CONTENUTO NORME E DISPOSITIVI
Questo fascicolo introduttivo ha lo scopo di fornire uno stralcio delle principali informazioni contenute nella legislazione vigente relativa ai DPI - Dispositivi di Protezione Individuale.
Definizioni, uso e requisiti del DPI
Quanto segue ha lo scopo di fornire uno stralcio delle principali informazioni contenute nella legislazione vigente relativa ai Dispositivi di Protezione Individuale (DPI).
DEFINIZIONE DEI DPI
... qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata o tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo da uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza e la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo (vedi art.40 D.Lvo n° 626 e 81/2008).
Non sono dispositivi di protezione individuale:
REQUISITI DEI DPI (art.12 D.Lvo n° 626 e 81/2008)
I DPI devono essere:
* conformi alle norme di cui al decreto legislativo 4 dicembre 1992 n° 475;
* adeguati ai rischi da prevenire, senza comportare di per sè un rischio maggiore;
* adeguati alle condizioni esistenti sul luogo di lavoro;
* tenere conto delle esigenze ergonomiche o di salute del lavoratore;
* poter essere adattati all’utilizzatore secondo le sue necessità;
* tra loro compatibili, in caso di rischi multipli che richiedono l’uso simultaneo di più DPI, e tali da mantenere, anche nell’uso simultaneo, la propria efficacia nei confronti del rischio e dei rischi corrispondenti.
OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO
Il datore di lavoro deve scegliere il DPI più idoneo alle proprie esigenze ricercando sul mercato quanto di meglio ci possa essere in funzione delle caratteristiche e dei requisiti necessari per provvedere a un'adeguata protezione dei lavoratori. Ai fini della scelta deve:
* effettuare l'analisi e la valutazione dei rischi che non possono essere evitati con altri mezzi;
* individuare le caratteristiche dei DPI necessarie affinché questi siano adeguati ai rischi identificati nella valutazione tenendo conto delle eventuali ulteriori fonti di rischio rappresentate dagli stessi DPI;
* valutare, sulla base delle informazioni a corredo dei DPI fornite dal fabbricante e delle norme d'uso di cui all'art. 45 del D.Lvo n.626, le caratteristiche dei DPI disponibili sul mercato e raffrontarle con quelle individuate in precedenza;
* aggiornare la scelta ogni qualvolta intervenga una variazione significativa negli elementi di valutazione;
* individuare le condizioni in cui un DPI deve essere usato, specie per quanto riguarda la durata dell'uso, in funzione dell'entità del rischio, della frequenza dell'esposizione al rischio, delle caratteristiche del posto di lavoro di ciascun lavoratore e delle prestazioni del DPI.
Ai fini della gestione dei DPI deve:
* fornire ai lavoratori i DPI conformi ai requisiti previsti all'articolo 42 e dal decreto di cui all'articolo 45 comma 2 (marcatura CE con relativo possesso dei requisiti essenziali di salute e di sicurezza);
* mantenere in efficienza i DPI e assicurarne le condizioni di igiene, mediante la manutenzione, le riparazioni e le sostituzioni necessarie;
* provvedere affinché i DPI siano utilizzati soltanto per gli usi previsti, salvo casi specifici ed eccezionali, conformemente alle informazioni del fabbricante;
* fornire istruzioni comprensibili per i lavoratori;
* destinare ogni DPI ad un uso personale e, qualora le circostanze richiedano l'uso di uno stesso DPI da parte di più persone, prendere misure adeguate affinchè tale uso non ponga alcun problema sanitario e igienico ai vari utilizzatori:
ELENCO DELLE NORME ARMONIZZATE RICHIAMATE NEL CATALOGO
INDUMENTI
EN 340:2003 Indumenti di protezione - requisiti generali
EN 471:2003 Indumenti di segnalazione ad alta visibilità
EN ISO 11611:2007 Indumenti di protezione per operazioni di saldatura e similari – parte I: requisiti generali
EN ISO 11612:2008 Indumenti di protezione per lavoratori dell'industria esposti al calore - esclusi Vigili del Fuoco e saldatori
SCARPE E STIVALI
EN ISO 20344:2004 Requisiti e metodi di prova per calzature di sicurezza, protezione, da lavoro
EN 20345:2004 Requisiti per calzature di sicurezza per uso professionale - calzature di sicurezza
OCCHIALI E VISIERE
EN 166:2001 Protezioni degli occhi - requisiti generali
EN 379:2003 Specifiche per filtri per saldatura aventi fattori di trasmissione luminosa commutabile e filtri per saldatura aventi doppio fattore di trasmissione luminosa
EN 169:2002 Filtri per la saldatura e per tecniche connesse
EN 170:2002 Filtri ultravioletti - requisiti di trasmissione e utilizzazioni raccomandate
EN 171:2002 Filtri infrarossi - requisiti di trasmissione e utilizzazioni raccomandate
prEN 1731:2006 Protezione degli occhi e del viso a struttura reticolare per usi industriali e non, rischi meccanici e/o calore
PROTEZIONE DELLE VIE RESPIRATORIE
EN 136:98 Maschere intere
EN 136-10:92 Maschere intere per uso speciale (VVFF)
EN 137:2006 Autorespiratori ad aria compressa a circuito aperto
EN 140:98 Semimaschere e quarti di maschera
EN 141:90 Filtri antigas e combinati
EN 143:2000 Filtri antipolvere
EN 148-3:99 Filettature per facciali - parte III raccordo filettato M 45x3
EN 148-1:99 Filettature per facciali - raccordo filettato normalizzato
EN 149:2001 Facciali filtranti antipolvere
EN 374:2003 Filtri tipo AX antigas e combinati contro composti organici a basso punto di ebollizione
EN 405:2001 Semimaschere filtranti con valvole per protezione contro gas o gas e polveri
PROTEZIONE DELL'UDITO
EN 352-1:2002 Protettore auricolari - parte I - cuffie
EN 352-2:2002 Protettore auricolari - parte II - inserti
EN 352-3:2002 Cuffie antirumore montate su elmetto
PROTEZIONE DELLA TESTA
EN 397:2001 Elmetti di protezione per l'industria
Obblighi del datore di lavoro e dei lavoratori
(art.43 D.Lvo n° 626 e 81/2008)
ll datore di lavoro deve scegliere il DPI più idoneo alle proprie esigenze ricercando sul mercato quanto di meglio ci possa essere in funzione delle caratteristiche e dei requisiti a Lui necessari per provvedere ad una adeguata protezione dei lavoratori.
Ai fini della scelta deve:
Ai fini della gestione dei DPI deve:
L’addestramento è richiesto obbligatoriamente:
1. per ogni DPI che, ai sensi del decreto legislativo 4 dicembre 1992 n° 475, appartenga alla terza categoria (rischi di morte, lesioni gravi e a carattere permanente);
2. per i dispositivi di protezione dell’udito.
OBBLIGHI DEI LAVORATORI (art.44 D.Lvo n°626 e 81/2008)
Da parte dei lavoratori che impiegano i DPI è richiesto obbligatoriamente di:
(D.Lvo 4.12.1992 n° 475 e D.Lvo 2.1.1997 n° 10)
Tutti i DPI devono essere sottoposti alle procedure di certificazione previste nei rispettivi decreti legislativi (decreti di recepimento della direttiva europea 89/686/CEE e sue modifiche).
La procedura di certificazione CE impone al fabbricante l’assunzione della responsabilità di garantire che il DPI “possiede i requisiti essenziali di salute e di sicurezza” previsti nell’allegato II del D.Lvo n°475.
La certificazione CE presuppone la suddivisione dei DPI in 3 categorie in funzione dei tipi di rischio da cui proteggono e prevede le seguenti modalità:
MARCATURA DEL DPI
MARCATURA CE
E’ una marcatura obbligatoria per legge e deve comparire su ogni DPI.
Da 1° gennaio 1997 la marcatura CE è così composta:
La marcatura può non comparire sul DPI solamente se si può dimostrare che la stessa può compromettere i requisiti di salute e di sicurezza o se la superficie disponibile non è sufficiente allo scopo.
In questo caso la marcatura CE deve essere apposta sulla confezione più prossima al DPI.
Oltre alla marcatura CE, tutti i DPI devono riportare una adeguata marcatura che deve contenere almeno:
* nome, marchio o altro sistema di riconoscimento del costruttore;
* riferimento al modello;
* se del caso, taglia o misura;
* se del caso, istruzioni particolari, pittogrammi, riferimenti a norme applicate, ecc.
Testo introduttivo relativo agli indumenti da lavoro
ll tessuto è la materia prima con cui ogni capo viene confezionato sulla base di modelli studiati e sviluppati per offrire sicurezza e, soprattutto, comfort ed ergonomia. Come nasce un tessuto? E' l'intreccio di fili (ORDITO) con fili perpendicolari ai primi (TRAMA), questi fili hanno un titolo che è dato dalle unità di peso occorrenti a formare una determinata lunghezza di quel filato. Quanto più il titolo è elevato, tanto più il filato è sottile perchè più lavorato. Il peso del tessuto è quindi determinato dai parametri sopra indicati, lo stesso peso lo si raggiunge con titoli alti e molti fili oppure con bassi titoli e pochi fili; chiaramente il primo, a parità di peso, avrà un maggior pregio. La pesantezza, viene indicata in genere a metro quadro ( 1 mt. x 1 mt.) oppure a metro lineare (1 mt. x altezza tessuto che abitualmente è di 1,5 mt.)
Le fibre tessili che, dopo la fase di filatura, diventano filati per farne tessuti, si dividono in naturali (animali: lana e seta; vegetali: cotone, lino, canapa, juta, etc.) oppure in chimiche (artificiali: raion, acetato, merinova, lanital; sintetiche: nylon, terital, perlon, etc.)I filati possono essere:
CARDATI: fibre più corte grosse.
PETTINATI: fibre di qualità superiore, sottili e lunghe, più regolari e resistenti.
RITORTI: fibre di 2 filati unici uniti fra loro da torsione, garantiscono ottima resistenza.
Quando sia la trama sia l'ordito sono ritorti, si dice doppio ritorti
Quando un tessuto nasce, generalmente è greggio (colore biancastro) oppure, si è stato usato un filato già tinto, nasce già colorato (es. tessuto Oxford) e deve essere, prima dell'uso, nobilitato in tre principali fasi:
PREPARAZIONE
Pulizia (purga, sbozzima e candeggio); bruciapelo, che elimina tutte le fibre sporgenti; mercerizzazione, che conferisce lucentezza serica, mano piacevole e migliore disponibilità alla tinta.
TINTURA
Operazione attraverso la quale si modifica la capacità della fibra di riflettere alcuni raggi luminosi che riceve e di assorbirne altri. Ci sono diverse tecniche di tintura che danno prevalenza alla solidità al lavaggio ovvero la capacità di mantenere il colore anche a seguito dei normali lavaggi manutentivi, oppure all'unitezza che indica l'uniforme distribuzione del colorante sulla pezza; ne citiamo alcune:
INDANTRENE: garantisce colori molto solidi, resistenti al lavaggio, alla luce e allo sfregamento, ma, soprattutto, sono resistenti all'azione del cloro che veniva un tempo utilizzato dalle massaie per aggredire le macchie più resistenti presenti sui capi di abbigliamento di uso quotidiano.
REATTIVI: colori con buona solidità, sia alla luce sia al lavaggio, ma anche al sudore e allo sfregamento. Non sono solidi al cloro come gli indantrene, ma i toni sono molto brillanti. E' la serie di colori che attualmente esprime la maggior quantità di metri tinti soprattutto per i loro valori eco tossicologici molto buoni.
ZOLFI: colori di vecchia generazione che esprimono soprattutto i toni più scuri e intensi. Hanno una buona solidità al lavaggio e al sudore, ma mancano di solidità al cloro. La gamma di toni è comunque limitata, mentre il tono più utilizzato e meglio trattato è il blue hydron.
NAFTOLI: colori solidi e brillanti, presenti in una gamma di toni limitatissima che va dall'arancio al rosso intenso. Il loro utilizzo è sempre più scarso a causa dei problemi eco tossicologici che comportano in fase di trattamento e tendono sempre più ad essere sostituiti dai coloranti reattivi.
FINISSAGGIO
Il tessuto, dopo le operazioni precedenti, perde la morbidezza e la corposità tipica naturale, quindi deve essere riabilitato e anche migliorato attraverso mezzi fisici e chimici. La mano, la stabilità (irrestringibilità con tolleranza 1%), la coibenza e, in aggiunta, l'ignifugazione o l'impenetrabilità sono i risultati a fine trattamento.
Dopo uno studio preliminare, vengono creati, con l'ausilio di un computer, i disegni dei modelli, sulla base dei quali poi il tessuto verrà tagliato. La fase di progettazione di un capo è finalizzata a un uso specifico, quindi tiene conto dell'ambiente in cui il prodotto deve essere utilizzato.
La vestibilità e il comfort sono caratteristiche irrinunciabili per prodotti che devono essere indossati per tutta la giornata lavorativa; la resistenza e la durata sono altrettanto importanti e i nostri capi sono tutti cuciti esclusivamente con filo in poliestere cotone e, dove possibile, con cucitura 2 aghi per irrobustire le zone più sollecitate. Sono alcuni piccoli particolari che spesso non si considerano, ma che, nell'uso quotidiano, fanno la differenza. Ogni parte del capo viene inoltre etichettata con codice colore per evitare che ci possano essere difformità della tinta tra le varie parti del capo stesso.
INTRODUZIONE ALLA PROTEZIONE DELLE VIE RESPIRATORIE
ll corpo umano può ricevere danni sia per un'insufficienza di ossigeno nell'aria da respirare, sia per la presenza in essa di sostanze pericolose.
Un'insufficienza di ossigeno può causare un danno irreversibile alle cellule cerebrali ed anche la morte. Se il corpo assorbe sostanze pericolose, secondo il modo specifico in cui le sostanze agiscono (azione fisica, chimica o combinata), possono aversi malattie polmonari, intossicazioni acute o croniche, lesioni da radiazioni, tipi diversi di tumori o altri tipi di danni (per esempio allergie). L'entità del danno dipende generalmente dalla concentrazione e dalla durata dell'effetto della sostanza pericolosa alla salute, dalla via per la quale essa agisce con il corpo ( per esempio deposizione nei polmoni, assorbimento nel sangue), dall'affaticamento dovuto al lavoro svolto, dalla frequenza e dal volume di respirazione nonchè dalla spicifica condizione fisica della persona.
Per ovviare a questi problemi si può ricorrere all'utilizzo degli apparecchi di protezione delle vie respiratorie (AVRP). Prima di prendere in considerazione l'utilizzo di un APVR, deve esser attuato per quanto ragionevolmente fattibile "in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico", il contenimento degli inquinanti in sospensione nell'aria con il ricorso a metodi ingegneristici in uso (per esempio sistemi di confinamento, impianti di aspirazione). Se tale obiettivo non può essere raggiunto o se, per mezzo di misure tecniche od organizzative, esso può essere raggiunto soltanto in modo insufficiente, è allora opportuno rendere disponibili, per ogni singolo scopo specifico, gli idonei APVR e assicurarne in modo approriato l'uso, l'immagazzinamento e la manutenzione. E' importante scegliere il tipo corretto di APVR fra i molti disponibili e conformi ai requisiti delle specifiche norme. L'uso di un tipo errato può essere pericoloso. E' altresì importante che tutte le persone, per le quali si rende necessario il ricorso ad un APVR, siano adeguatamente addestrate, istruite al suo uso ed eventualmente sottoposte ad esame medico. Il funzionamento di un APVR consiste o nel filtrare l'atmosfera inquinata o nel fornire aria respirabile da una sorgente alternativa. L'aria reggiunge l'utilizzatore tramite un boccaglio, una semimaschera intera, un elmetto, un cappuccio.
Le fonti di rischio per le vie respiratorie sono:
l'insufficienza di ossigeno, le temperature estreme e la presenza di sostanze contaminanti nell'aria ambiente.
I contaminati sono così suddivisi:
POLVERI: particelle fini generate dalla frantumazione di materiali solidi;
NEBBIE: minuscole goccioline liquide a base organica o a base acquea che si creano da operazioni di spruzzo;
FUMI: particelle solide molto fini, si formano quando si fonde o vaporizza un metallo che si raffredda velocemente;
GAS: sostanze in fase aeriforme a pressione e a temperatura ambiente;
VAPORI: forma gassosa di sostanze che, a temperatura ambiente, si trovano allo stato liquido o solido.
RESPIRATORI SENZA MANUTENZIONE PER POLVERI-DEFINIZIONI TECNICHE
TIPO E CLASSE
Un simbolo che indica il tipo di dispositivo ed il livello di protezione offerto, ad esempio FFP2: respiratore per polveri a facciale filtrante di classe 2 dove classe 2 indica il livello di protezione.
LIVELLO MASSIMO DI UTILIZZO
Quantità massima di contaminante nell'aria per la quale si può utilizzare il respiratore; il dato è di solito espresso come multiplo della concentrazione accettabile sul luogo di lavoro.
TVL (Threshold Limit Value o Valore Limite di Soglia)
La concentrazione media ponderata nel tempo (considerando un giorno lavorativo medio di 8 ore e una settimana lavorativa di 40 ore) alla quale si ritiene che quasi tutti i lavoratori possano essere esposti continuativamente giorno dopo giorno, senza effetti nocivi per la salute; si misura in milligrammi per metro cubo per le polveri e in parti per milione per i gas e i vapori.
TESTO INTRODUTTIVO RELATIVO ALLA PROTEZIONE DELL'UDITO
Il rumore è un problema presente in moltissime
DECRETO LEGISLATIVO 9 aprile 2008, n. 81
DLG 626 del 19/09/1994
ELENCO NORME ARMONIZZATE