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Mascherine riutilizzabili in tessuto
Disponibilità immediata
Mascherine
  • Facciale, in misura unica , tessuto 100% COTONE
  • Riutilizzabile per almeno 20 volte previo lavaggio in lavatrice e stiratura come indicato nelle istruzione di lavaggio
  • Articolo conforme alla normativa del decreto numero 18 del 17/03/2020 art.16 ;
Certificata CE - Dispositivo medicale di classe 1

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Nacré
Termine francese, propriamente "madreperlaceo".
Velluto con effetto iridescente, tipico della madreperla, ottenuto con un filo di pelo d'un colore e un filo di fondo di altro colore contrastante.
 
Nailon
adattamento dell'inglese nylon (vedi Nylon)
 
Nanchino
sm. (anche nanchina, sf.) [sec. XIX; dal nome della città di Nanchino, originario centro di produzione]. Tessuto di cotone a trama fitta, di colore naturale, che viene usato in particolare per le imbottiture. Anche seta bianca di fabbricazione cinese.
 
Nanofibra
sf. [sec. XX; nano-+fibra]. Nell'industria tessile, fibra sottilissima, con diametro dell'ordine dei nanometri. La nanofibre possono essere ottenute con la tecnica dell'electrospinning che permette di ottenere, a partire da polimeri fusi o disciolti in soluzione, fibre molto sottili. Esse rappresentano una ulteriore evoluzione delle microfibre, e sono considerate con interesse per possibili applicazioni tecnologiche speciali, grazie alle loro elevate proprietà meccaniche e all'elevato potere adsorbente
 
Nappa
Dal latino mappa, salvietta, drappo.
1. Denominazione di pelli a pieno fiore di agnello, capretto e montone e più raramente di bovino, un tempo concimate all'allume, oggi con sali di cromo, dalla mano particolarmente morbida, che vengono utilizzati per la confezione di soprabiti, giacche, tailleur, nonché per alcuni articoli di pelletteria (guanti), oltre che si presta anche a lavorazioni speciali come intrecci e plissettature.
2. Fiocco formato da un mazzetto di fili, usato come ornamento di uniformi militari, paramenti liturgici, tende, ecc.
3. Sferoide di panno imbottito o di fili a raggiera, nel quale gli alpini tengono infilata la penna (tutti i vecchi chepì avevano la nappa con il numero di reggimento).
4. Mucchietto di fili o frange legate da una corda nella parte superiore. Viene utilizzata come elemento decorativo
 
Nappatrice
Macchina che serve per aprire i cascami di seta; consiste essenzialmente di due rulli alimentatori e di un grosso tamburo muniti di punte d'acciaio che afferrano e districano le fibre formando una ovatta che viene utilizzata per le successive lavorazioni.

Nastrare
Da nastro.
Ricoprire o rivestire con nastro, per lo più a scopo di rinforzo o di isolante. E' una operazione che si fa su alcuni capi sportivi o tecnici o su tessuti utilizzati per particolari prestazioni (tende da campeggio, gommoni, aquiloni, ecc.).
 
Nastrate
Lo si dice di cuciture ricoperte con nastro, allo scopo di rinforzo o isolante. L'operazione è detta nastrare.
 
Nastro
Dal gotico nastilo "cinghia".
1. Tessuto liscio o operato sottile, solitamente di piccola altezza e di lunghezza indeterminata, comunemente di seta o di cotone, fabbricato con particolari telai. Possono essere cerati, marezzati, rasati. Vengono usati per guarnizioni, orlature e legature; per essere applicati in disegno. Da soli compongono una cintura o una fascia. Sono anche usati sul cappello a grande tesa, o per portare al collo un pendente, o un medaglione, o per legare i cappelli.
2. I nastri per interni, in genere sono adesivi con resina spalmata su un lato, di piccolo spessore e larghi da pochi mm. a parecchi cm., e possono essere tagliati in dritto filo o sbieco (generalmente a 45°) o essere perforati ad 1, 2 o 3 fustelle, al fine di permettere di seguire esattamente la linea di piegatura del tessuto. Per poter unire le tasche laterali senza rifinirle manualmente, talora, si usano dei nastri fustellati, in genere in non tessuto, che hanno da ambo i lati delle fustelle che permettono di rifinire correttamente l'apertura delle tasche stesse. I nastri possono essere anche sagomati quando la forma delle cinture di gonne e pantaloni da donna non è diritta (l'anatomia del corpo umano porta ad una diminuzione della circonferenza tra il bacino e la vita). Esistono anche nastri con tutte e due i lati adesivi, detti perciò biadesivo o a doppio adesivo (veli di resina).
3. Per cappelli - Nastro in tinta unita o colorato che viene utilizzato per la decorazione di cappelli. Gallone – nastro in tinta unita o colorato che viene utilizzato per cucire i capi, gli indumenti intimi, pantofole, ecc. Di chiusura – nastro più spesso, con bordi rinforzati che viene utilizzato come chiusura nell’abbigliamento intimo ed in altri capi. A zig-zag – un nastro ondulatorio con un lato rinforzato. Viene utilizzato, per esempio, per orlare l'abbigliamento intimo. Taffettà – nastro double-face di fili di viscosa, acetato o poliammide. Viene utilizzato per scopi decorativi.
 
Nastro a taffetà
Bandella di lino in filato rayon, seta acetata o poliammide, la cui estremità presenta una diversa armatura. È colorata o stampata, ha una regolare superficie liscia e una larghezza compresa tra 6 e 110mm. Viene utilizzata per scopi ornamentali.
 
Nastro antistramante
Stoffa stretta in armatura a lino o a saia, normalmente larga 25mm e rifinita attraverso una ribattitura longitudinale con un filo elastico che ha una superficie antistramante. Cucito nelle cinture dei pantaloni e delle gonne.
 
Nastro con motivo
Nastro a passo singolo, doppio, multiplo o a ordito multiplo, con una lunghezza compresa tra 10 e 100mm; da filato di cotone o viscosa e da rayon o filo ricoperto di lustrini in un disegno jacquard e uno in rilievo marcato e cucito esternamente sulla parte anteriore. Viene utilizzato per una vasta gamma di scopi ornamentali, come la profilatura di abbigliamento intimo e altri indumenti, etichette, cartellini taglia/numero, monogrammi, segnalibri e tabelle d’abbigliamento.
 
Nastro crêpe
Nastro a trama singola, ricavato da viscosa o seta poliamide in armatura a crêpe, che forma una superficie moderatamente testurizzata. Il bordo è spesso di un colore diverso; la larghezza è compresa tra 8 - 20mm. Viene utilizzato nella produzione di lingerie.
 
Nastro della chiusura a lampo
Presenta un collaretto increspato fine e verticale sulla sua superficie, formato alternando i fili ritorti normali e stretti, quelli con maggiore e minore rigidità o le armature intrecciate in maniera più spessa e quelle fini. Viene normalmente utilizzata un‘armatura a lino o a fondo saia.
 
Nastro di identificazione del grado
Nastro a reps in filato di cotone o viscosa oppure rayon, in armatura a reps con costolatura verticale. Colorato, con ampiezza tipica compresa tra 10 e 30mm; viene utilizzato per l’indicazione dei gradi sulle uniformi.
 
Nastro di profilatura
Stretta striscia sporgente di stoffa, formata attraverso la paramontatura lungo la cucitura(le cuciture), normalmente a creare il bordo di un indumento.
 
Nastro di reps
Nastro a trama singola, costituito da filati di rayon viscosa, cotone o viscosa con coste oblique in un’armatura a lino con filo più grosso nella trama e più fine nell’ordito. I margini sono in armatura cava. Prodotto in tinta unita, con colori lucenti ed effetto marezzato, la sua larghezza varia da 5 a 70mm. Viene utilizzato per fini decorativi
 
Nastro di velluto
Nastro a trama singola con una superficie di pelo corto derivante da filati di cotone o viscosa o da rayon viscosa con un’armatura di tessuto in ordito di pelo. Due tessuti di base sono collegati da un ordito (di pelo), formando il pelo dopo il taglio. Viene prodotto in una varietà di colori, in spessori che vanno dai 6mm ai 60mm. Viene utilizzato per decorare abbigliamento, accessori, ecc.
 
Nastro elastico
Nastro elastico con perforazioni – fori regolari che permettono di variarne la lunghezza. Nastro elastico per cappelli – nastro circolare realizzato con fili elastomeri. Viene utilizzato per la produzione di cappelli, scarpe, giocattoli, ecc. Nastro elastico liscio – presenta una superficie liscia su entrambi i lati e bordi lineari non modellati. Nastro elastico per cinte – viene utilizzato per la fabbricazione di cinture. Nastro elastico per bretelle – nastro elastico semplice o a disegni che vieen utilizzato per la realizzazione di bretelline nei capi di abbigliamento intimo da donna e da bambina. Nastro elastico per reggicalze – viene utilizzato per la fabbricazione di reggicalze. Nastro elastico per fascette – viene utilizzato per la produzione di fascette. Nastro elastico disegnato – nastro elastico con bordi disegnati e lineari.
 
Nastro picò; spighetta a zigzag
Spighetta liscia, a maglia e con un motivo, realizzata con filato di viscosa e cotone e da rayon, con un filo ad un sistema intrecciato diagonalmente e passanti corti ad intervalli regolari su una o entrambe le lisiere. Può essere colorato o luminoso, è double-face ed ha un’ampiezza tipica pari a 15mm. Viene utilizzata per la decorazione di capi d‘abbigliamento.
 
Natté
Voce francese.
1. Armatura panama (derivata dalla tela), molto sciolta, in cui lavorano appaiati più fili sia in trama che in ordito, presentando quadrati più o meno grandi alternativamente in catena e in trama. I grossi natté sono simili a stuoie e vengono usati in laneria per tailleurs e cappotti.
2.Tessuto pesante di seta con superficie in rilievo, in seta grezza nell’ordito e in filato di cotone o lana grezzo, fantasia nella trama; in armatura Panama. Viene impiegato per la confezione di abiti da donna.
3. Tessuto di peso medio e pesante di lana caratterizzato da una superficie rustica costituita dall’alternarsi di filati più grezzi e più fini e da una armatura a lino o derivata. Viene impiegata per la realizzazione di abiti e cappotti da donna. Il suo nome deriva dal francese "natté" (= un tappetino di maglia), che il tessuto ricorda in funzione della sua superficie grezza.
4.Il nattè o panama (perché simile all'intreccio che caratterizza il cappello di Panamá) è un tessuto derivato dall'armatura tela.Il nome, che viene dal francese, significa cestino, in inglese, analogamente, si chiama basketweave.
5.Si ottiene per ampliamento pari numero dei fili, sia di ordito che di trama, in modo che mazzetti uguali di fili di ordito si alzano per fare passare un uguale numero di fili di trama, ne risulta un effetto quadrettato, come quello di un cestino. Nell'esempio un nattè ottenuto per raddoppio dei fili, ma l'ampliamento può essere maggiore, con gruppi di tre, quattro o più fili, ovviamente maggiore è l'ampliamento minore è la robustezza del tessuto, inversamente proporzionale alla lunghezza delle slegature sia di trama che d'ordito.
 
 
 
Navetta
Dal francese navette, propriamente piccola nave.
1. E' un elemento di forma allungata, con un incavo in cui è alloggiata la spola, con il filo di trama, avente la funzione di formare l'intreccio inserendo con un moto di va e vieni il filo di trama attraverso il passo dei fili di ordito. Le navette, oltre che di legno (a volte si appesantiva la parte posteriore della navetta, facilitandone l'aderenza al pettine durante la corsa: l'appesantimento è ottenuto con aggiunte di metallo alla parte posteriore della navetta), sono di acciaio e di materiale sintetico; la loro forma, misura (la lunghezza può variare tra i 30 cm. e i 60 cm.) e il loro peso variano a seconda del tipo di telaio, del filato utilizzato e del tessuto da produrre; l'adozione di una navetta più o meno grande è subordinata alla qualità della trama e allo sforzo cui deve sottostare l'ordito nel tessuto da fabbricare: se l'ordito è debole e se è passato numerosi licci, la grossezza della navetta deve essere limitata e in relazione alla corsa del battente, per non provocare rotture di fili con una bocca troppo ampia.
STORIA - Vari tipi di arnese erano anticamente impiegati per l'inserimento della trama nell'ordito: stecche in legno e in osso, fusi di legno ancora oggi usati in alcune regioni per la fabbricazione di tappeti e stuoie. Nei telai impiegati in Europa nel XII sec. la navetta, che presentava un incavo centrale attraversato da un fuso su cui si infilava la spola col tubetto o il rocchettino di trama, veniva inserita a mano nel passo dell'ordito del tessitore. Tale procedimento rendeva assai difficoltosa la tessitura delle stoffe alte; per ovviare a questo inconveniente J. Kay (1773) apportò modifiche al telaio e ideò la navetta volante, munita di rotelle per facilitare lo scorrimento della navetta stessa sulla soglia del battente. Con l'avvento del telaio meccanico (1785) la navetta fu munita alle due estremità di punte d'acciaio che la proteggevano dai colpi impartiti dai tacchetti. Con l'introduzione del cambio automatico della spola nel telaio meccanico (1889) anche la navetta fu modificata: il fuso interno venne sostituito con una molla in acciaio a pinza che trattiene la spola a una estremità e fu eliminato il fondo della navetta stessa per consentire il ricambio della spola esaurita con quella carica. Il successivo passaggio avviene intorno al 1950 con l'arrivo dei telai senza navetta, a nastro. Il salto di qualità è enorme: il filo viene portato da una pinza che lo guida fino a metà del tessuto, mentre una seconda pinza completa l'opera, dalla parte opposta. Il telaio, che prima doveva essere fermato ogni volta che finiva la spola, adesso non conosce più soste, e si arriva a 100-120 battute al minuto.
2. Pezzo metallico di alcuni tipi di macchine per cucire e da ricamo.
3. Lav. domestico - Piccola spola di galalite, osso o altro materiale con cui si esegue il pizzo chiacchierino.
4. Spoletta di osso o altro materiale con cui si esegue il pizzo chiacchierino.
 
Ne
Sigla internazionale che indica il titolo, cioè il rapporto tra la lunghezza e il peso, dei filati di cotone o di fibre artificiali e sintetiche filate con sistema cotoniero.
simbolo del titolo inglese filato cotone  -Ne=  0,59 x L (in metri) : P (in grammi).
 
Neps
Termine inglese, che significa "nodi di bottoni".
1. Sono gli ingrossamenti sferici, piccoli grovigli di fibre irregolari, di peluria, che aderiscono al filato deformandolo, da cui il filato fantasia Boutonnè. Spesso trattandosi di fibre immature o morte non assumano la tintura rimanendo chiari.
2. Piccola area rinforzata su un filo, solitamente di un colore diverso e prodotta per ottenere un effetto decorativo e di colore nel filo. Il neps può anche essere causato da un difetto nella materia prima, nel filato, ecc.
3. sm. pl. Ingrossamenti irregolari che determinano la declassificazione dei filati. I neps sono dovuti a eccessivo accumulo di fibre in un solo punto del filato. Durante la tessitura possono provocare rotture di filati con conseguenti buchi nei tessuti. Vengono eliminati per mezzo della stribbiatura
 
Nerastro
D'un colore che pende nel nero ("turchino nerastro", "bruno nerastro"). L'aggettivo non è bello, e quindi è preferibile aggiungere a quel colore l'attributo cupo, quando, naturalmente, si ottenga egualmente il risultato voluto, riservando nerastro per un nero indeciso.
Altri sinonimi, in italiano, sono: nericcio, nerigno.
 
Nerazzurro
Definisce il nero percorso da riflessi turchini, come di certi acciai bruniti, o del manto di certi cavalli neri, o della piuma di molti uccelli.
 
Nervatura
Minutissima piega, di circa 2 mm, cucita in rilievo, sul lato esterno del tessuto. Serve per sottolineare la linea di un abito, per disegnare un colletto, per sagomare una camicia. E' un motivo decorativo e sartoriale allo stesso tempo. Si fa con la macchina da cucire, usando un piedino speciale e un ago doppio, oppure con tagliacuce.
inglese: ribbing
 
NewCell®
 E' una nuova generazione di fili continui cellulosici, di origine naturale, con proprietà eccezionali, destinati all' industria tessile. Il NewCell® viene prodotto con un processo innovativo che salvaguarda l'ambiente, sposa la superiorità funzionale dei fili sintetici con la carica emotiva delle fibre naturali. NewCell® appartiene al gruppo delle fibre Lyocell (abbreviazione: CLY).
 
New-look; new look
Denominazione di una collezione moda presentata dalla maison parigina Christian Dior, apparsa per la prima volta all’inizio del 1947, quando fece scalpore ed entrò nella storia della moda. Presentava una nuova linea di abbigliamento da donna e un look tipicamente femminile. Si caratterizzava per la forma delle spalle, arrotondate e senza imbottitura, la vita accentuata, la leggera enfatizzazione sui fianchi, l’estesa lunghezza della gonna che scendeva fino a metà polpaccio, l’eleganza della sua arricciatura: tutto ciò contribuì a creare un look molto romantico. I materiali erano morbidi e fluenti, sempre usati in quantità generose. Il cambiamento apportato da questo stile fu accettato rapidamente e i produttori di abbigliamento pret-a-porter lo resero uno stile moda per donne e ragazze facilmente portabile
 
 
Nido d'ape
Passaggio del campo semantico per la somiglianza del diritto del tessuto e del ricamo a un favo.
1. Disegno geometrico a righe in rilievo alternate ad incavi incrociati diagonalmente, che formano cellette simili a quelle di un favo.
2. Per estensione tessuto di cotone, lino, ma anche di lana fabbricato a telaio con un armatura che crea nel tessuto un disegno geometrico tale da ricordare l'alveare delle api. La struttura favorisce l'assorbimento d'acqua e quindi in cotone è usato anche per fare asciugamani, accappatoi, strofinacci.
3. Punto a ricamo che arriccia il tessuto, ottenendo piccoli rettangoli o rombi. Spesso viene cucito, sul rovescio, con un filo elasticizzato per renderlo più morbido e garantire così una maggiore vestibilità. Classico per gli abiti bon ton delle bambine, viene solitamente ricamato sul corpino.
4. tessuto a tre dimensioni, in superficie un reticolo in rilievo, in profondità le nicchie dei buchi. Adatto ad asciugamani e accappatoi per la capacità di assorbire l'acqua.
inglese: nest
 
Nm
Sigla internazionale che indica il titolo, cioè il rapporto tra la lunghezza e il peso, dei filati di lana o di fibre artificiali e sintetiche filate con sistema laniero.Simbolo del titolo metrico del filato - Nm 1 = 1000 metri :1000 grammi.
 
No-iron
Letteralmente dall'inglese "niente ferro", dicesi delle stoffe e dei capi che non occorre stirare.
 
No-stiro; lava e indossa
1. Termine generale per indicare articoli di abbigliamento che dopo il lavaggio asciugano rapidamente e non necessitano affatto o solo lievemente di stiratura. Un prerequisito per questi prodotti è che non solo le stoffe base, ma anche le fodere, i materiali d’aggiunta ed il filo siano resistenti alle pieghe e mantengano la loro forma.
2. Termine generale per indicare una finitura del tessuto, che dopo il lavaggio asciuga e ritorna rapidamente nella sua forma originaria e per questo non necessita affatto o solo lievemente di stiratura.[[tr:O]:_yıka_ve_giy_(wash-and-wear)]]
 
No-woven
Letteralmente non tessuto, dicesi dei materiali e stoffe ottenuti con procedimento diverso dalla tessitura, ed attualmente usati come sostegno, rinforzo e simili; fliselina, forlina, cisellina, lilinette.
 
Nobilitazione
Indica tutte le operazioni eseguite sui tessuti e filati prima dell'uso finale, che migliorano o modificano l'aspetto ed il comportamento degli stessi.
Le principali operazioni di nobilitazione sono: il lavaggio (o purga); il candeggio; la mercerizzazione; la tintura; la stampa; le finiture chimiche (applicazione di resine per migliorare la stabilità dimensionale, di appretti impermeabilizzanti, antifiamma, ecc.) e quelle fisiche (calandratura, termofissaggio, garzatura, cimatura, bruciapelo, ecc.).
 
Nodi (difetti tessuti)
Nodi o piccole ingrossature di certi fili di catena o di trama, che guastano il diritto del tessuto.
Metodo di controllo - Valutazione visiva dei difetti che sarebbero inaccettabili su il prodotto che si deve fare.
 
Nodi d'amore
Fiocco di nastro con due cocche e due bande.
 
Nodo
Dal latino nodus.
1.Legatura di filo, nastro o simili fatta per stringere o formare.
In tessitura serve per unire due orditi o due trame rotte, usando i vari tipi di nodi che esistono, come quello "comune" o "da tessitore".
2. Unione difettosa dei fili di trama o ordito sul verso esterno del tessuto.
 
No-iron
Voce inglese.
Letteralmente "niente ferro". Stoffe e dei capi che non occorre stirare.
 
Noisette
Voce francese.
Tipico colore nocciola, marrone tendente al beige.
 
Non tessuti
Materiali e stoffe ottenuti con procedimento diverso dalla tessitura, privi di ordito e trama, costruiti con fibre artificiali o sintetiche (nell'abbigliamento le fibre più usate sono poliammide, poliestere e viscosa), oppure una mischia di esse. Si parte dalle fibre in fiocco, a lunghezza variabile che vengono disposte in un vello, che costituisce la struttura; ci sono poi dei tipi nei quali la formazione del vello si compie da bava continua: essi sono chiamati spund-bonded.
Il vello una volta prodotto non ha sufficienti proprietà meccaniche per restare unito, e quindi occorre legare tra loro le fibre per avere un prodotto resistente alla trazione. Le fibre vengono unite in tre modi:
utilizzando collanti chimici
legandole fra loro a caldo (termosaldate)
intrecciandole meccanicamente (i sistemi sono più di uno)
I non-tessuti vengono impropriamente chiamati Fliselina®, che è il nome commerciale da attribuirsi al non tessuto fabbricato dalla "Freudenberg" (Azienda tedesca).
Nell'abbigliamento sono usati come rinforzi (interfodera), soprattutto nelle versioni termoadesive , o come base per alcuni tessuti spalmati.
inglese: No-woven
Altri tipi di non tessuti sono: feltro, agugliati, ovatta, foam, veli di resina.
STORIA - La comparsa dei non-tessuti iniziò negli anni '30 quando alcune aziende cominciarono a far esperienze con i cascami di cotone, ma la vera produzione commerciale ebbe luogo durante la seconda guerra mondiale, bensì il suo utilizzo nella confezione e maglieria è iniziato negli anni '60 con l'introduzione delle resine termoadesive.
 
Nota di tessimento
Tabellina in cui si iscrivono i colori, i titoli e la natura dei filati di trama nell'ordine in cui devono venire inseriti attraverso l'ordito.
 
Novità
Colori, tessuti e motivi alla moda per tessuti e maglie, utilizzati nell’abbigliamento da uomo e donna. E‘ l’antitesi dei tessuti e delle maglie classiche.
 
Nuance [nuas]
Termine francese.
Sfumatura, gradazione, tonalità di colore, tinta
 
Numero consecutivo
Viene utilizzato per descrivere la composizione delle armature a raso ed è determinato dal numero di fili dell’ordito che hanno un punto di legatura identico a quello della trama successiva. Il numero consecutivo non può essere utilizzato con il raso a sei.
 
Numero della taglia
Simbolo indicato su un indumento e sulla sua etichetta, che esprime il peso medio della figura e le dimensioni fisse della circonferenza per specifici gruppi di donne, uomini, ragazze e ragazzi; questo dovrebbe essere in armonia con i reali sistemi utilizzati per l’attribuzione delle taglie agli indumenti prodotti industrialmente. I valori in numero della figura vengono dati in cm nell’ordine seguente: altezza della figura, circonferenza del torace, circonferenza della vita (uomo) o circonferenza dei fianchi (donna). (182-104-90 indica un capo che può essere indossato da una figura con un’altezza pari a 182cm (± 3cm), una circonferenza toracica uguale a 104cm e una circonferenza della vita pari a 90cm).
 
Nylon (poliammiduica)
Fibra tessile sintetica ottenuta chimicamente per sintesi e successiva estrusione eseguita sulla macromolecola precedentemente resa liquida per fusione. Possiede ottime proprietà meccaniche e la sua termoplasticità consente pieghettature, testurizzazione e stabilità contro le sgualciture
nylon è una famiglia di polimeri sintetici (poliammidi), il cui capostipite - il nylon 6,6 - fu messo a punto il 28 febbraio 1935 da  Wallace Carothers alla DuPont di Wilmington, Delaware (USA).
I nylon sono usati soprattutto come fibra tessile e per produrre piccoli manufatti.
•Nylon 6,6: (formula bruta C12H22N2O2) è il prodotto della polimerizzazione per condensazione di esametilendiammina e acido adipico; è il nylon per antonomasia ed è il più diffuso.
•Nylon 6: è il prodotto della polimerizzazione per condensazione del caprolattame
2. Nome commerciale di un polimero a base poliammidica, in particolare di ciascuna delle fibre tessili ottenute da tale polimero. La prima fibra sintetica in nylon è stata realizzata negli USA dalla Du Pont de Nemours, in seguito agli studi del chimico W. H. Carothers, e messa sul mercato nel 1938. Pur chiamato con nomi diversi, secondo la casa produttrice, il nylon si suddivide in due principali tipi, secondo il polimero impiegato: il nylon 6.6, ricavato dall'adipato di esametilendiammina, e il nylon 6 ottenuto dal caprolattame; oltre a questi due tipi industrialmente interessa anche il nylon 11, ottenuto dall'olio di ricino. La cifra che accompagna la parola nylon si riferisce al numero di atomi di carbonio esistenti nell'unica o doppia componente della molecola elementare. Sono stati studiati altri tipi di nylon che vengono prodotti in quantitativi industriali molto modesti, come il nylon 3, ottenuto in Germania dalla beta-alanina, il nylon 7, prodotto nell'ex URSS da esametilendiammina e acido sebacico, il nylon 12 ricavato in USA dal lattame dell'acido laurinico. Questi nylon, come altri tipi che sono in fase sperimentale, hanno lo svantaggio del costo di produzione superiore che non compensa alcuni vantaggi tecnici di cui godono nei confronti degli altri.
Proprietà e caratteristiche
Il nylon viene prodotto sotto forma di filo continuo (a una o più bavelle in titoli diversi da 15 a 1200 den), di tow, di fiocco, di setole. Può essere opaco o lucido ed è generalmente di colore bianco; è prodotto anche tinto in pasta. La sezione longitudinale è liscia, quella trasversale senza rilievi e quasi circolare; mediante speciali filiere si possono produrre però tipi di nylon a sezione trilobata, nastriforme o profilata. Il nylon ha un peso specifico molto basso (1,14 per il nylon 6.6 e 6 e 1,04 per il nylon 11); ha un'eccellente tenacità (da 4 a 7 g/den, 9 per i tipi ad alta tenacità); un buon allungamento (dal 20 al 60%); ottima ripresa elastica e resistenza a flessioni ripetute e all'usura; resiste bene agli alcali anche molto caldi; ha stabilità dimensionale al lavaggio anche a 100ºC; ha una notevole resistenza alle muffe, ai batteri e agli insetti. Non viene attaccato dai solventi abitualmente utilizzati nei lavaggi a secco e nemmeno da alcoli, aldeidi, eteri; ha una ripresa all'umidità del 4%, la più alta fra le fibre sintetiche. Non è tossico e non produce allergie: eventuali reazioni cutanee sono dovute esclusivamente a insufficiente lavaggio dopo le operazioni di filatura, tintura e tessitura. Resiste al ferro da stiro a 180 ºC (il nylon G a 140 ºC): la temperatura di rammollimento ha inizio a 235 ºC (per il nylon 6 a 160 ºC), quella di fusione è sui 250 ºC (210-220 ºC per il nylon 6). Accostato alla fiamma fonde prima di toccarla producendo odore di sedano e sferette dure e regolari; s'infiamma con molta difficoltà. Tra gli svantaggi del nylon vi è un alto allungamento a bassi carichi; sensibilità agli acidi, soprattutto caldi; fusione per contatto con brace di sigaretta; facilità a caricarsi elettrostaticamente e ad attirare pulviscolo; forte bioccolatura nei tessuti da fiocco. Inoltre, salvo per alcuni tipi speciali di nylon, ha una ridotta resistenza alla luce e alle intemperie
Produzione e usi industriali
Per ottenere le fibre tessili il polimero di partenza viene fuso, in atmosfera inerte, entro un serbatoio sul fondo del quale si trova una griglia formata da una serpentina percorsa da un gas a temperatura sufficiente per provocare la fusione. Dal serbatoio, una o due pompette a ingranaggi lo spingono, attraverso un filtro a sabbia, alla filiera che ha fori del diametro di alcuni decimi di millimetro e in numero corrispondente alle bavelle che deve possedere il filato. Il polimero si solidifica per raffreddamento e il filo così ottenuto, dopo essere stato umettato con prodotti antistatici, viene avvolto su di una rocca o su di una bobina. La velocità di filatura è sempre molto elevata (800-1000 e più metri al minuto). Il filo, così come esce dalle filiere, non possiede ancora le proprietà caratteristiche del nylon commerciale per cui deve essere sottoposto allo stiro, che consiste nel far subire al filato un allungamento irreversibile; questo può far raggiungere al filo una lunghezza quattro volte quella primitiva. Il nylon può essere prodotto a tenacità elevata (per usi industriali) variando il grado di polimerizzazione e diminuendo lo stiro. Il nylon ha la proprietà di conservare la forma che gli viene data mediante il fissaggio, operazione che consiste nel riscaldare a 160-180 ºC, a secco o per mezzo di vapori sotto pressione, i filati o i manufatti. Il fissaggio dei tessuti di nylon è indispensabile in quanto, rendendo immutabile la forma dell'intreccio, impedisce lo scorrimento dei fili e conferisce ai manufatti la proprietà di riprendere la loro forma dopo i lavaggi. Questa proprietà è sfruttata anche nella produzione di filati in nylon elasticizzati, anche noti commercialmente col nome di filanca. L'elasticizzazione viene ottenuta ritorcendo fortemente il filato, facendolo passare attraverso un forno riscaldato elettricamente alla temperatura voluta e detorcendolo completamente. Quest'ultima operazione, mentre annulla la torsione, non elimina la curvatura che le singole bavelle hanno acquistato durante il passaggio del filato ritorto nel forno. Ne risulta un filato formato da un groviglio di anse disposte in tutte le direzioni e dotato di un'elasticità straordinariamente elevata dovuta al fatto che viene sfruttata la possibilità di estendersi delle singole bavelle. Il nylon elasticizzato trova impiego nella produzione di costumi da bagno, pantaloni da sci e ogni altro tipo di tessuto elastico. Essendo una fibra termoplastica è possibile stabilizzare gli intrecci del nylon, per evitare le gualciture e le deformazioni a caldo umido, testurizzarlo, applicarvi pieghe e pieghettature, goffrarlo. L'insieme delle sue doti pone il nylon a un livello superiore a quello di qualsiasi altra fibra tessile, per cui trova impiego in quasi tutti i settori dell'industria tessile, dal vestiario, all'arredamento, ai tessuti industriali. Se in filo continuo, viene usato per la fabbricazione di calze da donna e uomo, biancheria intima e corsetteria, camiceria, cravatte, impermeabili, abiti femminili, giacche a vento, tendaggi, ombrelli, tulle e merletti, filati cucirini. Il nylon a più alta tenacità è usato per carcasse di pneumatici, reti da pesca, corde, tessuti per paracadute, nastri trasportatori, cuscinetti, pulegge, cinghie di trasmissione, cinture di sicurezza per automobili, copertoni impermeabili, manicotti antincendio, serbatoi gonfiabili, capannoni ad aria (palloni), ecc. Il nylon testurizzato viene usato per maglieria, costumi da bagno, pantaloni da sci, calze da uomo e donna, confezioni da donna, tappeti, moquettes. Il fiocco di nylon, in puro, viene usato per articoli in cui sia richiesta un'elevata resistenza meccanica e alle sostanze chimiche (tappeti, filtri, tessuti isolanti, ecc.); in mischia con cotone, e soprattutto con lana al 5-30%, è adoperato in tutti gli impieghi tessili; la percentuale di fiocco di nylon conferisce ai prodotti maggiore resistenza all'usura, migliore mantenimento delle pieghe e stabilità dimensionale al lavaggio, più alta resistenza a trazione, che permette la produzione di filati più sottili, di lavorarli meglio sui telai meccanici e di fabbricare tessuti più leggeri. In setola il nylon trova impiego nella fabbricazione di spazzole, pennelli, reti, corde. Per le sue buone caratteristiche meccaniche (in particolare l'elevato modulo di elasticità a flessione) il nylon è molto usato anche per lo stampaggio a iniezioni di particolari meccanici di precisione. L'inconveniente principale è costituito dal forte assorbimento di acqua (fino al 10% per il nylon 6 a saturazione) che comporta anche variazioni dimensionali e di resistenza; in presenza di umidità, si preferisce perciò impiegare il nylon 11 o 12 (undecammide e dodecammide) di costo maggiore, ma con assorbimento d'acqua inferiore all'1%. Le caratteristiche meccaniche possono essere ulteriormente migliorate con l'aggiunta di fibre di vetro.