa, i punti quasi non compaiono.
Impuntura
Dal latino in- (dentro) + punto.
Cucitura costituita da una serie di punti vistosi e uguali, che serve come decorazione o per unire più saldamente due lembi di un manufatto tessile.
francese: couture; pigűre; ouvrage piqué
inglese: stitching
tedesco: stepparbeit; naht
spagnolo: costura; pespunteado
Inamidare inamidire
Dal latino in- (dentro) + amido.
Bagnare un tessuto con acqua in cui è stato sciolto amido, per fargli acquistare rigidità alla stiratura.
Inamidato
La parte di tessuto che ha subito il trattamento dell'inamidare (esempio: un colletto).
Inamidatura
L'azione ed effetto dell'inamidare.
1) L'atto e l'effetto dell'inamidare; operazione consistente nello stirare, previo cospargimento di sostanze a base di amido, tessuti o biancheria, in modo da conferirvi una rigida consistenza. Il procedimento fu applicato nella seconda metà del sec. XVI da un fiammingo e si dimostrò ideale per le gorgiere che erano allora di moda. In particolare, nell'industria tessile, l'operazione di apprettatura, eseguita per ottenere tessuti di cotone e di lana con un tatto più sostenuto e più pieno, consiste nel far passare il tessuto in un bagno contenente amido che vi rimane aderente dopo l'asciugatura.
2) Fig., scherzoso, formalismo rigido di stile o modi di comportarsi: “la inamidatura della forma diplomatica” (F. Martini).
Incavo
Area sull’estremità o all’interno di determinati capi d’abbigliamento, che serve per ridurre la parte originale in modo da ottenere la forma richiesta. Presenta una o due punte, dove termina l‘incavo. In base alla sua posizione si distingue tra incavo della vita, del seno e dei fianchi
Increspatura; piegatura
Difetto su un capo finito, che assume la forma di un’indesiderata distorsione della sagoma. Esso viene causato dal taglio o da una errata lavorazione.
Indemagliabile
Detto di maglia i cui punti non si sciolgono. Il termine indica alcuni tessuti a maglia a struttura compatta, composti da fibre chimiche non demagliabili e quindi più resistenti a forti sollecitazioni. Sono impiegati per maglieria intima e sportiva e, una volta elasticizzati, per costumi da bagno
Ingualcibile
Che non gualcisce. Proprietà naturale dei tessuti di lana dovuta all'elasticità delle sue fibre; viene invece conferita ad altri tessuti mediante trattamenti chimici o applicazioni di resine.
Indienne
1. Tessuto morbido, di peso leggero, lucido in cotone con armatura a lino in filato a titolatura fine di cotone pettinato. Viene impiegato per la realizzazione di camicette e di abiti da donna.
2. Classica stampa blu su tessuto di cotone, utilizzato per la realizzazione di abiti femminili
Indumenti liturgici
Abbigliamento del clero. Diverse tipologie di indumenti vennero create dagli storici modelli basilari degli indumenti, che terminarono il loro sviluppo prima del IX secolo. I colori vengono stabiliti in base alla tipologia della funzione e alla gerarchia. Si presentano in tonalità di bianco, rosso, verde, viola e nero, mentre sono esclusi il giallo e il blu.
Indumento dal taglio diagonale
Indumento, le cui parti principali vengono tagliate in modo che le linee centrali mettano in evidenza diagonalmente i fili disposti nell‘ordito e nella trama. In questo modo il tessuto è più confluente o le parti possono essere lavorate meglio.
Infilatura
Un filo o più di una data lunghezza, inteso per essere infilato nell’occhiello di un ago. Distinguiamo tra filati singoli e doppi: con i filati singoli, i fili vengono infilati attraverso l’occhiello singolarmente, mentre nel caso di filato dippio, due fili vengono infilati contemporaneamente
Intimo
Prodotto o insieme di prodotti realizzati in tessuto lavabile che vengono indossati a contatto con la pelle, per esempio mutandine, sottogonne, camicie, camicie da notte
Intimo funzionale
Mantiene costante la temperatura del corpo durante uno sforzo fisico e in condizioni climatiche mutevoli. Questi prodotti vengono indossati solo a diretto contatto con il corpo (in un ambiente molto caldo) o come primo strato base sul corpo con uno strato aggiuntivo, es. un prodotto preferibilmente realizzato in un materiale assorbente (cotone, lana ecc.), in modo che l’umidità venga assorbita da questo strato e la pelle rimanga asciutta grazie ad una barriera costituita da uno strato di polipropilene
Intarsio
Lavorazione a maglia mediante la quale si ottengono disegni di grandi dimensioni su entrambe le facce del tessuto. L'intarsio o tarsia lignea è un tipo di decorazione che si realizza accostando legni o altri materiali (avorio, osso o madreperla) di colori diversi, tagliati sulla scorta di cartoni. Diffusa già nel Trecento tra il 1440 e il 1550 raggiunge il massimo della fioritura, sviluppando quello che verrà definito da André Chastel: il Cubismo del Rinascimento. La tarsia è impiegata nella decorazione di cofanetti, cassoni nuziali, porte, mobili da sacrestia, e per il rivestimento di sagrestie, cori e studioli
Interlock
Tessuto a maglia in trama realizzato su macchine bifrontura dove due serie di aghi lavorano in posizioni opposte e precisamente a "maglie incrociate". E' una variante del jersey, ma presenta minore estendibilità e quindi è più adatto ad essere tagliato.
Intreccio
E' l'intrecciarsi dei fili nel tessuto. Viene rappresentato con l'armatura.
Inumidire
Tenere umido un tessuto per poi stirarlo
Incannata
1) Quantità di filo sorretta dall'incannatoio; fig., imbroglio: dare un'incannata, raggirare.
2) Nella pesca, complesso di due reti, una detta bardassole e una tramaglio, usate nella cattura dei muggini e di altri pesci.
Incannatoio
Macchina che prepara la torcitura svolgendo i fili dalle matasse ed avvolgendole su rocchetti. Macchina, detta anche incannatrice, che dispone il filato, prima della tessitura, su canne o spole di legno a forma conica a gradini in basso e cilindrica nella parte superiore. È analoga alla roccatrice e viene impiegata unicamente nell'industria della maglieria
Incannatura
Ind. tess. - La prima operazione dell'orditura, (detta anche bobinatura) che consiste nell'incannatura dalle spole di filatura alle rocche, e dalle rocche al subbio. Le confezioni destinate all'ordito devono presentare alcuni requisiti essenziali per fornire le migliori prestazioni durante l'orditura, vale a dire devono aver subito la stribbiatura, o essere comunque il più possibile esenti da difetti, devono essere di forma e strutture corrette. Una rottura di filo durante l'orditura significa l'arresto simultaneo di tutti i fili componenti la sezione o la frazione, a causa di un singolo difetto. L'efficienza della macchina ne sarà di conseguenza fortemente influenzata; l'aumento di produttività di questa operazione dipende più dall'accuratezza della sua preparazione che dalla velocità di avvolgimento nella formazione del subbio. Nel corso dell'incannatura il filato viene avvolto, su un supporto resistente all'umidità, con una zettatura per impedire lo scorrimento delle spire l'una sull'altra. Per alcune fibre (in particolare il cotone) è necessaria l'umidificazione dell'ambiente per evitare la rottura del filato in tessitura; per fissare la torsione della seta si ricorre alla brovatura. In casi particolari (filati per maglieria) si rende scorrevole il filo facendolo passare attraverso parafinnatori.
Incavatura
Operazione eseguita in sartoria per incavare le cuciture curve, in particolare quelle del cavallo dei pantaloni e dei giromanica, se risultassero stretti durante le prove.
Incerata
Panno, tela impermeabilizzati; tela cerata; caratteristico impermeabile dei marinai o completo impermeabile usato durante la navigazione a vela.
Incoccare
da in-2+còcca o cócca].
1) Tr., appoggiare alla corda la cocca della freccia per tendere l'arco.
2) Fissare il filo alla cocca del fuso.
3) In marina, passare un anello o la gassa di un cavo attorno alla cima di un albero, a una varea, ecc.; incappellare.
4) Intr. anche pron., fig., della parola, incepparsi: “due volte o tre s'incocca / prima il parlar, ch'uscir voglia di bocca” (Ariosto).
Incorsare
Nella tessitura, passare un filo di ordito nel liccio che ne guida l'evoluzione.
Incorsatura
Ind. tess. - Una delle operazioni dell'orditura. In fase d'imbozzimatura, o dopo, tutti i fili dell'ordito sono raccolti sul subbio. A questo punto, prima che questi venga montato a telaio, è necessaria l'operazione detta incordatura: il telaio viene fermato allorché il nuovo subbio deve essere montato, essendo necessaria la passatura di ciascun filo in una serie di dispositivi.
Increspature
Atto ed effetto dell'increspare e dell'incresparsi; fitta serie di crespe o piegoline, ottenuta mediante una filza di piccoli punti, poi tirata e fermata alle estremità.
Incrunatura
Foro che si produce in un tessuto per il passaggio ripetuto della cruna di un ago abbastanza grosso.
Indaco - Dallo spagnolo indigo, "indiano".
Sostanza naturale o sintetica (quella oggi usata dall'industria, che è la quasi totalità dell'indaco prodotto). Ha colore compreso, nello spettro solare, tra il rosso e il violetto.
L'indaco naturale si ricava da diverse piante del genere Indigena e dal Guado (Isatis tinctoria), che vengono tagliate e fatte fermentare in acqua. Il liquido giallo-verde che si ottiene dalla fermentazione viene fatto ossidare all'aria in ampie vasche, nelle quali viene costantemente agitato. Man manoche progredisce l'ossidazione, il colore della soluzione vira gradualmente fino a diventare un blu-violaceo caratteristico. Viene quindi raccolto il deposito melmoso che si è formato, riscaldandolo per bloccarne la fermentazione. Una volta asciugato, viene messo in commercio a forma di pani.
STORIA - Colorante noto e impiegato in Asia già 4.000 anni fa ed introdotto in Europa verso il sec. XVI. Fino alla fine del sec. XIX esso fu esclusivamente estratto dalle piante del genere indigofera, la cui coltivazione era fiorente in India, a Giava, nell'America centrale e in Cina. Nel 1897 si ha la prima commercializzazione dell'indaco sintetico da parte della BASF (Azienda tedesca). L'esportazione di indaco naturale dall'India, che era stata di 19.000 t. nel 1896-97, cadde a 1.100 t. nel 1913-14.
CURIOSITA' - Sono di colore indaco i veli degli uomini Tuaregh: il padre, alla pubertà, consegnerà al ragazzo il "litham". Gli uomini hanno due tipi di velo: il "cheche" è costituito da una fascia alta una ventina di centimetri e lunga fino a tre metri, avvolta attorno al viso e al capo, nascondendo la bocca, realizzato in tessuto di cotone, preferibilmente bianco o tinto di blu o nero. I veli sono avvolti in tanti modi, mai casuali e rispondono a precise esigenze estetiche e di riconoscimento. Il velo oltre a proteggere dalla polvere e dal sole, copre la bocca proteggendola dagli spiriti negativi, portatori del malocchio. Il "taguelmoust" è il velo delle feste (in particolare viene indossato in quella dell'Illoudjan), ed è costituito da una fascia che può arrivare fino a sette metri, di finissimo cotone impregnato d'indaco, d'aspetto lucido e cangiante, che riluce di metallico. Più l'uomo è importante e più si coprirà il volto lasciando intravedere solo gli occhi. Il curioso effetto è dovuto dal fatto che il colore viene battuto direttamente sul tessuto, invece di essere immerso, a causa di scarsità d'acqua. Pian piano il colore va via impregnando la pelle lasciando sul volto di chi indossa il caratteristico colore che è valso ai Tuaregh il sopranome di "uomini blu".
RIF. LETTERARIO - "...sul pallido indaco delle acque lacustri." (D'Annunzio - Trionfo della morte - del 1894, suo quarto romanzo).
Indemagliabile (tessuto)
1. Termine con il quale sono indicati, nel linguaggio commerciale, i tessuti a maglia in catena a struttura compatta, composti da fili di fibre chimiche; in contrapposizione alla maglieria in trama, che si lascia facilmente disfare per demagliatura. Sono impiegati per maglieria intima e sportiva e, una volta elasticizzati, per costumi da bagno.
2. Per estensione detto di maglia i cui punti non si sciolgono (non demagliabile), e quindi più resistenti a certi tipi di sollecitazione.
3. tessuto a maglia eseguito su telai in catena nel quale la rottura di un filo non provoca, anche sotto tensione, la smagliatura caratteristica in tutti gli altri tessuti a maglia. I tessuti indemagliabili sono generalmente molto leggeri e vengono impiegati nella produzione di tendaggi, di camiceria e confezioni estive da donna.
Indiana - Calco del francese indienne.
1. Ora il termine designa una stoffa di cotone stampata a colori vivaci per abiti e tappezzerie.
2. Nome generico dato ai tessuti di provenienza orientale, dipinti a fiori o disegni, importati nei secoli XVII e XVIII e destinati all'abbigliamento.
termine è rimasto a designare una tela di cotone stampata per vestiti e arredamento.
francese: indienne
inglese:: indienne
tedesco: indienne
spagnolo: indiana
Indice di durata (Scala di Haumann)
Tabella convenzionale che in pellicceria indica la durata media di un vello. La suddivisione dei valori dà da un minimo di 5 ad un masimo di 100.
Indumento
Dal latino tardo indumentum "abito, rivestimento", derivato da induĕre "vestire, indossare".
Veste, di qualsiasi natura e di qualsiasi foggia (abito o parte di un abito, capo di vestiario o di biancheria) che fa parte dell'abbigliamento di una persona.
Infaldatura
Nella produzione del cotone, operazione consistente nel piegare la pezza del filato in falde sovrapposte.
Infeltrimento
Da infeltrire.
Stato delle fibre della lana, dovuto all'azione dell'acqua, calore e azione meccanica, che provocano l'agganciamento l'una all'altra delle scaglie della superficie della fibra di lana, alterandone la struttura, in seguito ad un funzionale processo di follatura o anche ad un dannoso restringimento da lavatura.
Fenomeno che si verifica soprattutto per le fibre di lana quando siano sottoposte a sollecitazioni meccaniche (attrito) specialmente in ambiente caldo, umido e alcalino, come durante il lavaggio a caldo (vedi feltratura e feltro).
Infeltrire
nd. tess. - Sottoporre un tessuto a follatura.
1) Tr., rendere simile a feltro: infeltrire un tessuto, in particolare, nell'industria tessile, sottoporre un tessuto a follatura.
2) Intr., anche con la particella pron., diventare simile a feltro, assumere la sua compattezza.
Informals
Tessuti stampati con motivi astratti (ad esempio: disordinate linee bianche su fondo rosso).
Infradito
Sandalo piatto di plastica con listini che trattengono il piede, passando fra l'alluce e il dito vicino. E' copiato da quello giapponese, che si chiama "zori" e che si indossa con calze tabi di cotone, bianche, blu o nere, fatte apposta con una fenditura tra l'alluce e le altre dita. L'infradito all'origine era tutto di gomma ed era usato solo d'estate, al mare o in piscina. Diventata una calzatura di tendenza, è realizzato anche in materiali preziosi, può avere la suola a zeppa con tacco e si porta anche in città.
inglese: flip-flop
Ingeo®
Letteralmente "ingredienti della terra" - Marchio della Cargill Dow LLC (USA).
Fibra artificiale ricavata dall'acido poliattico, derivante da un polimero ottenuto dalla fermentazione di zuccheri semplici ricavati dagli scarti del mais destinato agli animali. Il processo di lavorazione è basato sul carbonio che le piante prelevano dall'aria con la fotosintesi; in questo modo, per esempio, si riducono fino al 50% le emissioni di anidride carbonica e il consumo di petrolio per fabbricare il polimero di base (come fanno tutte le altre fibre sintetiche) Ingeo utilizza il carbonio derivato da zuccheri vegetali. E' completamente rinnovabile e biodegradabile, e pertanto ha la proprietà di non inquinare e non produrre scorie, come le fibre naturali, ma con i vantaggi del polierstere.
STORIA - A produrla è la Cargill Dow, jont al 50% nata nel 1997 dall'unione di due gruppi la Cargill (alimentare) e la Dow Chemical (chimico).
Ingualcibilità
Pregio dei tessuti che non prendono pieghe e non si gualciscono, caratteristico della lana. Per ottenere l'ingualcibilità di altri tipi di tessuto si eseguono trattamenti antipiega particolari.
Ingualcibile
1. Proprietà naturale dei tessuti di lana di non gualcirsi grazie all'elasticità delle fibre.
2. Tale caratteristica può essere conferita a tessuti di altro genere attraverso trattamenti chimici o applicazioni di resine.
francese: infroissable
inglese: creaseless; non-creasing
tedesco: knitteram; knitterfrei
spagnolo: inarrugable
Inlet
Tessuto twill robusto e molto battuto, a tinta unita o rigata per l'utilizzo di fili tinti in ordito. Viene utilizzato per fodere di piumini e cuscini.
Insubbiatura
Operazione consistente nel disporre il filato sui subbi durante l'operazione di orditura.
Inserzione
In tessitura ortogonale, inserimento a telaio della trama nel passo.
Intarsio
In maglieria tipo di lavorazione grazie alla quale si ottengono disegni, in genere a motivi geometrici, a grandi aree di colore. E' caratterizzato dal cambio del colore del filo nello stesso rango di maglia: il filo di un colore viene alimentato fino ad un certo punto, a partire dal quale viene alimentato un secondo filo e così via. Il motivo del disegno appare nitidamente su entrambe le facce del tessuto, in contrapposizione con la lavorazione jacquard, nella quale il motivo del disegno appare solo sul diritto.
inglese: inlay
Intelaiata
Da intelaiare. Disposizione dell'ordito sul telaio.Disposizione dell'ordito sul telaio.
Interfodere (Interni)
Si possono definire interfodere o interni tutti quei tessuti (peli cammello, crine animale, crine sintetico, tele, rasi, tessuti a malia, trameur) o assimilabili (non tessuti, del cui gruppo fanno parte anche i feltri, agugliati, foam, ovatte, veli di resina) che vengono impiegati nella confezione di un qualsiasi capo di abbigliamento per aiutare la lavorazione industriale, la realizzazione stilistica, il mantenimento nel tempo delle caratteristiche del capo stesso. Il nome di "interni" deriva dal fatto che, salvo rare eccezioni, questi materiali non sono visibili a capo confezionato in quanto sempre racchiusi fra tessuto-tessuto o tessuto-fodera.
Gli interni assolvono le funzioni di:
1. controllo dei movimenti del tessuto esterno (nello stiro e nei lavaggi);
2. formazione di volumi o forme (colli, zone petto, spalle, ecc.);
3. sostegno dei tessuti esterni (davanti capi spalla, colli di camicie, ecc.);
4. resistenza alle deformazioni d'uso (tasche, cinture, ecc.)
Questi possono essere:
Rinforzi termoadesivi - E' ora il metodo più diffuso, nella maggioranza delle confezioni di prodotti di massa, per ragioni sia economiche che funzionali. Sul rinforzo tessile viene applicata (termoadesivazione), su una faccia, una resina termoplastica (resine per termoadesivi) che rammollisce (si scioglie), per effetto del giusto calore e con appropriata pressione di una pressa (preferibilmente) o di un ferro da stiro; la resina fluirà nel tessuto del capo finché questo ed il rinforzo saranno perfettamente uniti.
Rinforzi cuciti - Si impiegano su quei tessuti non idonei al trattamento di termoadesivazione, o nei casi in cui chi deve fare il capo non possiede l'attrezzatura necessaria.
Ancora oggi, sovente si dice "intelare" per intendere l'applicazione di interni e " tele" o "canapi" in alternativa ad interfodere.
francese: entoilage
inglese: interlining; interfacing
tedesco: einlage; futter
STORIA - L'esigenza di irrobustire l'abito per evidenziare particolari effetti di volume e di foggia risale agli albori della civiltà (si pensi che i cinesi usavano appretti a base di amido di riso), ma certamente la grande svolta si verificò intorno ai primi anni del secolo scorso: l'avvento dell'abito moderno e la progressiva diffusione della macchina per cucire indussero all'impiego di interfodere cucite al tessuto esterno. Inizialmente, altro non erano che tessuti di canapa o di lino, per loro natura di scarso valore ma perfettamente adatti allo scopo di rinforzare il davanti delle giacche in modo da fungere da vera e propria "intelaiatura". Negli anni '20, quando i cappotti presero il sopravvento sulle mantelle e le giacche si svilupparono nel costume e nella moda, la necessità di avere delle interfodere più idonee all'uso portò alla ricerca di nuovi prodotti. Si giunse così a crini di cavallo, e ai peli di cammello e di capra. La fase più importante si ebbe nel dopoguerra, intorno agli anni '60. Fu allora che, nella ricerca dell'ottimizzazione del ciclo lavorativo, vennero introdotti due nuovi tipi di tessuti per interni: i crini sintetici e i termoadesivi. I primi cercando di ricalcare le caratteristiche qualitative dei crini animali (mano, scatto, ecc.), offrivano la possibilità di disporre di un tessuto in altezza maggiore (cm. 150/160 anziché cm. 40/45) e quindi più adatto alla lavorazione industriale, con evidenti vantaggi nelle operazioni di stesura e taglio. I secondi, derivati dai tessuti in pelo cammello, all'inizio conservarono la pesantezza dei "progenitori"; col trascorrere degli anni, o termoadesivi si alleggerirono sempre più, sino a che la gamma si ampliò dagli articoli in lana o pelo ad altri in puro cotone, cotone-viscosa, tricot di nylon e maglia bloccata.
Interfodera (Interno)
francese: entoilage
inglese: interlining
tedesco: innenleben
spagnolo: entretela
Interfodera termoadesiva
francese: entoilage thermocollant; toile thermocollante
inglese: fusible interlining
tedesco: fixiereinlage
spagnolo: entretela termofusible
Intessere
Tessere insieme, intrecciare.
Intessitura
Azione e risultato dell'intessere.
Intessuto
Tessuto insieme, intrecciato.
Intrafodera
Nell'industria tessile, l'imbottitura dei vestiti.
Intrecciatura
Qualsiasi lavorazione che preveda la disposizione a treccia (cioè con sovrapposizioni e incroci) dei materiali impiegati. In base al tipo di disegno ottenuto dalle sovrapposizioni e dagli incroci si parlerà poi di intrecciatura a stuoia, in diagonale, a traliccio, a spirale, ecc.
Intreccio
Operazione di incrocio di più fili o di uno solo su se stesso, mediante la quale si ottiene un tessuto o una maglia. La formazione del tessuto avviene intrecciando i fili dell'ordito con quelli della trama, su appositi telai meccanici. La formazione della maglia singola sull'ago avviene come nei tessuti in trama e precisamente con l'inserzione di un filo sotto l'uncino dell' ago e la successiva abbattitura della maglia precedente.
Il numero degli intrecci è teoricamente illimitato. Gli intrecci fondamentali (Tela - Saia o Spina - Raso) sono quelli che servono di fondamento alla costruzione di tutti gli altri intrecci. I derivati diretti o semplici sono quelli in cui esiste un solo sistema di incrocio. I derivati indiretti, detti anche composti, sono quelli formati dalla combinazione in forme diverse di uno stesso intreccio semplice, e di due o più intrecci differenti.
1) Azione dell'intrecciare; il modo in cui più elementi sono intrecciati: lavoro d'intreccio; un intreccio fitto, rado. Insieme di più elementi intrecciati fra loro: un intreccio di fili, di fiori; anche di rappresentazione grafica: un intreccio di linee, di ghirigori. In particolare, nella lotta libera, presa di gambe a terra. § Nell'industria tessile, la disposizione finale dei fili che compongono un tessuto o una maglia al termine delle loro evoluzioni. Nel tessuto l'intreccio è dato dall'incrocio, ad angolo retto, dei fili di ordito o catena, disposti longitudinalmente, con il filo di trama che scorre trasversalmente (intreccio a fili rettilinei); nella maglia è dato da evoluzioni sinuose del filo, dette “boccole”, che sono disposte una accanto all'altra e che sono legate tra loro (intreccio a fili curvilinei). Essendo poco pratico indicare i tessuti con il loro intreccio, questo viene sostituito nei disegni dalla sua rappresentazione grafica detta armatura, mentre l'intreccio della maglia viene rappresentato dall'aspetto a distanza.
2) Fig., insieme di azioni, di eventi, di vicende che sono connessi gli uni con gli altri: un intreccio di relazioni, di rapporti; c'è stato un intreccio di casi incredibili. In particolare, l'insieme di fatti la cui concatenazione costituisce l'ossatura di un'opera narrativa, teatrale, cinematografica. § In campo teatrale, se Aristotele vide nell'azione, cioè nell'intreccio, la sostanza della tragedia, in periodo moderno all'intreccio è stato contrapposto il carattere, con svalutazione del primo rispetto al secondo. Dal canto suo, Brecht ha rivalutato l'aristotelica “favola”, mentre tanta parte del teatro contemporaneo tende, in vario modo, a prescinderne. Al di là dell'importanza variabile che gli hanno attribuito le diverse poetiche, il peso assunto dall'intreccio è mutato nel tempo con i generi, con le tendenze estetiche, ecc.: in Feydeau l'intreccio, in quanto meccanismo, è tutto o quasi, in Čechov esso è solo un impalpabile supporto.
Invergatura
Da in + verga.
Controllo dell'ordito ottenuto separandone i fili in pari e dispari mediante il passaggio attraverso due righelli di legno, denominati verghe, disposti prima dei licci sul telaio meccanico di tessitura.
Sui telai moderni le verghe sono sostituite da dispositivi guarda ordito che arrestano istantaneamente il telaio alla rottura del filo.
Irrestringibile
Detto di filato o tessuto che durante l'uso e i lavaggi non riduce le sue dimensioni sotto l'azione dell'acqua: sono in genere i prodotti fabbricati con fibre sintetiche e artificiali ; quelli di cotone o lana devono subire invece un trattamento di irrestringibilità. (vedi anche Sanfor)
Detto di tessuto specialmente di lana e di cotone che sottoposto a particolari trattamenti, non restringe, ossia non riduce le sue dimensioni sotto l'azione dell'acqua, particolarmente durante il lavaggio.
francese: irretrecissable
inglese: shrink proof
tedesco: schrumpfecht
Irrestringibilità
Da irrestringibile.
Caratteristica ottenuta mediante un procedimento che rende stabili le dimensioni del tessuto (generalmente cotone o lana) sottoposti all'azione del lavaggio. Questo elemento rimane permanente se il trattamento viene effettuato sulla fibra. E' basato sull'uso di prodotti derivati dal cloro e dallo zolfo che aumentano la resistenza delle fibre tessili al raccorciamento.
inglese: unshrinkable
Irrigidimento (finitura)
La formazione di una pellicola sulla superficie di una fibra influenza la mano del prodotto ed ha un effetto indurente. Questo irrigidimento è costituito da un trattamento specifico, composto di amido, resine vegetali gommose, colla, decomposizione delle resine sintetiche ecc., che viene applicato sui tessuti da utilizzare per la realizzazione di guaine, corpetti e reggiseni
ISO (International Standardization Organization).
E' un ente internazionale, con sede a Ginevra (Svizzera), che ha lo scopo di stabilire delle norme (metodi di misura e di controllo), edite sotto forma di raccomandazione, riguardanti le caratteristiche relative a prodotti e servizi, nonché le caratteristiche qualitative delle merci al fine di facilitare gli scambi internazionali.
Iuta
Ricavata dalla corteccia di una pianta assai comune in Asia e in Africa; è un tessuto grossolano, utile per sacchi o materiale da arredamento.Fibra di rafia derivata dagli steli della pianta della iuta capsulare, una pianta tropicale annuale appartenente alla famiglia del tiglio. La pianta cresce fino a un’altezza compresa tra 2 e 5m. La iuta viene impiegata nella produzione di tessuti ad uso imballaggio, borse, tele e tessuti isolanti.
La juta (detta anche iuta o corcoro) è una fibra tessile naturale ricavata dalle piante del genere Corchorus, inserito nella famiglia delle Malvaceae. Come per il lino e la canapa, la materia tessile per la produzione si ricava dal fusto della pianta.
Circa l'85% della produzione mondiale di juta è concentrata nel delta del Gange: i principali paesi produttori sono quindi Bangladesh e India, e in misura minore Cina, Thailandia, Myanmar, Pakistan, Nepal e Bhutan.
La juta è altamente igroscopica, di colore bianco, giallognolo o bruno. Le fibre sono ruvide e tenaci e il filato risulta anch'esso ruvido, rigido e molto resistente. La juta si può lavorare all'uncinetto da sola o mescolata con altri filati, per realizzare oggetti vari, come borse, cinture, cappelli o tappeti
2. Fibra tessile che si ottiene da alcune piante del genere Corchorus (famiglia Malvacee) e in particolare da Corchorus capsularis e Corchorus olitorius, coltivate in vari Paesi tropicali soprattutto dell'Asia (Cina meridionale, India, Indonesia, Thailandia). Sono entrambe erbe perenni, con fusto eretto verde o rossiccio, ramoso solo verso la sommità, foglie seghettate, oblunghe, piccoli fiori giallognoli e frutti a capsula, contenenti numerosi semi. Sono specie a rapido sviluppo che compiono il ciclo vegetativo utile in ca. 4 mesi, per cui è possibile ottenere due raccolti l'anno. La raccolta si fa all'epoca della fioritura, tagliando il fusto alla base e lasciando appassire le piante sul campo. La fibra tessile si ottiene sottoponendo poi i fusti a macerazione e stigliatura: la filaccia ricavata viene rotta in una speciale carda e quindi subisce le operazioni di filatura. La fibra è composta da 70% di cellulosa, 14% di emicellulosa, 14% di lignina, 1% di sostanze idrosolubili, 0,5% di cere e grassi e 0,5% di pectina; è lunga da 2 a 4 m ed è costituita da fibrille monocellulari di lunghezza da 1,5 a 5 mm, diametro da 15 a 30 micron; il colore è bianco per la varietà Corchorus capsularis e va dal giallo-oro al marrone per Corchorus olitorius. La iuta è poco tenace (3-4 g/den) e ha un bassissimo allungamento (1,7%). Trova essenzialmente impiego nella produzione di tela per imballo, stuoie e tessuti di fondo per tappeti tufted o a pelo e linoleum; con le fibre più fini si producono tendaggi e tessuti per arredamento.
IWS® - International Wool Secretariat
Ente senza scopo di lucro, che ora ha preso il nome di Woolmark Company, che è stato creato per tenere alto nel mondo il prestigio della lana mediante la ricerca scientifica, l'assistenza tecnica alla industria e la promotion laniera. L'attività del Segretario Internazionale della Lana è caratterizzata dalla diffusione dei marchi internazionali:
lana vergine - Contraddistingue anonimamente in tutto il mondo i prodotti composti di "pura lana vergine". "Pura" sta ad indicare che nel manufatto non si trovano altre fibre all'infuori della lana, mentre la parola "vergine", che costituisce la vera essenza del marchio, identifica la "lana nuova di tosa", cioè la lana mai usata, non rigenerata, non recuperata dagli stracci o da precedenti lavorazioni industriali. L'uso del marchio "lana vergine" viene concesso gratuitamente, su richiesta, ai produttori di tessuti, confezionisti, filati e maglieria, limitatamente a quei prodotti aventi i requisiti di qualità e di contenuto previsti dal marchio stesso.
misto lana vergine - Contraddistingue soltanto i cosiddetti "misti ricchi di lana", poiché la percentuale di lana vergine non può mai essere inferiore al 60%.
STORIA - IWS fu costituito nel 1937 e finanziato dagli allevatori di ovini dell'Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa e Uruguay. Furono i governi dei citati paesi ad indurre gli allevatori ad autotassarsi per provvedere alla tutela di una industria che riveste una importanza primaria nell'economia di tali paesi. Al finanziamento delle attività dell'IWS provvedono quindi gli allevatori con la riscossione di una tassa basata sui ricavi ottenuti dalla vendita delle lane, e quindi, poiché le lane vengono esitate nel corso di libere aste pubbliche, ne consegue che il costo della promotion a favore della lana ricade esclusivamente sul produttore. Il marchio "lana vergine" è stato creato nel 1964, dal designer italiano Francesco Soraglia, mentre quello "misto lana vergine" nel 1971.