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Macchina per cucire
Sistema meccanico per la cucitura di tessuti, costituito sostanzialmente dagli organi per la formazione del punto di cucitura: ago, navetta (o crochet), griffa e piedino. L'ago ha un moto alternato di discesa, nel quale perfora il tessuto da cucire, e di salita. Nella risalita, il filo, trattenuto per attrito tra l'ago e la stoffa, si stacca dall'ago e forma un'ansa nella quale entra la navetta, dando inizio alla formazione del punto. La griffa, o trasportatore, fa avanzare il tessuto a ogni formazione di punto. Il piedino preme il tessuto contro la griffa. Le macchine automatiche sono in grado di effettuare punti di cucitura e lavorazioni diverse.
Oggi, le macchine per cucire, permettono anche la realizzazione di ricami e disegni personalizzati grazie all’utilizzo di software: è sufficiente connettere la macchina al personal computer e la creazione disegnata al
 
Macò
Qualità pregiata di cotone egiziano molto fine. Puro cotone makò vuol dire cotone finissimo a fibra lunga.
 
Macerazione (processo)
1. Fermentazione batterica che si fa subire alla canapa, al lino, alla juta, ecc. per favorire la separazione delle fibre tessili. Tale processo una volta era attuato facendo disgregare il tiglio dallo stelo in acqua stagnante o corrente o sui prati, senza diminuirne il peso, la forza e l'elasticità; la macerazione industriale invece è ottenuta con acqua calda o vapore prodotto da autoclavi, oppure con l'immissione di colture di batteri.
2. Tenere a lungo una sostanza in acqua o altro liquido, al fine di estrarne qualche costituente o di predisporla ad eventuali trattamenti successivi.
 
Macramè
Dall'arabo mahrama come nome e lavorazione, importato dai marinai liguri nel 1300 è diventato in genovese macrame.
Particolare pizzo (nodo) molto pesante di annodare fili e corde. Pressoché tutti i lavori macramè si basano su due nodi: il nodo festone e il nodo piano. Quasi sempre il filo con cui si lavora è annodato attorno ad un filo portante; quest'ultimo può essere anche un anello o un bastoncino: con il termine "filo portante" ci si riferisce all'oggetto intorno a cui si formano i nodi.
Si può applicare a tende, copriletto, asciugamani; marginalmente usato anche nell'abbigliamento femminile come rifinitura per abiti e top.
2. nome di merletti tipici della Liguria ottenuti con legature e intrecci.
 
Macroarmature
S'intendono quelle che hanno passi di catena e di trama molto grandi, e sono in genere l'ingrandimento macroscopico di piccole armature fondamentali (→ armatura).
 
Maculato
Dal latino macula(m); termine presente in Dante nel 1304-8.
Si di ce di un tessuto o capo di abbigliamento, o di qualsiasi altro materiale quando è stampato a macchie simili a quelle del ghepardo o del leopardo, o a strisce come il mantello della tigre e della zebra. I colori possono essere non solo i classici toni del marrone, ma variare a seconda della fantasia dello stilista, in quanto la caratteristica essenziale è la macchia, che riproduce il mantello dei felini citati. E' una stampa amatissima dagli stilisti, che si può definire un classico.
 
Madapolam
Dizione inglese di Mudapollam, sobborgo di Narasapur, in India, sede di una grossa fabbrica di cotone.
Tela di cotone leggera, generalmente candida, usata per biancheria personale e da letto, e nella camiceria.
 
Madras
Dal nome della città indiana dove, alla fine del XIX secolo, questa stoffa veniva fabbricata.
Tessuto realizzato in fil coupé o garza inglese (variante dell'armatura tela), generalmente in cotone (anche se oggi il termine identifica solo la fantasia, indipendentemente dalle fibre impiegate), allestito con filati di grosso titolo. Solitamente è rigato, quadrettato oppure a scacchi, in colori vivaci. E' usato nella camiceria estiva, e nell'abbigliamento nella versione leggera e trasparente. Si utilizza anche in arredamento.
 
Madreperla
 
 
1. Sostanza dura bianca, a riflessi iridescenti, che si trova nell'interno di numerose specie di conchiglie. Le località principali per la raccolta della madreperla corrispondono soprattutto a quelle dove si trovano le perlepiù pregiate: Nuova Caledonia, Australia settentrionale e orientale, Tahiti, isole Gambier, le coste del Messico che si affacciano sull'oceano Pacifico, il Madagascar. Bisogna fare eccezione per Sri Lanka, dove le ostriche perlifere, molto piccole, danno un tipo di madreperla troppo sottile per essere utilizzato.
E' impiegata per fabbricare ornamenti, accessori (bottoni) e piccoli monili, spesso caratterizzati da una lavorazione artigianale e destinati ad una fascia di lusso.
2. Colore simile a quello di tale sostanza.
 
Maglia
Intreccio ottenuto con filo continuo anziché con fili di ordito e trama, in speciali telai dove il filato ripiegato su se stesso, forma una boccola o asola di filo chiamata "maglia" che si concatena alle altre mediante il movimento degli aghi del telaio. Nel formare la boccola, l'ago, mediante il meccanismo di chiusura dell'uncino, la allaccia alla boccola precedente, realizzando la continuità del tessuto in senso longitudinale. La presenza di più aghi consente di realizzare la continuità in senso trasversale, così che il tessuto assume la forma di una superficie piana.
Peraltro, mentre la continuità in senso longitudinale  è assicurata dall'allacciamento di una boccola di maglia con l'altra, quella in senso trasversale è ottenuta in due modi fondamentali:
A) Alimentando tutti gli aghi di una macchina con lo stesso filo (maglia in trama); in sostanza la maglia in trama si può formare con un solo filo, disposto trasversalmente nel tessuto, anche se per accrescere la produttività o la gamma di operature si impiegano spesso più fili.
B) Alimentando i singoli aghi con i singoli fili, il cui andamento è longitudinale rispetto al tessuto; per avere la continuità trasversale è necessario che il filo che alimenta un ago per formare una nuova boccola sia diverso da quello che ha formato la boccola precedente nello stesso ago (maglia in catena).
 
Maglieria
Da maglia.
Si intende tutte le attività industriali o artigianali volte alla fabbricazione di tessuti a maglia.
L'attività comprende le seguenti tipologie:
maglieria diminuita(maglieria calata) - Maglieria, in genere esterna, prodotta su telai Cotton e su macchine rettilinee e composta da parti e teli sagomati, nella forma richiesta dalla confezione, già nella fase di tessitura. I bordi dei teli non sono tagliati, quindi sono più resistenti e puliti; spesso sono contornati da colonne di maglie che seguono il profilo di costruzione. Risulta una migliore qualità del capo e si evitano gli scarti gli scarti di tessuto al taglio.
maglieria rettilinea- Maglieria ottenuta su macchine rettilinee con aghi a linguetta, generalmente sotto forma di teli rettangolari con una lunghezza ed una larghezza corrispondenti a quelle della taglia dell'indumento. Ciascun telo costituisce una parte dell'indumento (davanti, dietro, maniche) e riceve la sagomatura finale (collo, attacco delle maniche, ecc.) mediante taglio. Si presenta con un bordo iniziale più consistente; ciascun telo è collegato ai precedenti dai cosidetti "ranghi di separazione" che facilitano il distacco prima della confezione e assicurandola continuità di formazione della maglia.
maglieria tubolare- Tipo di lavorazione a maglia basata sull'impiego di macchine circolari a diametro differenziato che producono tessuti di varie larghezze (privo di cimosa), corrispondenti ciascuna ad una taglia definita. La confezione dell'indumento (maglieria intima, T-Shirt) avviene senza tagliare ai fianchi il tessuto tubolare e modellandolo solo nell'attacco delle maniche e in corrispondenza del collo.
STORIA - Fino alla fine del XVI secolo la lavorazione a maglia è rimasta manuale. Nessuna certezza ci permette di datare l'invenzione del tricot a mano, attività verosimilmente più che millenaria. Esso sarebbe stato importato dall'Oriente all'inizio della nostra era. Numerose opere conservate testimoniano l'importanza di questo artigianato durante il medioevo: reliquari, guanti, berretti, cotte di lana e di seta. Un pastore inglese, William Lee, mise a punto il primo telaio per la lavorazione a maglia nel 1589, ma è solamente nel 1656 che Colbert creò la prima manifattura francese di maglieria. Nel 1853, Matthew Towsend inventò l'ago a linguetta; il suo funzionamento semi-automatico permise la costruzione di telai di più semplice utilizzo. Da allora, la macchina per maglieria non cessa di evolversi. Attualmente le macchine programmabili e automatiche offrono delle grandissime opportunità.
 
Maglina
Da maglia.
1. Nel linguaggio comune tipo di jersey molto leggero, usato specialmente nell'abbigliamento femminile.
2. Treccia di paglia toscana usata per la confezione di cappelli.
 
Maison
Voce francese. Casa di moda.
 
Malines
Il nome deriva dalla città belga nelle Fiandre.
Finissima rete a forma di losanghe.
 
Malva
Pianta che cresce in grande quantità nei terreni paludosi della Jugoslavia e dalla quale si ricavano mediante macerazione fibre tessili.
 
Manica (abbigliamento)
è il termine con il quale viene indicata quella parte di un indumento che copre un braccio, o attraverso il quale il braccio passa.
 
Manganatura
Da mangano.
Rifinitura dei tessuti di lino, o di cotone misto lino, che serve per renderli morbidi e compatti, praticata al mangano.
Operazione che viene eseguita con una speciale Calandra (mangano) allo scopo di impartire ai tessuti struttura più "chiusa", mano e lucido particolari
 
Mangano
Dal greco mánganon.
1. Macchina provvista di cilindri rotanti fra i quali si fanno passare i tessuti di lino o misti per renderli morbidi e compatti.
2. Apparecchio da stiro costituito da una conca fissa riscaldata elettricamente o a vapore e da un cilindro rivestito di feltro che ruotando stira la biancheria interposta; è usato sopratutto in ospedali, alberghi, collegi e simili.
 
Manichino
Dall'olandese mannekijn, diminutivo di man, uomo, tramite il francese mannequin.
Fantoccio, che può essere articolato, di cartapesta o altro materiale, riproducente il tronco o l'intera figura umana, usato per provare o esporre vestiti come modello, nelle vetrine dei negozi d'abbigliamento.
Quando pensiamo a questo oggetto, ci raffiguriamo subito il classico busto (oggi migliorato nei materiali e nelle tecniche di utilizzo), maschile o femminile, privo di braccia o testa, sorretto da un piedistallo in metallo, regolabile, dotato di un pomello superiore che serve per ottenere le varie taglie evidenziate dall'apposito segnalatore posto sul collo; le due leve poste nella parte inferiore, invece, servono rispettivamente per alzare o abbassare il seno e per aumentarlo diminuirlo; su alcuni modelli opportunamente predisposti è possibile inoltre applicare le braccia.
Nel nostro tempo l'industria dell'abbigliamento utilizza, sempre più, dei software integrabili con i sistemi per il taglio e il disegno che permette di verificare la vestibilità di un capo in modo virtuale, stando seduti davanti a un computer. La visualizzazione tridimensionale consente la verifica delle proporzioni del capo d'abbigliamento, nonché l'assemblaggio delle sue componenti, prima che venga effettivamente cucito. Questi applicativi permettono anche la rotazione immediata del modello nello spazio tridimensionale, in tutte le taglie programmate, per prendere visione dii ogni punto dell'abito; la visualizzazione istantanea di nuovi tessuti, colori. Ciò è di grande vantaggio per le industrie che possono risparmiare tempo, manodopera e materiali, soddisfano con tempi di approntamento decisamente più veloci le esigenze della clientela.
STORIA - Il manichino nacque sul finire del secolo XVIII, ed era niente altro che una piccola bambola, lunga tre o quattro spanne, vestita di abitini perfettamente ridotti sulle sue proporzioni, con una cura ammirevole. Ancora nei primi anni del XIX secolo, se ne trovano in certe vetrine di provincia, tristi e fredde, e piacevano molto ai bambini. Queste bambole, naturalmente, servivano alla mostra dei modelli, ma non alla loro confezione; venivano spedite, in eleganti cassette, e dallo loro patria, che allora era Parigi, venivano inviate alla corte di Russia, ed in USA, quivi chiamate dalle ricche figlie di qualche piantatore; ne mancavano di essere inviate in Italia a Torino, Milano, Roma, Firenze e Venezia. Assai presto queste graziose bambole dovettero dividere il loro regno, con i manichini di vimini, sformati, poverissimi. Però, evidentemente, i manichini di vimini non diedero molte soddisfazioni alle donne di allora. Forse la loro scheletrica magrezza le turbava, forse la loro bruttezza sembrava a molte un po' irriverente. Fatto è che entrò in lizza il manichino imbottito: quel coso che se ne sta ritto su una gamba con tre piedi, e gira quand'uno lo spinge, e si lascia aprire il seno e il fianco, per ricevere iniezioni di ovatta. Solo sul finire del secolo XIX cominciarono le migliorie. Dapprima si attaccò al manichino imbottito una testa di cera, poi, oltre la testa un paio di braccia, poi tutto il busto, imponente, solido, liscio. Non più cera, ma di legno; non più curve procaci, ma angolosità veramente lignee; non più epidermici di rosa e di latte-miele, ma vernici forate, bronzee, ecc.; non più chiome fluenti, ma striature nel legno e, talvolta, crani rotondi e lisci.
 
Mannequin
Voce francese, che a sua volta deriva dall'olandese mannekijn, il quale altro non è che il diminutivo del tedesco man, "uomo", e, quindi, "piccolo uomo, omarello".
1. E' un modello di legno (manichino) che riproduce il corpo umano e che viene usato per la posa degli abiti e per l'esposizione.
2. Indica anche chi indossa e presenta le nuove creazioni nelle sfilate di moda.
 
Mano
Termine tecnico con cui si cerca di esprimere il tatto: indica la sensazione che si ricava toccando tessuti, filati o maglie fra i polpastrelli delle dita. E' un concetto empirico, ed è legato ad elementi che non si possono sempre definire razionalmente, quali la morbidezza, la voluminosità, il recupero elastico dopo compressione, la scivolosità, la sensazione di calore o di freschezza, l'estensibilità in lunghezza e larghezza con il conseguente maggior recupero elastico, ecc. Si parla quindi di "mano" morbida, soffice, pastosa; oppure secca, dura, rigida, liscia, dolce, levigata, fine, serica, gonfia, voluminosa, nervosa e scattante; ruvida, rustica, molle, oppure sostenuta, ecc.
 
Manopesca
Termine di fantasia per indicare le stoffe con una superficie simile alla pesca.
 
Marabù (tessuto)
Da marabù, per la somiglianza con le piume dell'uccello.
Tessuto pregiato di organzino a forte tensione.
 
Marcellina
Dal francese martelline.
Tessuto leggerissimo di seta soffice e morbida, simile al taffetà, solitamente impiegato per abiti.
 
Marezzato
Tessuto monocolore di seta, di cotone, o di raion, con la superficie ad effetto ondulato e scolato come le striature e venature del marmo. Viene prodotto mediante pressatura del tessuto tra due cilindri metallici che appiattiscono alcuni fili lasciando intatti gli altri. Trova impiego in abbigliamento ed arredamento.
 
Mariage
Difetto causato dall'accoppiamento non voluto di tratti a due fili.  
 
Martingala
ha vari significati, tutti più o meno derivati da quello principale, cioè una cintura di collegamento (o mezza cintura) che viene usata nell'abbigliamento.
 
Massaua (Africa)
Tessuto di cotone pesante e spesso su armatura saia o levantina da 3, con diritto a righe diagonali a struttura serrata, fabbricato con filati cordati a titolo grosso. Usato generalmente per la confezione di tute, divise coloniali e abiti da lavoro.
 
Matassa
 Dal latino metaxa o mataxa, seta, cordicella.
1. Filato avvolto a mano o con l'aspo, disposti ordinatamente su se stesso in più giri incrociati.
2. Confezione dei filati avvolti ad anelli o a strati successivi, eseguita quando si deve effettuare la tintura prima della tessitura o per effettuare il trasporto del prodotto con minor costo. Può essere a fili incrociati o paralleli.
3. Costituita dall'assemblamento ordinato di un ammasso di filo, disposto a spirale, in forma circolare. Può avere peso e dimensione differente determinate dalle caratteristiche del filo, dall'uso e dalla tradizione.
 
Matassina
formato del filo per ricamo.
 
Matelassé
Termine francese che significa "materassato" ossia "imbottito".
Tessuto con superficie a rilievi leggermente imbottiti, con disegni tipo damasco. L'effetto si ottiene su tessuti doppi usando armature diverse, opportunamente intrecciate tra di loro.
 
Mauve
Voce francese, che significa "malva".
Nel linguaggio della moda, il colore viola, simile a quello dei fiori di malva.
 
Mélange (Mèlanges)
Voce francese.
Indica una mescolanza di tinte sia nei filati che nei tessuti. Può essere tono su tono con effetto fuso e sfumato oppure con colori in netto contrasto. Nei filati di diverso colore le fibre sono state mescolate prima della filatura, cioè in fiocco.
Voce francese che significa mescolanza. Si usa a proposito di tinte di filati, tessuti, ecc. Dicesi propriamente di filati di diverso colore le cui fibre sono state mescolate in fiocco dando un effetto fuso e sfumato
In italiano: mescolanza.
 
Melton
Dal nome della piccola città inglese di Melton Mowbay, nel Leicestershire dove veniva originariamente fabbricato un particolare panno di lana, molto feltrato.
1. Apparecchio per la follatura dei tessuti. Sinonimo in italiano di follone.
2. Tipo di procedimento a cui possono essere sottoposti i tessuti cardati di lana pura o in mischia, consistente essenzialmente in una follatura a fondo che conferisce al manufatto una mano molto dolce e morbida, e lo rende termocoibente e quindi adatto all'impiego nella confezione di stoffe per cappotti, divise, ecc. Le armature più usate sono la batavia e la tela. 2.1 Per estensione anche tessuti trattati con questo procedimento.
3. Il termine è anche usato nella confezione per indicare il panno impiegato nel sottocollo della giacca classica e dei cappotto.
 
Merceria
Da merce.
1. Insieme di prodotti per lavori di cucito (filati, aghi, spille, bottoni, rivetti, ecc.) ed articoli minuti (nastri, spalline e similari.
Sinonimi: chincaglieria, minuteria.
2. Per estensione negozio che vende articoli da cucito e minuti, o utilizzati a scopo domestico per lavori di sartoria (fra cui anche fodere, interfodere, ecc.), ed in taluni casi (ora è rimasto solo nei negozi di piccoli paesi) anche abbigliamento intimo.
L'immagine a lato è un writers su una serranda di un negozio di merceria a Bologna.
 
Mercerizzato
Tessuto o filato di cotone sottoposto al trattamento di mercerizzazione per cui diventa più lucente e più resistente. Il nome deriva dal nome dell'inventore del procedimento: J. Mercer.
inglese: mercerized
 
Mercerizzazione (Mercerizzo)
Ind. tess. - Trattamento di finissaggio per i filati e tessuti di cotone, ma talora anche sul lino, che consiste nel trattarli con soda caustica, concentrata a 30° Bé (Baumé), ad una temperatura di 10/15°C. Si possono mercerizzare anche tessuti di cotone misto a rayon viscosa, per i quali i parametri più indicati sono 13° Bé ed una temperatura del bagno di circa 20°C. A causa delle difficoltà di penetrazione della soda, è necessario adoperare sostanze imbibenti. Solitamente il materiale tessile viene gasato (gazatura) prima di essere mercerizzato, ma le due operazioni possono essere invertite. La mercerizzazione fa sì che la fibra, appiattita e dotata di convulsioni attorno al proprio asse, si rigonfi fino ad assumere una forma tondeggiante mentre si accorcia: essa diventa più lucida di quanto non fosse originariamente e più resistente del 20%. Talvolta il mercerizzo viene condotto a bassa concentrazione per migliorare la ripresa di coloranti e la lucentezza, ed in tal caso si parla di semplice sodatura. La fibra viene poi sottoposta a trazione in una ramosa ove è irrorata con acqua per eliminare l'eccesso di alcali, mentre un lavatore posto all'estremità della ramosa elimina le ultime tracce di soda caustica.
Per l'elevata tensione che può essere esercitata sul tessuto, la macchina a catena è la più idonea per realizzare una mercerizzazione con un alto grado di brillantezza, ma per la maggiore compattezza e resa sono solitamente impiegate macchine a cilindri. Si tratta comunque di macchine completamente automatizzate, per cui la pezza, dopo i risciacqui, esce mercerizzata e pronta per le lavorazioni successive. Per i tessuti a maglia, vista la particolare struttura del tessuto, la macchina è dotata di cilindri motorizzati che evitano al tessuto sollecitazioni eccessive.
STORIA - Processo industriale inventato nel 1884 da un chimico tintore inglese di calicò, John Mercer, originario del Lancashire (da cui deriva il nome).
 
Merino - Merinos
1. Razza di pecora che produce una lana finissima e pregiata, a fibra lunga e fine, molto morbida e soffice, attualmente la più famosa e diffusa in tutto il mondo, sviluppatosi nel tempo dall'Oriente Asiatico in Europa, in Australia, ecc.
2. Tessuto leggero, spinato a due diritti ottenuto con lane di qualità fine e finissima.
 
Merinova
Fibra artificiale di origine proteica (dalla caseina).
 
Merletto
Diminutivo di merlo, cioè le frastagliature che ornano le mura di cinta dei castelli medioevali e dagli elementi architettonici dei palazzi veneziani.
1. Caratteristico intreccio di fili svariatissimi a formare trecce, spighe ed altri motivi decorativi a punti radi o a nodi. Arte manuale antichissima un tempo realizzato ad ago (è il merletto per eccellenza, per il suo valore artistico, per il suo pregio e per la sua raffinatezza) a a tombolo. Quando si presenta di un supporto si deve parlare di ricamo.
Al giorno d'oggi taluni merletti quali i pizzi ago impunturati, i tomboli, i merletti all'uncinetto possono venir riprodotti a macchina con buona precisione, tanto che il consumatore medio non è in grado di distinguere se essi sono eseguiti a mano o a macchina. Solitamente per le varianti più pregiate sono utilizzati filati di lino o seta, ma per le varietà di pizzi di qualità corrente si impiegano filati di cotone, raion ed altre fibre.
Si definisce anche pizzo o trina.
2. Trina a fuselli si definisce così in quanto è eseguita per mezzo di fuselli su una specie di cuscino chiamato tombolo.
PER SAPERNE DI PIU': http://fioretombolo.net/index.htm
 
Messicana
Tessuto particolare con fondo unito e parzialmente operato, a fasce. Presenta più catene di cui una serve per il tessuto di base, l'altra o le altre per ottenere effetti di disegno longitudinali. La catena di effetto forma sul diritto del tessuto delle briglie più o meno lunghe, che coprono il tessuto di fondo e quando non lavora sul diritto forma le stesse briglie sul rovescio. Fa parte dei broccati [→broccato]. E' impiegato per camiceria, tovagliati, ecc.
 
Mescolatura
Filatura. miscelazione di più componenti fibrosi o di più nastri dello stesso componente.
 
Messincarta
Rappresentazione grafica di una armatura dove indica la costruzione richiesta dei fili per la costruzione del tessuto che, il disegnatore tessile, fino a tempi recenti preparava esclusivamente a mano (lavoro molto lungo e minuzioso, tanto più complesso quanto più il disegno è ricco di varianti di armatura e di sfumature di colori) preparando su un foglio di carta quadrettata, ma oggi viene quasi sempre effettuato sul computer.
Lo schema su carta viene poi riportato sul cartone del telaio per mezzo di un meccanismo detto "leggio" oppure attraverso uno scanner che trasmette i dati ad una perforatrice; il cartone perforato viene quindi posizionato sul telaio. Attualmente esistono telai elettronici in cui la funzione del cartone perforato è svolta da un semplice disco numerico. Questa operazione è necessaria quando si prepara un telaio per una particolare armatura o effetto di colore, in quanto esso indica lo specifico liccio al quale ogni filo d'ordito deve appartenere.
I quadrati orizzontali rappresentano i fili di trama mentre quelli verticali rappresentano l'ordito. Il principio fondamentale è quello di annerire (colore scuro) un quadretto della carta quando il filo d'ordito è sollevato su quello di trama e di lasciare bianco (colore chiaro) invece un quadretto quando il filo di trama è sopra il filo d'ordito; i fili d'ordito, scuri, possono essere indicati con numeri arabi e i fili di trama, chiari, con numeri romani. Le diagonali vengono contrassegnate da una freccetta al piede, indicante la direzione della costa e portante al di sotto della sbarra il numero dei fili in riposo e al di sopra il numero dei fili in alzata.
In alcuni casi, quando la rappresentazione su carta quadrettata non è sufficiente per rendere l'idea dell'intreccio, viene rappresentata una sezione schematica del tessuto, dove sono più evidenti le evoluzioni dei fili e delle trame. Questa rappresentazione prende il nome di "profilo". Si hanno profili di ordito quando è visibile l'evoluzione del filo di ordito rispetto alle trame sezionate; i profili di trama mosteano invece l'evoluzione della trama rispetto ai fili sezionati.
 
Metraggio
Dal francese métrage. Il misurare a metri; quantità di un determinato materiale espressa in metri.

Tessuti colori metamerici 
In senso generale si usa per descrivere il fenomeno secondo cui due oggetti presentano lo stesso colore sotto un insieme di condizioni di osservazione e colori diversi sotto un altro insieme di condizioni.
Per un dato illuminante due colori sembrano identici ad un osservatore standard, se essi hanno gli stessi valori tristimulus, questa circostanza si può verificare anche se due oggetti hanno differenti curve di riflettanza.
Per rappresentare tale situazione: le due curve del fattore di riflettanza hanno identici valori tristimulus per l'osservatore standard e l'illuminante C. Alla luce del giorno mostreranno lo stesso colore alla maggior parte degli osservatori, ma sotto la lampada al tungsteno o sotto altre sorgenti luminose evidenzieranno diversità, perché in queste condizioni non hanno gli stessi valori tristimulus.
La ragione psicologica della metameria è da ricercarsi nei tre processi sensoriali della percezione del colore: infatti essi sono sensibili al prodotto S(λ).R(λ), della distribuzione energetica dell'illuminante per il fattore di riflettanza, in tre ampi intervalli dello spettro e non a specifiche differenze spettrali.
Una differenza positiva del fattore di riflettanza tra due curve in un intervallo si può compensare con una differenza negativa in un intervallo adiacente, con un responso risultante identico del ricettore sensorio ad entrambi gli stimoli.
Nella pratica della formulazione dei coloranti la metameria è una difficoltà molto comune: il problema fondamentale è l'impossibilità di riprodurre esattamente la curva del fattore di riflettanza dello standard, perché si usano differenti
coloranti e/o substrati. Il termine "non metamero" o “non metamerico” si usa per campioni con identiche curve del fattore di riflettanza.
L'aspetto matematico del fenomeno risiede nell'analisi dell'espressione dei valori tristimulus.
Se ad un osservatore risulta che due oggetti hanno lo stesso colore  rispetto ad un illuminante,mentre appaiono diversi rispetto ad un altro illuminante, si parla di metameria dovuta all'illuminante.
Questo fenomeno è il più comune nella pratica e riveste un'importanza economica rilevante laddove, ad esempio,
due parti di tessuto diversamente confezionate si possono considerare dello stesso colore sotto qualsiasi condizione d'illuminazione.
Se ad un osservatore risulta che due oggetti hanno lo stesso colore rispetto ad un illuminante, mentre, sempre rispetto al medesimo illuminante appaiono diversi rispetto ad un altro osservatore si parla di metameria dovuta all'osservatore, ( o cliente impossibile ! ).
Nella pratica può causare disaccordi tra coloristi o venditore e acquirente, in quanto una parte giudica un'imitazione accettabile e l'altra, caratterizzata da differenti funzioni color-matching, non condivide la valutazione. 

Metro a nastro in tela (metro da sarto)
Questi metri sono costituiti da una fettuccia di tessuto, su cui è tracciata la scala graduata. La scala può essere direttamente stampata sul tessuto, o più comunemente, il tessuto viene plastificato, e la scala viene stampata sullo strato plastificato. Tradizionalmente i nastri vengono realizzati in tela resistente plastificata (un esempio sono i metri per i sarti); ultimamente però si tende ad usare tessuti in fibra di vetro, che garantiscono una maggiore resistenza all'allungamento e una maggiore stabilità strutturale nel tempo. Malgrado ciò, questi strumenti non garantiscono alta precisione e pertanto vengono usati dove questa non necessità. Normalmente la loro risoluzione è di 5 o 10 mm. Il grosso vantaggio di questi metri risiede nella notevole flessibilità, che permette di fare rilievi su superfici curve (esempio rilevare piccole circonferenze).
 
Mezza tela
Da mezzo + tela. Tessuto formato dall'intreccio di lino e cotone.
 
Mezzalana
Tessuto dove la lana viene mescolata a canapa e fibre vegetali (cotone, ecc.) o raion. Si producono tappeti, manufatti ed accessori in maglia.
 
Mezzo punto croce
è un punto basilare per il ricamo consistente in una semplificazione del punto croce.
 
Micrelle
Tessuto con pile e microfibra insieme, 100% poliestere.
 
Microfibra
Da micro + fibra.
E' realizzata con filati la cui finezza è pari o inferiore a 1 decitex (contro i 3 decitex di una fibra chimica classica). Generalmente più fine è la fibra e più si ottengono tessuti dal look unico, leggeri e robusti, ingualcibili, morbidi e lisci, dalla mano delicata e dall'eccellente drappeggio. Tuttavia, se il titolo è troppo fine, il tessuto risulterà floscio piuttosto che morbido. I tessuti di microfibra sono di facile manutenzione, lavabili a macchina, durevoli e mantengono la forma originaria. Si realizzano tessuti che sono filtranti (lasciano respirare la pelle, e consentono al sudore in forma di vapore acqueo di sfuggire all'esterno) e anti-vento (grazie ad una contestura molto serrata). La lavorazione smerigliata rende il tessuto, in 100% poliestere, caldo e morbido come la lana.
Per i tessuti per esterni le microfibre sono spesso in mischia con filati naturali (spesso viene scelto il cotone per il suo aspetto e per le sue capacità assorbenti). Le mischie di microfibra possono risolvere molti problemi, ma per le più alte prestazioni sono migliori i materiali in pura microfibra. Le fibre sintetiche sono diventate più attraenti grazie alle recenti ricerche sulle microfibre. I principali nomi generici di questo gruppo di fibre sono poliammide, poliestere, polipropilene, acetato, acrilico, viscosa ed elastam, dalle quali deriva una miriade di marchi commerciali.
Le microfibre erano utilizzate inizialmente per l'abbigliamento sportivo e tecnico ed oggi fanno parte anche dell'abbigliamento cittadino e della moda, per l'intimo, il tempo libero e per il tessile d'arredamento.
 
Micron
Dal greco micron, neutro di micròs, "piccolo".
Unità di misura del diametro (finezza) delle fibre. Corrisponde a 1/1000 di millimetro. Lo si determina con due sistemi: microscopio a proiezione (detto anche lanametro) e dell'apparecchio air-flow.
 
Micronaire
prova della finezza delle fibre mediante permeabilità all'aria.
 
Mikado
Termine giapponese. Tessuto in seta rigida.
 
Millerighe
1. Tradizionale disegno di tessuto a piccole righe verticali molto fitte, che si ottiene sia in armatura tela (→ fil-à-fil) sia in armatura a Batavia, alternando fra trama e ordito due fili chiari con due fili scuri a catena.
2. Oggi si chiamano così anche tutti i rigati fitti oppure le stoffe a coste o a costine molto sottili e ravvicinate (→ velluto millerighe). Quando è di lana, il millerighe, può pesare dai 230 ai 450 gr/ml.
 
Mischia (delle fibre)
Termine generico con cui si intende: sia la miscelazione accurata di due o più fibre non omogenee, sia una composizione dosata di diversi tipi di fibre simili, adatte ad essere convertite in filato. Le finalità delle miste sono varie: diminuire il costo con una componente di basso prezzo; ottenere una combinazione di caratteristiche non possedute completamente dalle singole fibre; realizzare particolari effetti estetici.
 
Mise
Voce francese, dal verbo mettre, "mettere".
1. Modo di vestire, abbigliamento.
2. Per estensione indica il completo, l'insieme di capi di vestiario indossati, la tenuta che s'indossa (con particolare riferimento alla cura e all'eleganza degli accostamenti).
 
Miste
Miscela intima di fibre diverse o di filati di natura diversa in un ritorto.
 
Moco
Varietà di cotone brasiliano in fibra lunga e fine poco conosciuta in Europa.

Moda
Dal latino modus, "foggia, maniera"; nell'italiano entra intorno alla metà del Seicento come prestito dal francese mode.
Maniera di abbigliarsi o di acconciarsi legata ai gusti e ai canoni di un determinato periodo o epoca storica; o "il fenomeno sociale del mutamento ciclico dei costumi e delle abitudini, delle scelte e del gusto, collettivamente convalidato" [U. Volli, Contro la moda, Feltrinelli, 1988, p. 50]. Nel linguaggio la parola "moda" è usata, con diverse sfumature di significato, in una serie di locuzioni: "alla moda", "di moda", "di gran moda", "andare di moda".
Possiamo parlare di moda anche in riferimento alle diverse linee e tendenze, che nel tempo hanno influenzato il cambiamento di abiti e stili dell'apparenza relativi a funzioni rituali, politiche, militari. Tuttavia, caratteristico di ciò che chiamiamo "moda", almeno dal 1895, quando Geog Simmel scrisse il suo fondamentale saggio [La moda], è l'effettiva dimensione di massa del sistema. "Da quando è possibile riconoscere l'ordine tipico della moda come sistema, con le sue metamorfosi e con le sue svolte, la moda ha conquistato tutte le sfere della vita sociale , influenzando comportamenti, gusti, idee, arti, mobili, vestiti, oggetti, linguaggio. In altri termini , da quando è apparsa in Occidente alla fine del Medioevo, non ha un contenuto specifico: è un dispositivo sociale definito da una temporalità molto breve e da cambiamenti veloci, che coinvolgono ambiti diversi della vita collettiva" [D. Calanca, Storia sociale della moda, Bruno Mondadori, 2002, p. 8].
"Rispetto a moda il termine costume [...] rimanda al concetto di sistema, di struttura, ossia a un insieme di norme, di regole collettive" [D. Calanca, op. cit., p. 7].
 
Modacrilica
Fibra ottenuta da macromolecole costituite per almeno il 50% da acrilonitrile, generalmente disponibile come fiocco. Caratteristiche: ottima resistenza alla fiamma (caratteristica premiante per ambienti pubblici e privati, regolamentati da precise normative di "prevenzione al fuoco"), qualità molto vicine alla fibra acrilica, tenacità, stabilità dimensionale, resistenza alla luce e ai lavaggi. Mano morbida, buon drappeggio, buona tingibilità, solidità e brillantezza di colori, resistenza agli agenti chimici, facilità di manutenzione, coibenza termica, atossicità. Impieghi: tessuti per arredamento (tendaggi, rivestimento mobili). Tessuti per selleria e rivestimento per mezzi di trasporto (aerei, treni, navi, auto, ecc.). Tessuti a pelo per pellicce ecologiche, giocattoli e peluches. Abbigliamento domestico e protettivo. Pavimentazione tessile, rivestimento murale teso e incollato. Coperte e copriletti. Usi tecnici: imbottiture, filtrazioni.
 
Modaiolo
Chi segue pedestremente le tendenze imposte dalla moda.
 
Modal
Fibra tessile artificiale cellulosica (ad alto modulo elastico ad umido), derivata dalla viscosa modificata ma con una migliore tenacità, in cui si è voluto riprodurre le elevate proprietà meccaniche ed elastiche a umido caratteristiche del cotone, che sono all'origine delle considerevoli doti di "mano" e di stabilità dimensionale, proprie dei tessuti di cotone: in tal modo è possibile sommare al pregio della resistenza ai finissaggi delle fibre cellulosiche artificiali, la resistenza ai lavaggi del cotone. La fibra, che non esiste sotto forma di filo continuo ma solo in fiocco, è realizzata nei tipi lucido e opaco; il titolo della bava va da 1,3 a 15 denari; il taglio da 27 a 120 mm. Dal punto di vista tintoriale le fibre ad alto modulo si comportano in modo analogo alle altre fibre cellulosiche. Per esse sono utili tutti i tipi di coloranti adatti alla tintura del cotone e del fiocco tradizionale.
È un fiocco di viscosa modificato, con buone caratteristiche di impiego grazie a tenacità e stabilità dimensionale. La mano è morbida e l'ottica è brillante. Marchi: "Modal" e "ProModal" (Modal 30%/Lyocell 70%) by Lenzing.
CARATTERISTICHE: mano morbida, ottica brillante, eleganza dei tessuti. Ottimo partner di mischia per cotone, lana e sintetici.
IMPIEGHI: camicie, camicette, abiti, denim, abbigliamento sportivo e per il tempo libero, lingerie, tovaglie, asciugamani.
CODICE TESSILE: MO (EURATEX)
 
Modista
era, sino alla seconda metà del Novecento, un operatore del commercio dell'abbigliamento, di solito una donna, che confezionava o vendeva abiti, cappelli e altri tipi di accessori di abbigliamento femminili.
 
Mohair [moer]
Termine francese; dall'arabo Mukhayyar, "stoffa di lana" e dall'inglese aire, pelo.
Fibra naturale di origine animale che si ricava dal vello della capra di Angora; dalla tosa dell'animale adulto si ottiene una lana nolo pregiata. Il colore bianco del mantello (Titftik) è quello predominante, che è anche quello più apprezzato in quanto il pelo può assumere qualunque altra tinta; vi sono però anche una varietà nera (Siyah Filik), una varietà marrone (Sara Filik) ed una rosata (Filik). Non è ben definita l'origine delle varietà colorate, se sono cioè mutazioni o il prodotto di incroci avvenuti nel tempo.
La razza è allevata in varie località del centro dell'Anatolia. Le migliori produzioni sono ritenute quelle di Ankara e di Beypazari. Il clima delle regioni anatoliche in cui viene allevata la capra d'Angora è asciutto in estate e freddo in inverno, con neve, per cui normalmente il pelo (mohair) è tosato in aprile, dopo aver lavato e pettinato l'animale. La caduta del pelo è anche spontanea al principio dell'estate; viene allora raccolto con cura e se ne ricavano mediamente 2 kg. per capo. La tosatura viene comunque praticata senza aspettare la caduta. Il mohair si presenta in genere abbastanza pulito così da dare una resa del 90% lavato.
Per molti anni la Turchia ha vietato l'esportazione della razza d'Angora, ma nel 1838 essa venne però importata nel Sud Africa e nel 1849 negli U.S.A. In questi due Paesi l'allevamento e la selezione della razza sono stati via via intensificati, ed anzi si può dire che Sud Africa ed U.S.A. sono oggi i maggiori produttori di Mohair, sia come qualità che come quantità, ed addirittura la tosa in questi due paesi avviene due volte all'anno. In America la razza è prevalentemente allevata nelle zone più asciutte: New Mexico e Texas, mentre in Sud Africa è allevata prevalentemente nelle pianure dell'Eastern Cape, ed una qualità meno pregiata è allevata nel Lesotho (Mohair Basuto). La razza venne anche importata ed allevata in Argentina, Perù, Madagascar, Mexico, Cina, Siam, Iran.
La fibra più pregiata e quella del kid mohair (kid in inglese significa capretto), il capretto di ca. 5-6 mesi (tosa annuale) o di 10 mesi (tosa primaverile) dalla superficie liscia e lucida e spumosa, che oggi è anche quella più usata. Il mohair viene proposto in tutta una varietà di mischie, con lana, seta, cotone, fibre chimiche di denature compatibile.
CARATTERISTICHE: La finezza media del mohair è di 32-36 micron e nei capretti di 24-25 micron. Ha pelo soffice, lungo e lucente e particolarmente resistente all'abrasione e all'infeltrimento, con una qualità di antipiega. In miscela con lana ovina se ne aumenta il potere termico diminuendone la pesantezza.
IMPIEGHI: Viene usato per la fabbricazione di tessuti (anche pesi inferiori ai 300 gr. metro lineare) per abiti da uomo e donna (conferendogli maggiore freschezza, lucentezza e qualità antipiega), per fabbricare cravatte, coperture varie, tappeti, coperte in miscela con la lana ovina (per aumentare il potere termico e diminuire la pesantezza). Ma è soprattutto nella maglieria dove viene impiegato in filati per maglifici e per aguglieria (gomitoli da lavorare a mano).
CODICE TESSILE: WM (EURATEX)
 
Moiré [muarè]
Termine francese.
1. Riflesso ottico consistente in caratteristiche ondulazioni sinusoidali di chiaro scuro cangiante a seconda che riflettono la luce; si ottiene con l'impiego di filati e intrecci particolari, oppure con procedimenti di calandratura, imprimendo alla stoffa disegni sfalsati. L'effetto moiré può essere di quattro tipi: antico, caratterizzato da grandi onde aperte; francese, con figurazioni di forma lenticolare; intermedio; goffrato o per incisione.
Il tessuto è usato soprattutto come fodera interna per borse, borsette e degli articoli perdi pelletteria, paramenti ecclesiastici, in arredamento e marginalmente come tessuto esterno per abbigliamento femminile.
In italiano si dice Marezzatura o Marezzato.
2. L'effetto moiré, che quando non è voluto è un difetto, è un riflesso ottico consistente in caratteristiche ondulazioni sinusoidali di chiaro scuro. Si può formare anche sovrapponendo un altro tessuto, o applicando un termoadesivo (rinforzo) in un capo d'abbigliamento.
3. In italiano si dice marezzatura e indica un riflesso ottico di chiaro scuro cangiante a seconda della luce; si ottiene con l'impiego di filati e intrecci particolari, oppure con procedimenti di calandratura, imprimendo alla stoffa disegni sfalsati.

Mollettone
Dal francese molletton.
1. Tessuto di cotone o di lana, con trame in filato cardato di grosso titolo, garzato e cimato. Secondo il peso può essere utilizzato per camicie o coperte.
2. Tessuto di lana, soffice, caldo e morbido, leggermente follato, garzato e cimato da una sola parte o da entrambe, simile ad una spessa flanella. E' utilizzato come coperta da letto o panno da tavolo.
 
Monobava (di filato)
Cucirino sintetico costituito da un singolo filamento.
 
Monofrontura
Qualsiasi macchina di maglieria con una sola serie di aghi disposti in una frontura rettilinea o circolare. Se si tratta di macchine per maglia in trama producono tessuti a maglia rasata nelle diverse varianti; se si tratta di telai per maglia in catena producono in sostanza quasi tutti i tipi di tessuto.
 
Monogramma
Si tratta delle prime lettere di un nome o di una marca. Le più celebri ? "LV", Luis Vitton, riprodotte su ogni borsa della griffe, il "CC" di Chanel, "GG" di Gucci. Il monogramma viene spesso utilizzato come logo o come emblema immediatamente riconoscibile.
Quando sono sul petto di una camicia da uomo si dovrebbe parlare di cifra.
 
Mordente
Participio presente del verbo mordere.
Denominazione generica di ogni sostanza usata per fissare (impregnare) coloranti o far aderire un'altra sostanza su tessuti, pelli, ecc. prima della loro tintura eseguita con coloranti capaci di reagire con essa per dare un composto insolubile. I mordenti più usati nell'industria sono gli idrossidi metallici e il tannino.
 
Mordenzatura
Da mordenzare.
Trattamento preliminare con mordente cui si sottopongono le fibre tessili, le pelli e pellicce prima della tintura, allo scopo di facilitarne il fissaggio della tinta, rendendole nel contempo più resistenti agli agenti atmosferici, al lavaggio, al sudore. Consiste nell'utilizzare un sale metallico solubile in acqua (bagno mordenzante), in acqua calda, prima del bagno di colore, come mezzo di "aggancio" alla fibra.
 
Mordorè
Termine francese; composto dalle parole maure, "moro, bruno" e dorè, "dorato".
1. Colore bruno caldo con suggestivi riflessi dorati.
2. Pellame che presenta una superficie con riflessi metallici. Un tempo, il pellame mordorè, era un articolo di moda; oggi questo effetto, derivante dal cattivo uso dei coloranti basici (bronzatura), viene ottenuto con la metallizzazione.
 
Moulant
Voce francese, dal verbo mouler, "modellare".
Indica un capo aderente, attillato, che mette in risalto la forma del corpo.
 
Mouliné [mulinè]
Termine francese, dal verbo mouliner, "torcere al filatoio".
1. Indica un filato composto da due filati di diverso colore ritorti assieme, la cui alternanza dà un caratteristico effetto brillante.
2. Tessuto di lana che per effetto dei filati mouliné con i quali è fabbricato, presenta nell'insieme una delicata e fitta punteggiatura.
3. Termine francese per indicare un filato composto da due filati di diverso colore ritorti assieme la cui alternanza dà un caratteristico effetto brillante. Dicesi anche del tessuto di lana che per effetto dei filati moulinè con i quali è fabbricato, presenta nell'insieme una delicata e fitta punteggiatura.
Multicolore
Da multi+colore.
Di vari colori, che risulta composto da più elementi uguali, ma diversamente colorati. Al singolare: variopinto.
 
Musa textilis
Specie di banano selvatico dalle cui foglie si estraggono fibre tessili. Vedi manila, abacà
 
Mussola
Da Mossul, città dell'Iraq, dalla quale prende il nome.
1. Tessuto in tela, originariamente in seta, è fabbricato anche con fili di raion od altri filamenti continui sintetici. E' simile allo chiffon ma più trasparente a causa della tessitura più aperta: è fortemente apprettato in maniera che presenta una mano rigida. Il suo impiego prevalente è per abiti da sera femminili.
2. Tessuto in tela di lana pettinata, leggera, usato per abbigliamento femminile.
3. Tessuto in tela in cotone cardato di grosso titolo, con diverse fittezze di fili.
4. Tessuto molto leggero in armatura tela e a trama molto rada simile alla garza da medicazione.
5. Trasparente tessuto di seta, lana o cotone. Fabbricato in origine a Mossul, città asiatica da cui il nome.
 
francese: moussoline
inglese: muslin
tedesco: musselin
spagnolo: muselina