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Lama
1. Lana molto pregiata del mammifero lama appartenente alla famiglia dei camelidi. Vive alle alte quote di alcuni paesi dell'America del Sud ed è domestico presso la popolazione Inca. Solo le femmine però vengono tosate ogni anno e forniscono 4 chili di lana lucida, calda e leggera. I maschi sono tosati solo alla morte e il loro pelo è più ordinario.
2. Tessuto lavorato con il pelo del camelide che vive sulle Ande oltre i 4.000 metri. Il vello è di quattro colori: bianco, marrone bruciato, grigio e nero. All'esterno è folto e ordinario, mentre il sottopelo è lucido e caldo.
Caratteristiche: leggero e brillante ma non morbidissimo. In genere vengono filate le fibre dei llama giovani, entro il primo anno di vita.
Lambswool
1.Voce inglese, derivata dalla locuzione lamb(s) = agnello e wool = lana.
Fibra molto morbida e pregiata proveniente dalla prima tosa di agnellini che non abbiano sorpassato gli 8 mesi d'età. Dei tanti tipi esistenti la qualità più pregiata è il Geelong.
Il marchio lambswool non esiste, ed è una dizione vietata dalla L. 194/99.
2. Termine inglese che significa lana di agnello. Fibra molto morbida e pregiata proveniente dalla prima tosa di agnellini di sei otto mesi. La qualità più nota è il Geelong. Oggi è una denominazione di cui spesso si abusa per fini commerciali
Lamé
1.Termine francese, che significa letteralmente "laminato".
Tessuto al quale partecipano dei laminati sintetici e lucenti o degli arricciati in argento/oro secondo indicazione. Sono normalmente impiegati per abiti da sera femminili.
2. Termine francese per laminato. Tessuto realizzato una volta con filati di oro e argento impiegati in ordito o in trama come fili supplementari. Attualmente vengono applicati laminati metallici e sintetici, di buon effetto per abbigliamento femminile e per arredamento.
Lamiglia
sf. [da lama].
1) Tessuto composto di laminette metalliche.
2) Ciascuna delle laminette componenti.
Laminato
adattamento del francese lamé, usato nella moda per designare tessuti con trama di fibre (naturali o artificiali) unite a fili o lamine metalliche. In particolare largo impiego ebbe nella moda degli anni Settanta e Ottanta il lurex, un laminato realizzato dalla Dow Badische Company. Più specificamente, nell'industria tessile, si dice del tessuto sul quale viene applicato uno strato di schiuma poliuretanica (foambacks).
Laminazione
Operazione mediante la quale un tessuto viene accoppiato con una lamina di schiuma poliuretanica secondo tecniche diverse (per fusione, adesione, trapuntura, formazione in situ).
Lampasso
1.Dal francese lampasse, termine in uso che indicava tessuti operati per tappezzeria.
Tessuto operato di grande pregio, originariamente fatto a mano, ora battuto con meccanica jacquard impiegante almeno due orditi (uno di fondo) ed una o più trame: gli orditi sono tinti in filo imn un solo colore, mentre le trame sono tinte con uno o più colori, in maniera da ottenere un materiale a due tonalità di tinta o multicolorato. Presenta grandi disegni in rilievo. E' impiegato nell'arredamento per tappezzerie e tendaggi e parati di lusso.
2. sm. [sec. XIV; dal francese lampas]. Stoffa di lusso da parato, dalla superficie morbida e lucente, che, a differenza del damasco, ammette la policromia. Centri di produzione del lampasso furono Lione e Genova. Nel sec. XVII fu usato anche nell'abbigliamento femminile.
STORIA - Di origine cinese, si diffuse in Persia dalla fine del X sec., ed ebbe il suo momento di maggior fulgore nel periodo dei sec. XVI-XVIII; centri di produzione in Europa furono Lione (Francia), ed in Italia Genova e Lucca. Veniva fabbricato con filati di seta e molte volte arricchito con trame d'oro e argento fino.
Lana
Dal latino lana.
Fibra tessile di origine animale che si ricava dal vello degli ovini e di alcune capre e camelidi. E' ottenuta principalmente dalle pecore della specie "Ovis aries", e costituisce il 90% della produzione mondiale di fibre naturali di origine animale.
Classificazione in uso per le lane - Da un punto di vista commerciale le lane vengono classificate in base alla loro lunghezza in centimetri, in base alla finezza (cioè al diametro in micron della fibra), ed anche mediante un numero che indica il grado di filabilità della fibra stessa. La "S" che segue il numero di filabilità sta ad indicare la parola inglese hanks, che significa matasse: così ad esempio (il riferimento non ha il riconoscimento di esattezza scientifica, ma viene dato per rendere una idea) 75's ta ad indicare che con un chilo di lana è possibile ottenere 75.000 metri di filato).
La trasformazione dal vello al filato prevede prima la lavatura e poi la filatura in due diversi cicli di lavorazione secondo la qualità delle fibre:
A) Il sistema pettinato, dove le lane vergini dalle fibre lunghe sono disposte in modo parallelo tanto da formare un filato raccolto per avere tessuti battuti, lisci, meno caldi. I tessuti sono più costosi.
B) Il sistema cardato, che utilizza fibre corte, che danno un filato più voluminoso, adatto a creare tessuti più gonfi, pelosi, morbidi e più caldi.
CARATTERISTICHE: igroscopicità (fino al 30%), che ne fa la fibra con la maggiore capacità di assorbire umidità, che poi verrà espulsa in condizioni ambientali più asciutte favorendo la traspirazione; idrorepellenza ai liquidi; coibenza, cioè capacità di isolamento termico (in quanto trattiene più aria fra gli interstizi delle fibre, perché fra l'altro è naturalmente ondulata); vitalità e nervo, cioè la tendenza a tornare nella forma iniziale; infiammabilità (basso indice, con la fiamma che non si propaga, e si spegne facilmente, ed inoltre non si scioglie); ingualcibilità; ecc. Il tasso di ripresa (percentuale media, ufficialmente ammessa, di acqua assorbita) è fissato al 18,25% nel caso di lana pettinata mentre è solo del 17% se lavata. Alla lana si può dare un trattamento chiamato "Zirpro" che la rende completamente refrattaria al fuoco.
Di seguito un elenco dei più noti e diffusi tessuti classici di lana o misti: Barathea, Beaver, Cheviot, Covercoat, Crepe, Crossbred, Faille, Flanella, Foulard, Foulé, Fresco lana, Gabardine, Granité, Grisaglia, Loden, Millerighe, Panno, Saxony, Tartan, Tasmania, Tropical, Tweed, Twill Cavalry.
CODICE TESSILE: WO - Lana (EURATEX); WV - Lana Vergine o Lana di Tosa (EURATEX)
CURIOSITA' - La pecora nell'antichità era sinonimo di ricchezza: da pecus (gregge) derivò pecunia (denaro). La pecora fu il secondo animale domestico addomesticato dall'uomo.
2. E' il prodotto del vello della pecora. Può essere: AGNELLINA, se prodotta dagli agnelli; MATRICINA, se ricavata dalle pecore mediante la tosatura; DI CONCIA, se ricavata dalla depilazione delle pelli delle pecore morte o macellate; SUCIDA, se ancora ricoperta del grasso naturale della pecora e di altre scorie; GREGGIA, se non ancora lavorata e rifinita; BISTOSA, quando le pecore vengono tosate due volte all'anno; SALTATA, quando la lana viene lavata sul corpo della pecora facendola saltare in un torrente di acqua; RIGENERATA O MECCANICA, se ricuperata dalla sfilacciatura degli stracci o dagli scarti della lavorazione. Ricordiamo che si chiama lana, ufficialmente, solo il prodotto derivante dalla tosatura di pecora. Quindi il cashmere, il mohair, il cammello, il vicuna (vigogna), il lama, l'alpaca sono da intendersi fibre speciali e non sono tutelate in Italia e nei paesi della Cee dal marchio "pura lana vergine"
francese: laine
inglese: wool
tedesco: wolle
spagnolo: lana
Lanacotta
Oggi il procedimento è semplificato rispetto ad una volta. Si parte sempre dal filato di pura lana vergine, attraverso macchine per maglieria si ottiene una particolare lavorazione chiamata Links-Links. I teli vengono poi lavati ad alte temperature, così che le scaglie interne della fibra si sovrappongono provocando un infeltrimento e un restringimento della maglia, dando forma alla lana cotta.
La lana cotta è un tessuto antichissimo, uno dei primi tessuti utilizzati dall'uomo, eppure sono in pochi a sapere come si produceva; si prendeva della lana vergine e non filata, la si lavorava con acqua calda e sapone, sfregandola energicamente con le mani fino a farla diventare un unico panno compatto. Si trattava di un procedimento lungo e faticoso, ma era diffuso in molti Paesi del centro-nord d'Europa.
Lanaggio
sm. [sec. XVI; ant. francese lainage]. Quantità di lane diverse, gregge o lavorate.
Lancé Lanciato
Voce francese.
Tessuto operato a più colori, che presenta nel diritto un motivo discontinuo a colori nel quale, seguendo il disegno, le trame colorate sono parzialmente visibili del diritto: nelle zone in cui le trame, supplementari al fondo, (effettuate per mezzo di navette che comportano spole con filati di colori differenti, che percorrono il tessuto da una cimosa all'altra) non producono effetto passano sul rovescio restandovi slegate o poco legate. Talvolta queste slegature, dopo il tessimento, vengono tagliate. L'impiego è nell'abbigliamento femminile e nell'arredamento.
In italiano: Lanciato.
Lanella
Tessuto pettinato di lana tipo satino, sovente con catena di cotone.
Laneria
Da lana.
1. Termine generico per indicare i tessuti di lana pettinati e cardati da donna, in opposizione a drapperie.
2. Assortimento di tessuti o filati di lana, anche di produzione artificiale (usato specialmente al plurale).
3. Negozio di lanerie.
Lanerossi S.p.A.
industria tessile fondata da Francesco Rossi a Schio nel 1817 e dal 1954 conosciuta con l'attuale denominazione. Divenuta il principale lanificio italiano all'inizio del Novecento, intraprese nel 1933 la lavorazione delle fibre artificiali. Dopo la II guerra mondiale acquistò partecipazioni in varie aziende collegate, nel 1962 passò sotto il controllo dell'ENI, e nel 1990 fu incorporata dalla Marzotto
Lanetta
Stoffa di lana leggera o di lana mista a cotone. Viene altresì definita la morbida e fitta peluria che aderisce alla pelle negli animali da pelliccia.
Lanificio
sm. [sec. XIV; dal latino lanificíum]. In senso generico, lavorazione complessiva della lana, specialmente a livello industriale. Più spesso con valore concr., stabilimento in cui si esegue la lavorazione.
Lanital
Da composto di lan(a) ital(iana).
Fibra tessile artificiale ricavata dalla caseina del latte magro che viene prima disidratato, scremato e poi estratta la proteina, che viene sciolta in mezzo alcalino, estrusa in bagno acido, stirata e trattata con formaldeide, prodotta in fiocco. Fu ben presto abbandonata data la sua bassa tenacità (carico a rompere il filo). Nel 2007 è stata riscoperta in Cina, ed è stata, nel 2008, messa sul mercato in Italia per iniziativa della Wool Group (piccola azienda toscana) esaltando gli aspetti ecologici, la comodità, la freschezza, poiché la fibra del latte ha una maggiore capacità di assorbire l'umidità rispetto alle fibre sintetiche oltre al fatto che rispetto alla lana è un isolante anche migliore.
STORIA - Creata nel 1936 dal chimico italiano Antonio Ferretti, poi perfezionata e rimpiazzata da un nuovo e simile prodotto detto merinova. Era utilizzata nel periodo fascista dell'autarchia come "lana sintetica", in piena epoca di sanzioni economiche dopo la guerra d'Etiopia. Il regime fascista dette grande risonanza al prodotto con un opera di grande propaganda al prodotto sull'autosufficienza dell'Italia. Di seguito si riporta un trafiletto pubblicitario dell'epoca: "Prendendo in mano un bioccolo di Lanital esso appare in tutto e per tutto simile ad un bioccolo di lana pecorina; dà la sensazione del caldo, è elastico, è d'aspetto lanoso, ecc. Ma forse anche un tecnico sarebbe imbarazzato nel giudizio, se proprio non ha l'occhio espertissimo, e il problema di dire se si tratta di fibra naturale o artificiale potrà essere risolto in laboratorio adoperando alcune speciali reazioni chimiche. Quando il Lanital è trasformato in tessuto, in maglie, ecc. il problema diventa ancora più difficile... Il Lanital può dirsi l'ideale delle fibre tessili, come del resto il fiocco di raion, perché esso arriva al filatore sempre uguale, sempre uniforme e sempre pulito.... L'uso del Lanital esonera perciò il filatore da tutto il lavoro di ripulitura e di preparazione che l'uso delle fibre naturali gli impone, con notevole perdita di tempo e di denaro e con non indifferenti cali nel peso della materia prima. Aggiungasi che il Lanital può essere filato e lavorato con gli stessi macchinari normalmente adoperati per la lana pecorina, ecc."
da lan(a)+ital(iano)]. Denominazione commerciale della prima fibra proteica artificiale, ricavata dalla caseina del latte. Ottenuta nel 1935 dalla S.N.I.A.Viscosa, fu molto migliorata in seguito
Lanolina
Il GRASSO della pecora presente nella lana sucida. Viene recuperato per emulsione durante il lavaggio della lana ed utilizzato nell'industria cosmetica.
Lastex
Nome commerciale di tessuto in cui sono impiegate filati di elastofibre (gomma, elastan) molto estensibili.
sm. [sec. XX; da (e)last(ico)+il tema del latino texĕre, tessere]. Nome commerciale di un filo elastico (prodotto mediante estrusione di gomma liquida e successiva ricopertura con altri filati) e del tessuto che se ne ottiene. Estensibile e resistente, è largamente usato in corsetteria e per costumi da bagno.
Lattescente
Dal latino lactescens-entis, participio presente di lactescĕre.
Colore simile al latte.
Lavaggio a secco
Processo che ha come obiettivo la rimozione dello sporco da indumenti e manufatti tessili in generale, utilizzando solventi organici. I solventi solubilizzano i grassi (olii, cere, ecc.) e, grazie all'azione meccanica rimuovono le particelle insolubili (polveri, filacce, ecc.). E' inoltre possibile nel processo utilizzare rafforzatori di lavaggio per rimuovere le sostanze magre (sali, zuccheri, ecc.) altrimenti non solubili. I principali solventi utilizzati sono il Tetracloretilene comunemente conosciuto come percloretilene e gli idrocarburi alifatici.
La lettera identifica il tipo di solvente utilizzabile nel procedimento di lavaggio a secco.
A - Lavaggio a secco con tutti i solventi
P - Lavaggio a secco con tutti i solventi, escluso il tricloroetilene o trielina. E' quello più usato.
F - Lavaggio a secco con idrocarburi.
STORIA - Processo inventato nel 1849 dal sarto francese Jolly-Bollin, che scoprì le qualità smacchianti della trementina; a partire dalla fine del dicianovesimo secolo fu così possibile pulire gli indumenti evitando di scucire e ricucire le parti macchiate, secondo il metodo impiegato nelle prime lavanderie a secco.
Lavanda
Da lavanda, perché usata per profumare l'acqua per lavarsi.
Tipico colore violetto, di una pianta cespugliosa delle Tubiflorali, originaria delle regioni mediterranee, con rametti eretti e fiorellini molto profumati.
La sua essenza agisce come antitarme naturale.
Lee, William
inventore inglese (Calverton, Nottinghamshire, ?-Parigi 1610). Gli si attribuisce il progetto della prima macchina per la lavorazione a maglia su telaio i cui principi di funzionamento stanno ancora alla base delle macchine per maglieria.
Legatura
Elemento supplementare di ordito o trama, che consente di unire i due tessuti nei cosiddetti doppi o double-face.
Lembo
Dal latino limbus.
Parte terminale di un pezzo di stoffa, indumento, considerata per lo più pendente e in basso.
Lesotro
Località del Sud Africa ove viene allevata una qualità meno pregiata di capra d 'Angora (Basuto mohair); buona finezza ma con presenza di peli morti non tingibili che limitano l'uso di questa fibra nel campo tessile specialmente nella fabbricazione di filati classici destinati alla tessitura.
Levantina
Dal francese levantine.
1. Stoffa fabbricata su armatura Batavia, derivata dalla saia, caratterizzata da punti di legatura che producono sulla stoffa due o più nervature anziché uno come nella saia semplice. Utilizzata nelle confezioni maschili e femminili.
2. Tipo di babbuccia, specialmente di colore rosso, simile a quelle in uso in Oriente.
Levata
In Filatura, sostituzione delle spole o rocche piene con tubetti vuoti.
Leviathan o Leviatano
mostro acquatico, in forma di serpente, menzionato dalla tradizione biblica e assunto da T. Hobbes come titolo di una sua opera famosa (pubblicata a Parigi nel 1651) per simboleggiare l'immagine dello Stato, “quel dio mortale cui dobbiamo la nostra pace e sicurezza”. Da qui l'abitudine a usare il termine Leviathan per indicare la struttura di un potere statale particolarmente autoritario. § Fig. come nome comune, grande macchina, a più stadi, per il lavaggio e la sgrassatura meccanica del fiocco di lana sucida
Libbra
Unità di misura di peso inglese pari a Kg. 0,4536. Nel mercato cotoniero è l’unita di misura usata per le contrattazioni.
Liccio
Dal latino licǐum.
1. Dispositivo del telaio meccanico (detto lama) sul quale sono fissati dei fili di acciaio con un anello a metà; attraverso questi anelli passano i fili dell'ordito che, appunto dai licci, vengono alzati o abbassati per permettere alla navetta che porta il filo di trama di passarvi attraverso.
2. Organo del telaio meccanico di tessitura costituito da un insieme di maglie di filo metallico attraverso le quali si fanno passare i fili di ordito; determina la levata e l'abbassata dei fili per permettere il passaggio della navetta e quindi l'inserzione della trama fra di essi.
Licra
Marchio di fabbrica e denominazione commerciale di una fibra acrilica prodotta dalla Montefibre.
Lìlion®
Denominazione commerciale della fibra poliammidica, realizzata dalla Snia Viscosa (Italia), impiegata nella produzione di calze da donna, biancheria intima e tendaggi
Lilla
Dal persiano lilach, attraverso il francese lilas.
Designa l'alberello, che dà ricche spighe di fiori color gridellino, tra il rosa e il viola.
Linone
Adattamento del francese linon. Tessuto simile alla batista, leggero e delicato, adatto soprattutto per biancheria personale. Una volta fabbricato soltanto con fibre di lino, viene oggi prodotto anche con filati misti (lino e cotone).
Linter
inglese usato in italiano come sm. Peluria che rimane sul seme del cotone dopo che è stata asportata la fibra. Essendo costituiti da cellulosa quasi pura, i linter vengono impiegati per la produzione di fibre artificiali, di nitrocellulose, ecc.
Link (Links)
Termine che indica uno dei tipi fondamentali di lavorazione a maglia in trama, impiegato sia per la produzione di maglieria esterna, sia per la produzione di calze per uomo. Viene realizzato con aghi a doppio uncino che permettono di alternare su comando, rango dopo rango, maglie diritte e maglie rovesce. Grazie a queste possibilità si possono ottenere facilmente vari tipi di costa, operati per colore, operati per effetto di rilievo.
Lino
Dal latino linum.
Pianta erbacea (Linum Usitatissimum) della famiglia delle Linacee, poco ramificata e con piccoli fiori di un colore variabile dal bianco all'azzurro intenso, che fioriscono solo per un giorno, da cui si ricava l'omonima fibra. Cresce in tutte le stagioni dell'anno (lino annuale, primaverile, estivo). Per ottenere una fibra tessile lunga si semina molto fitto.
La raccolta va effettuata in momenti diversi a seconda del prodotto che si vuole ottenere. Se si vuole conseguire una fibra molto fine, si raccoglie quando il fusto è ancora verde e il frutto è appena formato; si ricava una fibra sottile ma poco resistente, che è chiamata lino azzurro. Se si vuole ottenere una fibra molto resistente ma meno fine, la raccolta va effettuata quando il frutto è giallo-verdastro e il fusto giallo, ed è chiamato lino bianco. Se si vuole ottenere una fibra molto resistente ma molto grossolana, si raccoglie quando il frutto è di colore bruno e lo stelo giallo scuro. Il colore della fibra è greggio, écru. La raccolta ha luogo estirpando lo stelo dal terreno, in modo da assicurare la massima lunghezza utile della fibra: in passato gli steli venivano laboriosamente strappati a mano, mentre oggi l'operazione è completamente meccanizzata, rendendo così il raccolto meno faticoso e indipendente dalle condizioni atmosferiche. II. Segue la macerazione, un processo naturale, che serve, grazie all'azione dei batteri che proliferano negli steli stessi, a disgregare (sciogliere) le sostanze gommose (pectina) che avvolgono le fibre cellulosiche alla paglia. La macerazione può avvenire a terra, sui campi medesimi, dopo l'estirpazione (lino greggio) oppure in vasche piene d'acqua (lino bianco). III. Questa azione è poi seguita dalla gramolatura, che ha lo scopo di asportare le capsule contenenti i semi, e dalla stigliatura che separa meccanicamente le fibre tessili dai fusti macerati. Quando il trattamento era manuale, tali operazioni avvenivano in due fasi distinte; oggi il trattamento si compie, in un unico passaggio, nella strigliatrice a turbina. Il lino di "lungo tiglio" che ne deriva deve essere pettinato in modo da eliminare le parti più corte e le impurità, riunendo le fibre, parallele fra loro, in nastri o tops da filatura.
Come per tutte le altre fibre tessili, la filatura del lino consta essenzialmente di due operazioni principali: prima l'accoppiamento e lo stiro, che forma lo stoppino, poi la filatura vera e propria. Nel caso del lino la filatura può avvenire in due modi distinti: ad umido ed a secco. La filatura a umido è detta così perché lo stoppino viene immerso in acqua prima di essere stirato o allungato; in tal modo si ammorbidiscono le sostanze che tengono unite le singole fibre, permettendo a queste ultime di scorrere l'una sull'altra, per formare un filato fine e regolare, nonché più resistente, lucido e liscio. Con i filati prodotti a umido si realizzano i tessuti di migliore qualità, utilizzando titoli che vanno da Nm. 10 a Nm. 90. La filatura a secco usa normalmente i sottoprodotti delle fasi di stigliatura e di pettinatura: le fibre vengono raddrizzate e rese parallele da una carda, che produce un nastro, successivamente stirato e filato come nel procedimento a umido: con la differenza che durante l'operazione finale lo stoppino non viene immerso in acqua. Il lino filato a secco è più peloso e grossolano di quello filato ad umido, e i titoli metrici vanno da meno di 1 a circa 12 (in questo caso le applicazioni prevalenti sono le tappezzerie murali, i tessuti d'arredamento, gli strofinacci, oltre a particolari tessuti d'abbigliamento di aspetto rustico ed a tessuti tecnici per usi industriali).
Il lino viene miscelato sia con fibre naturali sia con fibre chimiche. Questo permette di ottenere, da un lato, l'aspetto tipico del lino e, dall'altro, il miglioramento delle proprietà intrinseche e delle caratteristiche di conservazione delle fibre di lino. Le fibre di lino corte vengono filate in mischie con cotone, lana, viscosa, poliestere o fibre acriliche.
A livello mondiale il lino da fibra viene per l'80% dalle superfici coltivate nella CSI. Altri produttori sono il Belgio, Rep. Ceca, Austria, Francia, Germania, Irlanda, Polonia, Scozia, Nuova Zelanda. Qualche coltivazione del lino anche in Canada e negli Stati Uniti finalizzata però alla raccolta dei semi da cui si ricava l'olio usato nelle pitture e vernici o come additivo nelle pelli (per la produzione dei semi la pianta deve giungere alla massima maturazione, rovinandone il valore come fibra tessile).
CARATTERISTICHE: Composto al 70% da cellulosa, è la più resistente delle fibre vegetali, avendo una tenacità che varia tra i 15 ed i 25 gr. Fibra praticamente inestensibile avendo un allungamento a rottura del 1,6% a secco; perciò i tessuti di lino si sgualciscono facilmente e non riprendono la piega che dopo la stiratura. E' altamente igroscopico (quindi assorbe l'umidità) ed ha un ottima conducibilità termica, perciò produce a contatto della pelle la sensazione di freschezza caratteristica, consentendo un microclima ideale d'estate. E' una fibra antistatica, cioè non trattiene le cariche elettriche accumulate sulla sua superficie. E' anallergico. Per successivi lavaggi perde progressivamente la rigidità (insieme con gli ultimi residui della lignina e di sostanze pectiche), diviene molto lenta di mano ma anche fragile e si logora facilmente. E' una fibre insensibile all'invecchiamento.
IMPIEGHI: all'85% utilizzate per abbigliamento e per tessili uso domestico ed al 15% per altri impieghi tessili. Il lino azzurro è impiegato per merletti e ricami.
CODICE TESSILE: LI (EURATEX) - HL - Misto lino (EURATEX)
francese: lin
inglese: linen
tedesco: leinen
spagnolo: lino
Lino Verde
Raccolto prima della maturazione. Le sue fibre sono più fini, ma più deboli.
Linter (Linters)
Voce inglese.
Fibre cortissime e sottilissime (tegumento esterno) che rimangono attaccate ai semi di cotone dopo la sgranatura, cioè quando sono state asportate meccanicamente le fibre più lunghe. Tali fibrille vengono rimosse dai semi con una seconda sgranatura ed utilizzate come cellulosa quasi pura per la produzione di fibre artificiali (viscosa, acetato, ecc.), di nitrocellulose (plastica, lacche, ecc.), di cotone idrofilo, feltri, ecc.
inglese usato in italiano come sm. Peluria che rimane sul seme del cotone dopo che è stata asportata la fibra. Essendo costituiti da cellulosa quasi pura, i linter vengono impiegati per la produzione di fibre artificiali, di nitrocellulose, ecc.
Lisatura
Operazione di finissaggio che ha lo scopo di conferire al tessuto una mano morbida e di ottenere l'effetto a "buccia di pesca" o "daino". Questa operazione può essere applicata a tessuti asciutti o bagnati di fibre naturali, artificiali o sintetiche.
Lisca
dal germanico líska, giunco, carice].
1) Ognuna delle piccole schegge che cadono dal fusto del lino o della canapa durante l'operazione della gramolatura.
2) Nel linguaggio fam. toscano, quantità minima, briciolo: non ci ha lasciato neppure una lisca di dolce. Aver la lisca in bocca: pronunciare male la s; essere bleso.
3) La spina dorsale dei Pesci e, in particolare, ciascuna delle sottili spine che la compongono.
4) Ramo della palma che si mette sulla croce dalla Domenica delle Palme all'Ascensione
Lisciatrice
Da lisciare.
1) Macchina con cui si effettua la lisciatura nella lavorazione della lana pettinata.
2) Nelle costruzioni stradali, macchina che serve a livellare e uniformare la superficie dei manti bituminosi; in generale è collegata a una macchina più complessa detta finitrice.
3) Nell'industria del legno, lo stesso che smerigliatrice.
Lisiera
Adattamento del francese lisière.
Francesismo per cimosa.
Liso
Dal latino elīsus, participio passato di elidĕre "rompere".
Consumato, logoro dall'uso, detto specialmente di tessuti, abiti, biancheria.
Lista
Voce di origine germanica.
1. Striscia lunga e stretta di stoffa, pelle e similari.
2. Striscia di colore contrastante con lo sfondo della stoffa su cui viene impressa.
3. E' anche sinonimo in maglieria di rango, fila di maglie.
Loden
Trova le sue origini nelle lingue nordiche. Dal tedesco antico lodo = "lana arruffata".
1. Tessuto di lana (ma può essere mischiata al cashmere, mohair, alpaca), generalmente cardata, solitamente ad armatura tela: Dopo la filatura e tessitura la stoffa così ottenuta, ancora molto grezza, viene sottoposta a follatura, compressa e battuta da macchinari fino ad ottenere un panno compatto e resistente. E' questa serie di operazioni di apparecchiatura (le fibre di lana dopo essere state garzate, vengono coricate nello stesso senso) che rendono il loden straordinariamente impermeabile e protettivo. Successivamente viene tinto (specialmente di colore verde scuro), garzato, vaporizzato, spazzolato in direzione (per il loden pettinato) o rasato (per il loden feltro). Infine per donare al tessuto un aspetto lucente, viene sottoposto a degli speciali essiccatoi. Il suo peso si aggira tra i 450 e 570 g/mq. Il pelo deve essere corto e molto fitto. E' un tessuto molto ruvido, poco adatto per capi da interno. Utilizzato, prevalentemente per capi maschili, per cappotti, mantelli e giubbotti sportivi in genere.
2. Cappotto realizzato nell'omonimo tessuto nei colori classici dal verde scuro al verde bottiglia, blu, grigio, marrone. E' riconoscibile dal grande sfondo piega sul dietro, dalla linea ampia, dai tagli sotto le ascelle e con tasche e dai bottoni in cuoio o in corno.
STORIA - Fabbricato un tempo nel Tirolo, nella Svizzera, nell'Alsazia. Una volta, fino al XVII secolo, era il tessuto dei pastori. La storia narra delle donne che un tempo nelle lunghe sere d'inverno filavano e tessevano la lana delle pecore, aiutati, nei periodi estivi, dai tessitori ambulanti, che andavano di maso in maso chiedendo come ricompensa solo vitto ed alloggio. La sua consistenza era grigiastra ed infeltrita. Ad elevare questo tessuto al rango di moda furono l'imperatore Franz Josef e Ludwing II di Baviera. La Moessmer, nota fabbrica di loden, fondata nel 1882, confezionò a quell'epoca, la mantella di loden bianco indossata dall'imperatore Franz Josep. Così in questo periodo s'inizio ad elaborare la stoffa aggiungendo alla lana di pecora tirolese, quella di merino ed anche il cashmere. Oggi il colore più diffuso del loden è il verde foresta, ma fino alla fine dell'800 aveva il colore grigio della lana grezza, poi divenne rosso, bianco, nero e, solo in ultimo, verde.
CURIOSITA' - 1,5 Kg pesa la lana lavata di una pecora tirolese di montagna, da cui si ricavano 5 mt. di stoffa. Si dice che, per via dei trattamenti speciali a cui viene sottoposto, se ne possono produrre 405 tipi diversi.
London Shrunk
Trattamento che conferisce stabilità dimensionale ai tessuti di lana. La stoffa viene inumidita tra coperte bagnate, asciugata in un locale speciale e stirata.
Tessuto ottenuto con filati cardati, piuttosto peloso e compatto, a pelo direzionato, generalmente di lana e mohair con proprietà impermeabili. In genere è garzato e fortemente follato sul rovescio.
Loops
Termine inglese.
Filati fantasia con frequenti anellini, occhielli, più grandi e marcati che nel bouclé, ottenuti ritorcendo fili molto laschi e allentati attorno a fili tesi; impiegati soprattutto in laneria e maglieria.
Losanghe
Dal francese losange.
Tessuto a rombi e a quadri inclinati anziché orizzontali.
Luana
Tessuto con armatura tipo tela ed una costina incrociata realizzato con filato in trama e fili a filamenti continui in ordito.
Lucidatura
Calandratura a forte pressione, con eventuale aggiunta di cere, paraffina, od altri composti chimici per ottenere il lucido.
Lucignolo
latino tardo liciníum, stoppino, dall'incrocio del classico ellychníum, lucignolo, con licíum, liccio].
1) Parte combustibile di una candela, di una lampada a olio o a petrolio, detto anche stoppino; è formato da una treccia più o meno grossa di cotone che nelle candele è ricoperta di cera o stearina per impregnazione e nelle lampade (dove è detta anche calza) viene imbevuta, per assorbimento, dal combustibile.
2) Il filamento che esce dalla carda e che concorre a formare i filati.
3) Fig. scherzoso, persona alta e molto magra: diventare un lucignolo, ridursi a un lucignolo, dimagrire molto.
4) Ant., quantità di lana o lino che si metteva nella rocca per filarla.
Lurex®
Marchio della Sildorex.
Fibra sintetica che viene metallizzata tramite vapori di alluminio o d'argento e quindi tinta. Viene tessuta o lavorata a maglia insieme ad altre fibre ed è adatta per la creazione di capi eleganti, in quanto crea effetti luminosi e brillanti.
CODICE TESSILE: ME (EURATEX)
STORIA - Realizzata per la prima volta negli anni quaranta.
Lycra®
Poliuretano termoplastico, elastomero. Filato a base di elastan (dal 3 al 10%) che si caratterizza per le eccezionali proprietà di elasticità, di contenimento e per il suo effetto di seconda pelle.
Può essere tesa da quattro a sette volte la sua lunghezza iniziale, ma ritorna nelle condizioni di partenza non appena la tensione cessa. Viene prodotta in forma di filato bianco opaco, lucido, semitrasparente e trasparente e in una ampia gamma di titoli che variano da 11 a 2.500 decitex. Lycra non viene usata singolarmente, ma sempre abbinata a una o più fibre naturali o sintetiche in modo che i tessuti, così elasticizzati, conserveranno l'aspetto e la mano della fibra principale. Può essere usata in quantità diverse, a seconda del tipo di tessuto o del suo utilizzo, tenuto conto che ne basta il 2% per migliorare la qualità del prodotto, esaltare la vitalità, il drappeggio e le caratteristiche di recupero della forma. Nei tessuti destinati alla realizzazione di capi a elevata elasticità, come i costumi da bagno e l'abbigliamento sportivo, la percentuale può raggiungere il 30%. In funzione del procedimento di tessitura o di lavorazione a maglia, del tipo di tessuto e del suo impiego, questa fibra può essere utilizzata a nudo o ricoperta. L'elastan possiede le stesse caratteristiche di lavorazione di una fibra sintetica e può essere utilizzato nudo per la produzione, per esempio, di corsetteria, costumi da bagno, polsini, maglie tubolari e collant, calze, nastri per bordure e tessuti pret-à-porter.
Nome commerciale di un filato sintetico (elastomero a base di poliuretani) prodotto dalla Du Pont. Per la sua notevole estensibilità ed elasticità è usato per indumenti sportivi e biancheria intima.
IMPIEGHI: Usata soprattutto nei costumi da bagno ed abbigliamento sportivo, abbigliamento intimo, abbigliamento femminile.
CODICE TESSILE: EA (EURATEX)
Lyocell® -
Il nome deriva da lyo ... dal greco lyein = sciogliere e cell da cellulosa.
Fibra tessile artificiale, che viene commercializzata dal 1993, composta esclusivamente dalla polpa del legno (cellulosa) e sottoposta a filatura in presenza di solventi (Solvent Spun Cellulosics); il principio di base della sua produzione si basa sulla dissoluzione della cellulosa grezza in un solvente dell'ossido di ammina diluito e infine coagulata sotto forma di fibra.
Alla base dello sviluppo di questa fibra vi è la finalità di porre la massima attenzione alla salvaguardia dell'ambiente (il legno è una materia prima naturale rinnovabile, che è ottenuta da una gestione di riforestazione, e, a differenza di ciò che avviene nella coltivazione del cotone, la raccolta della polpa vegetale richiede un uso limitato di pesticidi ed erbicidi; inoltre dagli alberi utilizzati per la fibra si ottiene una quantità di cellulosa sette volte maggiore per ettaro rispetto al cotone), e dall'altro, l'obiettivo di raggiungimento o addirittura miglioramento delle proprietà dei prodotti già esistenti a base di cellulosa.
CARATTERISTICHE: Come le altre fibre derivanti dalla cellulosa (cotone, lino, ramiè, rayon) è caratterizzata da traspirabilità, morbidezza, potere assorbente, eccezionale potere coprente, resistenza all'abrasione, ed è generalmente confortevole da indossare. Morbida e voluminosa. Presenta alcune caratteristiche peculiari che rendono questa fibra particolarmente apprezzata e versatile: eccellente resistenza ad umido; resistenza alla piega; fibrillazione durante i processi ad umido per produrre tessiture particolari; tingibilità molto versatile verso i colori vibranti, ottenendo una varietà di effetti e di disegni di tessitura; capacità di simulare la "mano" della seta o del cuoio; biodegradabilità. Può essere utilizzata in mischia con altre fibre, incluse lana, seta, rayon, viscosa, cotone, lino, nylon e poliestere. La più importante proprietà fisica è la possibilità di "fibrillare", ovvero di formare micro-fibrille sulla superficie, in seguito allo sfregamento delle fibre stesse in ambiente umido. Durante tale processo la fibra principale si divide in 1-4 parti, lungo l'asse longitudinale ed è possibile ottenere risultati particolari controllando questo comportamento: l'effetto "pelle di pesca" ne costituisce un esempio. Il controllo può avvenire con metodi fisici, quali sfregamento e battimento, o per via chimica, tramite l'utilizzo di enzimi che attaccano la cellulosa.
La lavorazione del Lyocell è più articolata rispetto a quella del cotone, rendendo i prodotti commerciali più costosi. Il lavaggio dei capi può essere eseguito in acqua o a secco, a secondo della finitura utilizzata.
IMPIEGHI: Abbigliamento femminile e maschile, formale e casual, maglieria esterna ed intima.
CODICE TESSILE: LY (EURATEX)