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11/11/2010 - Cotone come oro in cina $ 2 alla libbra

11/11/2010 IL SECOLO XIX

Altro che gioielli, tra qualche mese agli uomini di tutto il mondo basterà regalare una semplicissima maglietta di cotone per fare felici le signore. Le quotazioni di questa materia prima macinano record da settimane. La libbra di cotone è arrivata a valere più dell’oro, registrando prezzi che non si vedevano dal lontano 1870, anno di creazione del New York Cotton Exchange. Il mondo è impazzito? No, il problema è che fa fatica ad approvvigionare di cotone la gigantesca azienda tessile cinese. I prezzi volano quindi alle stelle e questa situazione minaccia di riflettersi tra qualche mese sul mercato del pret-a-porter americano, europeo e, naturalmente, anche italiano.

Sull’Intercontinental Exchange nei giorni scorsi la libbra di cotone ha superato per la prima volta quota 1,50 dollari. Scorrendo gli annali della Mississippi Historical Society si scova un prezzo più alto (1,89) solo in piena guerra civile americana, tra il 1861 e il 1865, un periodo non a caso passato alla storia come la “Carestia del cotone”. Nel corso del 2010 la crescita dei prezzi del cotone (+65%) ha superato quella di tutte le altre materie prime, oro compreso, che si è fermato a un +24%. Perché succede? Per tante e diverse ragioni, legate sì alla insufficiente produzione e alla crescente domanda, ma anche a fattori climatici, speculativi e di politica economica dei singoli Paesi produttori.

Gli esperti di tutto il pianeta tengono d’occhio la situazione e questo non deve stupire, essendo il cotone coltivato in oltre 80 Paesi del mondo e rappresentando la fonte di reddito di 300 milioni di persone. Il cotone è una commodity estremamente importante nel commercio internazionale: solo il 30% viene prodotto e subito commercializzato, mentre la restante parte varca almeno una frontiera. I 4 produttori principali sono la Cina, gli Stati Uniti, l’India e il Pakistan, che insieme producono oltre il 60% di questo nuovo oro bianco. Dietro di loro ci sono la Turchia, l’Uzbekistan, il Brasile e il gruppo dei Paesi dell’Africa Francofona. Ad oggi la Cina è arrivata ad assorbire, da sola, oltre il 70% della produzione mondiale. Una delle principali ragioni della recente fiammata arriva proprio dall’Asia. «La debolezza dell’offerta a breve termine, la diminuzione rapida degli stock e un recupero della domanda forniscono un contesto fondamentale solido», rilevano gli analisti di Barclays Capital.

Il rapporto mensile del dipartimento dell’Agricoltura americano (Usda) analizza il rapporto tra disponibilità e domanda, confermando quanto si temeva: la produzione della Cina è stata rivista in netto ribasso a causa delle condizioni climatiche avverse e gli stock del Paese hanno subito la stessa sorte «in ragione della situazione di penuria delle ultime settimane».

Risultato: sul mercato cinese la libbra di cotone si scambia a più di due dollarie questo «ha un effetto a cascata sui mercati americani». L’India e il Pakistan, secondo e terzo consumatore mondiale, hanno a loro volta avuto problemi sulle coltivazioni a causa delle disastrose inondazioni dei mesi scorsi, tanto che l’India ha deciso di limitare l’export e il Pakistan ha imposto dazi. Negli Stati Uniti, invece, una serie di grandinate nel Texas hanno ridotto la produzione e il livello molto elevato dell’export sta riducendo gli stock ai livelli più bassi dal 1925.