Scelta Cookie
Preventivo in corso
Preventivo in corso
Il preventivo è vuoto
Area riservata
Area riservata
USERNAME


PASSWORD


Registrazione
Registrazione
La quantità è obbligatoria, le quotazioni del preventivo vengono calcolate sulle quantità da voi richieste. Il sito per la parte pubblica è accessibile a tutti i visitatori, è possibile richiedere dei preventivi senza essere registrati. Inoltre, per i clienti che si registrano esiste la possibilità aggiuntiva di visualizzare le schede dei prodotti e i prezzi a voi riservati. E' sufficiente registrarsi compilando il modulo di registrazione. Afti dopo aver ricevuto la vs. richiesta di registrazione effettuerà delle verifiche , si tenga presenta che Afti fattura solo ai Clienti con un minimo di € 500 di fatturato. Entro poco tempo dall'invio del modulo riceverete una comunicazione positiva o negativa di autorizzazione per entrare nel catalogo clienti registrati.
Mascherine riutilizzabili in tessuto
Disponibilità immediata
Mascherine
  • Facciale, in misura unica , tessuto 100% COTONE
  • Riutilizzabile per almeno 20 volte previo lavaggio in lavatrice e stiratura come indicato nelle istruzione di lavaggio
  • Articolo conforme alla normativa del decreto numero 18 del 17/03/2020 art.16 ;
Certificata CE - Dispositivo medicale di classe 1

J

Per una ricerca sulla pagina premere Ctrl + F

apparirà nella barra stumenti

 

Inserire il nome  

Jabot
Voce francese, dalla base gaba "gozzo". Il cambio del campo semantico è avvenuto da "rigonfiamento dell'esofago degli uccelli" a "stomaco dell'uomo" e infine "davantino di stoffa" che a quel rigonfiamento fa pensare.
1. Volan decorativo in pizzo o altro materiale, appuntato alla base del collo o a livello del petto. Oggi è patrimonio esclusivo dell'abbigliamento femminile, che divenne popolare per le donne a partire dalla metà dell'Ottocento fino agli anni venti e trenta.
2. Originariamente elemento dell'abito maschile del sedicesimo secolo che indica la pettorina di batista o di seta, ossia una specie di cravatta a forma gonfia come una sorta di gozzo ornata di pizzi e di ricami. 
 
Jabo
Rozza fibra di tiglio delle Filippine impiegata per cordami.
 
Jacquard
Dal nome del francese J. M. Jacquard, inventore di un dispositivo per la tessitura.
1. Dispositivo che, attraverso un sistema di schede perforate, è applicato ai telai e alle macchine per maglieria e che consente di realizzare prodotti tessili; ad ogni scheda corrisponde un preciso disegno. Si ottiene una struttura a maglia in cui da due a quattro (ma anche fino a sei) fili di colore diverso sono alimentati ad aghi selezionati in modo che nello stesso rango compaiono maglie di diverso colore. Modificando la disposizione delle maglie da un rango all'altro si ottengono aree di colore che formano motivi di disegno. Secondo il sistema che controlla il movimento degli aghi destinati a formare le maglie con i vari colori si possono ottenere aree di disegno che coprono da 24 maglie, in larghezza e lunghezza, fino ad aree di disegno di un migliaio di maglie nei due sensi (macchine elettroniche). A differenza dell'intarsio il disegno appare su una sola faccia del tessuto.
2. Vengono indicati jacquard anche tutti i tessuti fatti con telai muniti di meccanismo jacquard: si tratta di stoffe con disegni complessi come il broccato, il  damasco, il gobelin, il lampasso. I tessuti jacquard sono utilizzati nell'abbigliamento, arredamento, biancheria per la casa, tessuti per l'industria automobilistica, ecc.
STORIA - Il dispositivo fu ideato dal francese Joseph-Marie Jacquard (Lione 1752 - Oulins 1834) nel 1804, che inventò la macchina semplice ed ingegnosa che da lui prese il nome, con la quale sostituì l'insieme di corde per l'alzata di fili (che richiedeva l'impiego di più persone) con cartoni perforati. Il dispositivo delle schede era costituito da file di aghi che potevano attraversare solo dove c'erano i fori: i fili venivano alzati automaticamente permettendo il passaggio della trama. L'invenzione consentiva di ridurre a un solo operaio il personale addetto al telaio, realizzando il tessuto operato, anche dal disegno più complesso, come se fosse ad armatura semplice. Nonostante l'ostilità dei tessitori lionesi, che temevano di restare senza lavoro, la macchina ebbe larga applicazione. Il suo principio di funzionamento è rimasto a tutt'oggi invariato. Ma non solo, l'invenzione consentiva di "depositare" su schede perforate il risultato di un ciclo di lavorazioni, all'occorrenza, recuperando e riutilizzando l'intero ciclo.
In realtà pare che il prototipo del telaio Jacquard fosse stato realizzato nella seconda metà del XV secolo da un tessitore catanzarese, conosciuto a Lione come Jean le Calabrais. Quest'abile tessitore fu ospite di Luigi XI che fece arrivare alcuni esperti tessitori da Catanzaro per impiantare una macchina tessile a Lione. Il telaio introdotto da Giovanni il Calabrese (è oggi custodito nel Museo delle arti e dei mestieri di Parigi) già allora suscitò ostilità tra gli operai tessili, che cercarono di ostacolarne la diffusione.
CURIOSITA' - Per ottenere un tessuto a disegni, prima dell'introduzione della macchina Jacquard, si usava il telaio da tessitura, fornito di due apparati: uno a licci, per la bordatura del tessuto (che serviva anche per i tessuti senza disegni), e un apparato per il disegno, per mezzo del quale venivano sollevati i fili dell'ordito secondo il disegno da riprodursi.
Jacquard, Joseph-Marie inventore francese (Lione 1752-Oullins, Lione, 1834). Dopo aver esercitato vari mestieri, si occupò in una manifattura di seterie e si interessò alla realizzazione di un telaio capace di eseguire meccanicamente la lavorazione dei tessuti operati; nel 1801 presentò un primo modello di questa macchina e l'anno successivo un telaio per tessere reti da pesca. Negli anni seguenti studiò i dispositivi per la tessitura meccanica ideati da J. de Vaucanson e mise a punto (1804) un telaio che, attraverso un sistema di schede perforate molto perfezionato, rendeva completamente automatica la lavorazione dei tessuti operati.
 
Jamana
Tipica seta fabbricata in Giappone, famosa perché con essa si fanno stoffe con bellissimi disegni. Non è diffusa all'estero in quanto destinata principalmente all'uso interno.
 
Jaspé 
Termine francese per screziato.
1. Filato fantasia a tre capi, screziato, ossia come macchiato di più colori, ma senza contrasti di tono.
2. Tessuto lavorato con tali filati e quindi picchettato e prizzato (macchiettato, screziato).
3. Stoffa, prevalentemente di lana, intessuta di fili multicolore, dai quali derivano particolari sfumature. Il tessuto assomiglia al gabardine con costa diritta.
4. Filato fantasia a tre capi ciascuno dei quali di cotone diverso. Indica anche il tessuto, prevalentemente di lana, lavorato con i filati omonimi che gli conferiscono un colore screziato anziché unito. Può essere anche di fili multicolori dai quali derivano particolari sfumature. Ha struttura come quella del gabardine, con costa molto diritta.
 
Jeans [gins]
Termine inglese. Il nome "jeans" deriva dalla deformazione americana della parola Genova (Genes in francese), perché i marinai genovesi erano visti sempre con pantaloni fatti con un tessuto simile. Un tessuto con le stesse caratteristiche veniva fabbricato anche nella città di Nimes, denominato "serge de Nimes" contratto poi in denim.
Tessuto di cotone a struttura serrata, robusto, lavorato su armatura saia, talora anche su "corda rotta". Il filato doi ordito è un ritorto con la catena tinta (in genere all'indaco, un colorante sintetico di solidità inarrivabili, esso pure di vita secolare) mentre quello di trama è in filato cardato dello stesso colore. Viene prodotto in diverse pesantezze espresse sempre in "once" (il "classico" è il 14-14,5 once). Per questo tessuto, specie per gli innovativi articoli-moda, sono cambiati strutture, pesi, composizione  (importante l'inserimento di lycra), finissaggi, ecc. Prima o dopo la confezione dei caratteristici indumenti, particolarmente i ben noti "blue jeans", possono venire trattati in svariati modi: semplice lavaggio in acqua, lavaggio con cloro (Blicet o Delavè), lavaggio con pietra pomice (stone washed, ecc.). Vengono inoltre proposti jeans stracciati, maculati, arricchiti di orpelli di ogni genere. Nel 1999è stata superata la barriera di 2,5 miliardi di metri prodotti a livello mondiale.
Differenza c'è fra denim e jeans - Secondo gli storici dei tessuti essa risiedeva anzitutto nel colore delle fibre impiegate: nel denim infatti il filo dell'ordito era blu, e quello della trama era bianco o écru, mentre nel jeans trama e ordito erano dello stesso colore, quasi sempre blu. La conferma viene da un libro considerato fondamentale per il cotone "Staple cotton fabrics" di John Hoye, pubblicato in America nel 1942. Nel testo si spiega come il jeans fosse una saia di cotone, con ordito e trama della stessa tintura, adatta particolarmente per confezionare pantaloni di buon taglio, abiti sportivi, uniformi per medici e infermiere  e fodere di scarpe e stivali. Più adatto alla confezione di abiti da lavoro pesante era invece il denim. Due stoffe, in definitiva, molto simili ma non uguali, anche se oggi i termini sono spesso usati indifferentemente.
Robusto tessuto di cotone a struttura serrata, lavorato su armatura saia, talora anche su "corda rotta". Il filato di ordito è un ritorto indaco (colorante vegetale) mentre quello di trama è cardato di colore bianco. Il nome deriva dalla deformazione americana della parola Genova, da cui proveniva originariamente. Un tessuto con le stesse caratteristiche veniva fabbricato anche nella città di Nimes, da cui anche il nome "Denim". Viene prodotto in diverse pesantezze espresse in "once". Prima o dopo la confezione dei caratteristici indumenti, particolarmente i ben noti pantaloni "blue jeans" viene trattato in svarianti modi: semplice lavaggio in acqua, lavaggio con cloro (Blicet o Delavè) lavaggio con pietra pomice (Stone Wasched ecc).
CURIOSITA' - I tre grandi marchi storici del settore hanno tradizionalmente utilizzato l'andamento della diagonale (saia) per distinguersi l'uno dall'altro. Così la "saia destra" è tipica della Levi's, la "saia sinistra" dei Lee, mentre i Wrangler hanno una specie di "saia spezzata", che sale cioè a zig-zag.
 
Jeanswear
Voce inglese che letteralmente significa "abbigliamento jeans".
Termine generico che definisce tutti i tipi di indumenti ed accessori confezionati con la stoffa jeans.
Jersey - Il nome deriva dall'isola di Jersey, nel canale della Manica (Inghilterra), dove il tessuto si cominciò a diffondere nell'Ottocento.
1. Termine generico per indicare i tessuti a maglia in trama, con filati di qualsiasi fibra, a struttura rasata, elastico, modellabile bene attorno al corpo, ma cedevole sotto sforzo prolungato. Il jersey, chiamato in gergo maglina, ha industrialmente un costo basso e una grande versatilità di impiego. Viene usato nella confezione, soprattutto di abbigliamento esterno, per maglieria intima, per indumenti sportivi.
Si distingue tra:
jersey semplice, o "jersey" senza aggettivazione, quando è prodotto su macchine monofrontura (rasata, piqué) e si presenta leggero ed estensibile.
jersey doppio quando è prodotto su macchine circolari bifrontura (o doppia frontura), e con intrecci che garantiscono un cero spessore (come i tessuti a costa) e con estensibilità contenuta, in quanto i ranghi in costa si incrociano, come nell'interlock, oppure si alternano con ranghi in rasata, cioè formati su una sola frontura.
2. Tessuto in seta in fiocco per camiceria ed abiti femminili eleganti.
3. Specie di maglione indossato in origine dai pescatori inglesi.
 
Jenny
s. inglese usato in italiano come sf. Nome del primo filatoio meccanico, detto anche spinning-jenny, realizzato verso il 1762 da J. Hargreaves.
 
Jersey
1) Denominazione data a tutti i tessuti a maglia prodotti su macchine circolari. In voga negli anni Venti, quando veniva utilizzato per creare abiti femminili e completi a due pezzi, il jersey viene prodotto in lana, cotone, nylon, rayon e fibre sintetiche. Per estensione, tipo di maglia pesante indossata in origine dai pescatori inglesi.
2) Razza di bovini che ha conservato caratteri di purezza molto stabili, essendo stata sottoposta a rigorosa selezione. Sono bovini da latte, precoci e longevi; di taglia piuttosto ridotta, hanno testa piccola, corna brevi, arti sottili, mantello di colore fromentino.
3) Dal nome dell'omonima isola inglese, sulla Manica, dove ebbe origine questo tessuto destinato ai vestiti dei pescatori. E' un tessuto di maglia in trama, a struttura elastica, con superficie rasata oppure a nido d'ape realizzata con ogni genere di fibra, prevalentemente pettinata. Viene fabbricato liscio, operato, per felpa visibile, per felpa invisibile; spugna ecc. e trova impiego in ogni genere di abbigliamento maschile e femminile per esterno e per intimo.
Jockstrap
Termine inglese; da jock (genitali maschili) + strap (cinghia)
Modello di slip maschile, conosciuto anche come "i sostenitori atletici". Comodissimo in quanto lascia ampia libertà di movimento, dà un ottimo sostegno sul davanti; sul retro vi sono due elastici che avvolgono, sostenendoli, i glutei. E' utilizzato soprattutto negli sport in cui si suda molto. Questo indumento è visto come alternativa alla biancheria intima maschile normale, in quanto molto comodo e pratico (possono essere lavati facilmente e si asciugano rapidamente, oltre che occupare poco spazio in zaini, ecc.). La maggior parte dei jocks sono fatti in cotone, o poliestere o spandex.
La versione femminile è denominata "jill" o "jillstrap".
Alcuni jockstraps hanno sul davanti una forma protettiva dei genitali maschili fatta in plastica dura (se ne conoscono due forme: una "classica" rettangolare ed arrotondata sulla parte alta, ed una più nuova che è una specie di triangolo più lungo), a volte con i fori di traspirazione, e sono usati da alcune categorie di atleti (giocatori fdi baseball, pugili, ecc.).
Una alternativa maschile a questo indumento per gli atleti sono gli "short di compressione". 
 
Jucca
Fibra tessile ricavata dalla foglie della pianta omonima, simile all'agave sisalana sisaliana.
 
Jumel
Termine egiziano per Makò, tipo di cotone coltivato nel delta del Nilo.
 
Jumper
Voce inglese.
1. Cappotto corto dal colletto stretto e dalla linea a sacchetto, dallo stretto colletto rivoltato abbottonato al collo, indossato dagli uomini nel XIX sec.
2. Abito senza maniche, con una profonda scollatura rotonda o squadrata, da indossare sopra una blusa, di moda nel XX sec.
3. Maglione di lana con maniche lunghe.
 
Jupe-culotte
Termine francese; da jupe, gonna + culotte, calzoni.
Gonna-pantalone. 
 
Juta
Dal bengalese "jhuto".
Fibra tessile ricavata dalla pianta omonima delle tigliacee, analoga alla canapa, coltivata soprattutto nel Bangladesh, in India e Pakistan. Le piante di juta sono annuali, erbacee e hanno fusti alti 2 o 3 metri. Non hanno esigenze per la qualità del terreno, ma hanno bisogno di un clima umido e caldo, con alternanza di pioggia e sole. Allo scopo di ottenere una fibra quanto più possibile forte, fine e morbida, il raccolto si effettua quando inizia la fioritura. L'estrazione della filaccia si compie in due modi: meccanicamente o mediante macerazione e battitura del fusto del corcoro. La juta è costituita dal 60-65% di cellulosa e dal 20-25% di sostanze incrostanti e piccole quantità di cere e ceneri. E' 100% biodegradabile e riciclabile, rispettosa quindi dell'ambiente. In italiano iuta.
È ricavata dalle piante delle Tigliacee mediante macerazione e battitura del fusto.
IMPIEGHI: E' usata soprattutto per fare tela da sacchi, cordami e spaghi, ed anche per tappezzerie.
CODICE TESSILE: JU (EURATEX)